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WANDERING INTO THE WONDERLAND

PAGAIANDO SUI LAGHETTI LOMBARDI - 10a parte: IL LAGO DI COMABBIO (Provincia di Varese)

8/18/2022

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IL LAGO DI COMABBIO

Il lago di Comabbio, come quello di Varese e a differenza di quello di Monate - distante in linea d'aria poche centinaia di metri -, non è balneabile a causa dell'inquinamento provocato da un'alga tossica. E' comunque possibile circumnavigarlo in bicicletta sulla ciclopedonale oppure solcarne le acque con la vostra canoa.
Un punto d'accesso ideale si trova nella località di Corgeno (frazione di Vergiate), seguendo le indicazioni per il centro remiero: prendete la provinciale 18 dalla statale 629 che probabilmente percorrerete arrivando dalla direzione Milano, e poi puntate a sinistra verso il lago. In prossimità del bar-ristorante Il lago dei cigni (con tanto di coppia di cigni che veleggia ironicamente proprio di fronte) ci sono posti per parcheggiare, gratuitamente e perfino all'ombra se siete fortunati, a pochi metri dal lago. Il greto sassoso e i prati antistanti (tra il ristorante e il centro remiero c'è un parco pubblico fronte lago) vi permettono di allestire con comodità la vostra imbarcazione, e di metterla in acqua approfittando del fondale basso o dei pontili presenti.
Il lago è lungo 3,6 chilometri, largo 1,4, per un perimetro di circa 9 chilometri, quindi volendo può essere completamente circumnavigato. Le coste alternano senza soluzione di continuità tratti antropizzati (case, villette, campeggi, ecc.) e tratti naturali, con canneti e sponde boscose. A parte i parchi pubblici affacciati sul lago non sono molti altri i punti di approdo degni di nota. Noi l'abbiamo visitato a metà agosto, invogliati dalle notizie sulla fioritura delle ninfee, ma forse nella peculiare estate 2022 la stagione della fioritura aveva già dato il suo massimo. Abbiamo trovato quindi ninfee bianche nane, ninfee bianche e fucsia, un po' di nuphar lutea coi fiori a bottone giallo ma anche (pochi purtroppo) degli stupendi fiori di loto, bianchi e violetti, che si ergono sull'acqua in cima a lunghi steli.
L'aviofauna non era molto numerosa in questo momento, ma varia, con presenza di gabbiani, cormorani, aironi cinerini, germani, gallinelle d'acqua, svassi e perfino di un martin pescatore (che si è manifestato come il fulmineo passaggio di un uccellino dalle piume blu).
La navigazione a motore, come nel lago di Monate, è vietata; nel giorno feriale di agosto in cui l'abbiamo visitato, a parte la breve uscita di tre imbarcazioni del centro canottaggio, eravamo l'unico natante in vista.
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PAGAIANDO SUI LAGHETTI LOMBARDI (E NON) - 9A parte: IL LAGO DI MERGOZZO (Provincia di Verbano-Cusio-Ossola)

8/17/2021

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IL LAGO DI MERGOZZO

Ci prendiamo la licenza di sconfinare di qualche chilometro dai confini lombardi. Il lago di Mergozzo si trova infatti a un paio di chilometri di distanza dal Lago Maggiore, che segna lo spartiacque tra Lombardia e Piemonte. In effetti nell'antichità, prima che i sedimenti alluvionali accumulati dal fiume Toce li separassero definitivamente, il laghetto era l'estrema propaggine occidentale del lago Maggiore, più o meno all'altezza di Intra, all'estremità meridionale dell'Ossola. Sono un centinaio di chilometri e poco più di un'ora di strada da Milano.
Il lago si vanta di avere le acque tra le più pulite d'Italia, grazie all'assenza di scarichi industriali e fognari e l'assenza di natanti a motore, e quindi è balneabile in ogni suo punto. I lati lunghi del lago (una sorta di rettangolo inclinato) sono compresi tra pendici boscose (il lato più a est è percorso dalla strada che porta al paese che dà il nome al lago, l'altro, quello di Montorfano, quasi inaccessibile e privo di costruzioni, dalla linea ferroviaria); il lato di nord-ovest ha per quinte le cime verso il Parco nazionale della Val Grande, mentre verso sud-est il paesaggio si appiattisce nella valle alluvionale del Toce, con una riva in buona parte occupata da un canneto che nasconde solo in parte un grande campeggio (dotato di un campo di golf che arriva alle sponde del lago e di una piscina attrezzata con giochi).
Al lago si può accedere comodamente lasciando la macchina in un grande parcheggio sulla destra della strada per Mergozzo (tariffa 10 euro per l'intera giornata di domenica) e attraversando la strada. Il perimetro del lago è di 6 chilometri e si può quindi circumnavigarlo completamente. Durante la nostra visita, nel mese di agosto, l'aviofauna non era particolarmente numerosa.
Interessante la visita dell'abitato di Mergozzo, con una parrocchiale con via crucis del XIX secolo, la chiesetta romanica di Santa Marta, un olmo plurisecolare e invitanti locali con tavolini affacciati sul lago. Appena più a nord le cave di Candoglia, da cui si estraeva il marmo bianco-rosa e grigio utilizzato in esclusiva per la costruzione del Duomo di Milano, che raggiungeva via acqua lungo il percorso Toce-lago di Mergozzo-lago Maggiore-Ticino-Naviglio Grande-laghetto di Santo Stefano.
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PAGAIANDO SUI LAGHETTI LOMBARDI 8a parte: nella provincia di BRESCIA:ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย il LAGO D'IDRO e il LAGO DI VALVESTINO

9/18/2020

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IL LAGO D'IDRO

Il lago d'Idro (o Eridio) si stende sul fondo della Val Sabbia, in provincia di Brescia (ma la parte superiore lambisce quella di Trento). Si trova a circa 370 metri sul livello del mare, ed è circondato da montagne rocciose e boscose.
Da Milano in macchina si raggiunge in un paio d'ore, in un'ora da Brescia.
Noi per il momento gli abbiamo dedicato una sola visita, in un sabato pomeriggio di settembre; pertanto le nostre impressioni si riferiscono a questa unica occasione. Essendo un lago piuttosto grande (circa 11 kmq di superficie, per una lunghezza di circa 10 km, la nostra escursione si è limitata alla parte centrale, costeggiando la riva occidentale del lago dall'imbarcadero di Anfo (nella parte meridionale del paese) verso nord.
All'imbarcadero l'accesso al lago è molto comodo, con un parcheggio gratuito a due passi dalla riva, prati su cui allestire e smontare la canoa e una piccola striscia di ghiaia dove è comodo entrare e uscire dall'acqua. Altri comodi punti di accesso sembrano però frequenti: nella parte meridionale del lago ad esempio anche Lemprato e Crone hanno parcheggi vicini e gratuiti e facili accessi all'acqua.
Il panorama è bello, con sponde alte e boscose che colorano di verde le pulite acque balneabili del lago. La navigazione lungo la riva ovest è molto tranquilla, con la strada che la costeggia poco visibile e udibile; ma ancora più selvaggia è la riva opposta, dal momento che a Vesta la strada che porta verso nord si ferma e oltre si può proseguire solo a piedi lungo i sentieri.
Sopra Anfo tuttavia si può godere della vista dell'omonima rocca, una fortificazione edificata in origine dalla Repubblica Veneziana nel XV secolo, rimaneggiata più volte in seguito (anche dai napoleonici), arrampicata sulle ripidissime pendici del Monte Censo (si può vedere anche all'interno – non in kajak, ovviamente... - con delle visite guidate).
A metà settembre la fauna avicola non era molto numerosa.
Sul lago è ammessa anche la navigazione a motore, e in estate è in funzione un servizio regolare di traghetto che collega le varie località, ma il traffico durante la nostra visita era modesto e il relativo moto ondoso non era fastidioso. Invece siamo stati sorpresi dalla corrente, che pur con modeste condizioni di vento spingeva da sud a nord: sul percorso del ritorno, dopo esserci fermati un po' a riposare sull'acqua, ci siamo ritrovati praticamente riportati al punto di partenza e abbiamo dovuto ripercorrere gran parte del tratto controcorrente.
Sulle sponde si possono trovare alberghi e ristoranti e un gran numero di campeggi.

IL LAGO DI VALVESTINO

Siamo tornati recentemente anche sul lago di Valvestino, posto in provincia di Brescia tra i laghi d'Idro e di Garda, dove tanti anni fa abbiamo avuto il battesimo dell'acqua su una canoa a quattro posti con una coppia di amici.
Il lago si raggiunge in circa mezz'ora dal Garda (salendo da Gargnano), su una strada tortuosa ma che offre bei panorami.
Arrivati sul lago (artificiale, trattenuto dalla diga che sbarra la valle a poco più di 500 metri s.l.m.), siamo però rimasti spiazzati rispetto ai nostri ricordi: la strada corre infatti molto alta sopra la superficie dell'acqua, e non abbiamo scorto percorsi di discesa che permettessero di raggiungerla, tanto meno trasportando la nostra canoa piuttosto pesante. Ci siamo quindi accontentati di contemplare il panorama dall'alto, sul lago dalle acque verdi sprofondato tra le montagne verdeggianti della valle (con una copertura mista di latifoglie e conifere), senza scorgere nessuna imbarcazione sull'acqua (in un pomeriggio domenicale di settembre). Dal corpo principale longitudinale del lago, lungo e stretto, si diramano diversi bracci, dando al complesso un aspetto da fiordo nordico. La superficie totale del lago viene stimata sull'1,38 kmh, ma estensione e volume possono variare un po' secondo il riempimento del bacino.
Trattandosi di un lago artificiale, le pendici che si immergono nel lago sono nel tratto più basso quasi del tutto spoglie (segnalando che il lago può variare anche notevolmente di livello, che nel nostro caso era eccezionalmente basso) e quasi ovunque inaccessibili per sbarcare da un'eventuale imbarcazione.
Alberi morti verso il fondo e le rovine di qualche edificio, come la vecchia dogana, che riemerge dalle acque solo quando il livello del lago si abbassa, conferiscono all'ambiente idilliaco anche una sfumatura dal fascino spettrale.
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PAGAIANDO SUI LAGHETTI LOMBARDI 7a parte: ancora nella provincia di VARESE: IL LAGO DI VARESE E IL LAGO DI GHIRLA

8/24/2020

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IL LAGO DI VARESE

Tra i “sette laghi” di Varese, il lago omonimo è il più grande dopo il Maggiore e quello di Lugano, con quasi 15 chilometri quadrati di superficie. Impegnativo quindi tentare di esplorarlo in una sola volta.
Abbiamo a lungo evitato di visitare il lago di Varese (in genere a favore del vicino lago di Monate), in quanto non risultava balneabile a causa dell'inquinamento e delle caratteristiche chimiche delle acque. Dopo aver letto nei dati dell'Ats Insubria che in alcune aree del lago le acque erano risultate agli esami di qualità “eccellente” (ma i divieti di balneazione sono tuttora in vigore), abbiamo deciso di farci un giro in canoa. Arrivando da sud (da casa nostra, alla soglia nord di Milano, ci vogliono una cinquantina di minuti di macchina), siamo partiti dal lido della Schiranna (che appartiene al Comune di Varese): in prossimità dello stabilimento del lido c'è ampia possibilità di parcheggio (a pagamento ma anche gratuito) e facilità di accesso alla sponda, sassosa ed erbosa, dove c'è tutto lo spazio, anche ombreggiato, in cui preparare la canoa e metterla in acqua. Ci siamo limitati a visitare la parte inferiore del bacino del lago, troppo grande per le nostre forze. Il bacino è circondato da rilievi di modesta altezza, ampiamente ricoperti di vegetazione ed è bordeggiato da canneti. L'urbanizzazione sulle sponde è modesta (qualche capannone industriale) e in alcuni tratti praticamente assente. Ad est si profilano i rilievi del Parco naturale regionale di Campo dei Fiori.
Il lago si è rivelato una piacevole sorpresa soprattutto per la nutritissima presenza di aviofauna: si parla in effetti di 160/170 specie presenti con migliaia di esemplari. Sul lago, tra le canne, sugli alberi intorno, nel cielo, si svolge in continuazione lo spettacolo della vita quotidiana degli uccelli, tra tuffi, nuotate, voli spiegati e a planare, partenze e atterraggi a raso d'acqua, litigi e inseguimenti, allevamento e istruzione dei pulcini, ecc. Molto nutrita la presenza di cigni, presenti in colonie numerose, ma gli esperti di birdwatching (e non solo loro) hanno da sbizzarrirsi nell'osservazione e nel riconoscimento degli uccelli.
Il lago vanta anche altri motivi di interesse: in una propaggine sul lato ovest (vicino a Cazzago) si stende la riserva naturale della palude Brabbia e un po' più in su (poco sotto Biandronno, da dove parte anche un piccolo battello) c'è l'Isolino Virginia. In entrambi i casi credo che l'esplorazione si possa fare anche in canoa. L'isolino è sede di un sito archeologico del periodo neolitico, quando (4-5000 anni fa) era già abitato da una popolazione che viveva su palafitte. Sull'isolotto c'è un minuscolo museo ad ingresso gratuito (in fase di ampliamento) e alcuni pannelli esplicativi (oltre a un bar-ristorante). L'isolotto è separato dalla sponda del lago da uno stretto braccio d'acqua, coperto di piante acquatiche. Si può raggiungere comunque in canoa e sbarcarvi senza problemi, partendo magari da Gavirate o da Biandronno.
Sul lago hanno sede due importanti associazioni di canottieri, di Varese e di Gavirate, e una di volo a vela; per cui, soprattutto nel week-end, oltre agli uccelli di cui sopra, vi faranno compagnia filanti equipaggi su canoe da competizione sull'acqua, e piccoli aeroplani e alianti nell'aria...

IL LAGO DI GHIRLA

Il lago di Ghirla si trova a nord di Varese (a una dozzina di chilometri di distanza, un quarto d'ora di macchina), tra il lago Maggiore e quello di Lugano, ad un'altezza di circa 440 metri sul l.d.m.
La particolarità del lago è quello di essere adagiato sul fondo della Valganna, tra alture di media altezza ricoperte di boschi, per cui le sue acque sono di un bel colore verde, che può diventare anche un po' cupo nelle giornate senza sole (in inverno a volte ghiaccia completamente).
La statale 233 (fermatevi poco prima sulla strada a guardare le cascate che trovate sulla sinistra, proprio acanto alla carreggiata) costeggia tutta la riva orientale del lago, dove i punti di accesso sono molteplici: si parcheggia comodamente la macchina sulle apposite banchine a lato della strada e si scende brevemente tra gli alberi fino alla sponda. E' possibile accedere anche dall'altra sponda, dove si trova un campeggio, ma il lago è talmente piccolo (0,28 chilometri di superficie), che da qualsiasi punto entriate lo potete girare tranquillamente in breve tempo. Non ci sono moltissime costruzioni lungo le rive e quindi l'ambiente è abbastanza tranquillo; unico neo la vicinanza della statale con il rumore delle macchine.
Le rive sono erbose o boscose, con diversi punti adatti per un picnic. Il lago sarebbe balneabile, ma non è l'ideale per una nuotata: il fondale diventa profondo dopo pochi passi e in diversi punti dal fondo affiora la vegetazione (che nella parte settentrionale del laghetto si fa più fitta).
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PAGAIANDO SUI LAGHETTIย  LOMBARDI, 6a parte: IL LAGO DI ENDINE

8/26/2019

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Il lago di Endine si allunga sul fondo della Val Cavallina a circa 340 metri di altitudine, tra le Prealpi bergamasche, ed è raggiungibile in un'oretta di macchina dalle porte di Milano e in un po' più di mezz'ora da Bergamo.
Il centro principale della parte meridionale del lago è Monasterolo del Castello, che protende sul mare un promontorio con un bel parco pubblico. Se si vogliono evitare i parcheggi a pagamento (peraltro di prezzo modico, 1 euro all'ora), proseguendo sulla provinciale 76 che costeggia il lato occidentale del lago si trovano altri punti di accesso, segnalati, con piazzole di parcheggio gratuite e facile accesso alle sponde e all'acqua attraverso piccole spiaggette (spesso occupate da pescatori, anche con tende e batterie di canne).
Il lago, dalla forma più o meno di un boomerang, ha un perimetro di 14 chilometri e si presta bene quindi ad un'escursione in canoa di una giornata. Le acque rispecchiano il verde della vegetazione che ricopre le alture circostanti e la loro buona qualità permette la balneazione; però sono molto torbide e rendono impossibile rendersi conto ad occhio della profondità. La navigazione in canoa o kajak può avvenire in tutta tranquillità perché è vietata quella di natanti a motore.
Le sponde sono in gran parte costeggiate da canneti, dove trovano rifugio uccelli acquatici (anatre, svassi, gallinelle, aironi) e bisce d'acqua (ne abbiamo avvistato una che nuotava abilmente nel lago).
Su entrambi i lati però, a pochi metri dalle sponde, corrono da una parte la provinciale 76 e dall'altra la statale 42, per cui le rive sono densamente antropizzate; non si ha mai quindi la sensazione di essere soli nella natura, a causa della presenza di case isolate e villette, paesi, spiagge, rumori delle auto, voci. In compenso in diversi punti è possibile lo sbarco su spiaggette sassose o erbose, spesso attrezzate con panchine, aree pic nic con tavoli e panche, ecc. Abbiamo visto che si affittano pedalò; non escludiamo che si noleggino anche canoe e kajak, ma non ne abbiamo visti.


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PAGAIANDO (AD ALTA QUOTA) SUI LAGHETTI (NON PROPRIO) LOMBARDI, 5a parte:ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  ย  IL LAGO DI SILS MARIA

8/21/2019

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Se volete togliervi la soddisfazione di una pagaiata ad alta quota, ecco quello che potrebbe fare al vostro caso. Non siamo più propriamente in Lombardia: il lago di Sils (in tedesco Silsersee, in romancio lai da Segl, in italiano pure lago di Siglio) si trova infatti nell'alta Engadina, in Svizzera, nel cantone dei Grigioni, ed è il primo di una serie di laghi e laghetti (seguono nell'ordine Silvaplana, Champferersee, Sankt-Moritz) che si susseguono lungo la valle lungo il corso dell'Inn. Una volta raggiunta Chiavenna, bisogna quindi percorrere tutta la stupenda Val Bregaglia, in maggior parte già svizzera, seguendo le indicazioni per Saint-Moritz fino al muro di tornanti (ma con strada ampia e ben tenuta) che porta fino al passo del Maloja, a quota circa 1800 metri. Incrociati i luoghi che ricordano la presenza di artisti come Giacometti e Segantini, si continua oltre il paese, seguendo la strada. Poco dopo, in località Capolago, si può parcheggiare in un piccolo parcheggio gratuito a sinistra della strada, oppure scendere per qualche centinaio di metri lungo la carrozzabile del Plaun Cuncheta che costeggia la sponda del lago, fino ad un altro piccolo parcheggio in corrispondenza dell'inizio dei sentieri. Qui, alla propaggine sudoccidentale del lago, la più vicina all'Italia, si trovano comodi punti di accesso all'acqua, con sponde erbose dove allestire la canoa e accesso agevole.
Il panorama intorno al lago è molto suggestivo. Nelle belle giornate il cielo è terso e limpido, l'acqua di un azzurro intenso e intorno, le coste ingentilite dal rosa dei fiori di epilobio, al di sopra dei versanti coperti o fino ad una certa quota punteggiati di conifere, si alzano le nude cime rocciose che arrivano a sfiorare e superare i 3000 metri. Superato sulla destra il gruppo di case di Isola, il lago quasi a metà si restringe da ambo i lati per allargarsi poi di nuovo stendendosi in profondità verso l'abitato all'altro capo del lago, Sils-Maria (frequentato anche da Nietzsche – che lo definì “il posto di gran lunga più confortevole della terra” - e che dà il titolo ad un film di qualche anno fa interpretato da Juliette Binoche e Kristen Stewart, che si svolge proprio qui), da dove si protende una stretta penisola. Nel lago ci sono anche un isolotto e un paio di scogli. Sulla sinistra corre la frequentata strada n. 3 verso Saint-Moritz, mentre lungo la sponda destra si svolgono sentieri e anche una carrozzabile (d'inverno usata per lo sci di fondo), con diversi punti di approdo: in uno di questi sono presenti anche tavoli e panche per fermarsi per il picnic, un prato per prendere il sole e una toilette.
Il lago si vanta di avere la linea regolare di navigazione più alta d'Europa, ma a parte il battellino che collega il lago da un capo all'altro non sarete infastiditi da altre imbarcazioni a motore.
L'escursione vale la pena, ma bisogna ricordarsi che si è a 1800 di metri d'altezza - quindi può fare decisamente fresco anche in piena estate - e che la valle è spesso percorsa dal vento (più che da canoe e kajak il lago è quindi in realtà percorso da saettanti windsurf): occorrono quindi un abbigliamento adeguato, giubbotto salvagente e crema solare ad alta protezione.

​Nella categoria "Canoa" qui a lato trovi altre destinazioni e la nostra guida per la scelta di una canoa o di un kajak gonfiabili.

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PAGAIANDO SUI LAGHETTI LOMBARDI, 4a parte: LA BAIA DI PIONA

8/21/2019

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Benché sia una un'insenatura incuneata nella sponda nordorientale del lago di Como (tra Colico e Dervio), la baia di Piona è spesso definita “laghetto” in quanto è molto raccolta e chiusa tra le propaggini della costa.
E' un buon posto per una breve escursione in canoa: il laghetto ha più o meno la forma di un piede di profilo, dove il collo corrisponde all'apertura verso il lago aperto. Si può fare il periplo della baia in un paio d'ore, oppure, se si vuole, avventurarsi oltre la baia verso il lago. Il panorama è pregevole, con intorno alture verdeggianti o cime di nuda roccia; di fronte all'imboccatura si vedono sull'altra sponda i paesi di Gravedona e Domaso, mentre la lunga penisola dell'Olgiasca che chiude il lato occidentale della baia ospita la romanica abbazia di Piona (da visitare, seguendo la tortuosa strada sulla penisola), di origini cistercensi, che conserva un bel chiostro e resti di affreschi medievali di stile bizantino. Vista dalla canoa, la punta della penisola, di pertinenza dell'abbazia, è coperta da prati, alberi ornamentali e da frutto e da vigneti, mentre al di là del recinto la vegetazione è spontanea e selvaggia, con una grande varietà di essenze.
Pensavamo che la conformazione della baia la mettesse al riparo dai venti e dalle onde, ed in effetti è così, ma facendo il nostro giro in una giornata nuvolosa e ventosa abbiamo constatato che la brezza penetra comunque nella baia, forse dalla forcella alla base della penisola, e l'acqua si muove, anche se meno che nel lago aperto. Il lago e la baia sono molto frequentati anche da natanti a motore, con il conseguente moto ondoso.
Per raggiungere la baia in macchina, si raggiunge Colico, la si attraversa in direzione sud (arrivando dalla statale 36, dalla Valtellina o dalla Val Chiavenna) fino a trovare le indicazioni per Piona; al bivio che propone da una parte l'abbazia e dall'altra il lago e le spiagge si segue ovviamente quest'ultima direzione, svoltando a destra, quindi si superano un paio di campeggi affacciati sul lago. A questo punto o si parcheggia sulla strada, se si trova posto, a breve distanza dalla sponda, oppure si svolta a sinistra fino a trovare un comodissimo parcheggio a solo qualche metro dalla spiaggia (le tariffe sono di 5 euro per tutta la giornata – compreso un buono che dà diritto a una bottiglietta d'acqua, a un ghiacciolo o a un caffè al chiosco della spiaggia -, 3 euro dopo le 15, oppure di 1 euro all'ora).
La spiaggia è costituita da un bel prato alberato che costeggia il laghetto, comodissima per tutte le operazioni di allestimento/disallestimento della canoa e per il relax prima o dopo l'escursione. L'acqua bassa permette un'entrata molto agevole. Il Kiosko affitta anche kajak rigidi, al costo non precisamente economico di € 7,50/a persona/all'ora.

Nella categoria "Canoa" qui a lato trovi altre destinazioni e la nostra guida per la scelta di una canoa o di un kajak gonfiabili.

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UNA CANOA PER TUTTI, TUTTI IN CANOA!

8/6/2019

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La guida di Into the Wonderland per la scelta e l'acquisto di una canoa gonfiabile
​(per tutte le esigenze)

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Grazie al nostro amico Mirko, che ha subito un'inopinata e sorprendente metamorfosi in un eccellente esperto di canoe (una specie di Salvatore Aranzulla canoistico), siamo in grado di offrirvi, un'autentica guida alla scelta e all'acquisto di una canoa (o di un kajak, leggete sotto la differenza) per lanciarvi nella scoperta di un'attività fisica ed escursionistica piacevole, rilassante, poco impegnativa ma di grande soddisfazione.
Il tutto
 a corredo dei nostri articoli sui laghetti lombardi visti in navigazione dolce: se siete interessati alle possibili mete cliccate sulla categoria "Canoa" nella colonna qui a destra. 
Ci vediamo su un lago, quindi. Noi siamo quelli che andiamo un po' a zig zag e che ogni tanto ci fermiamo a riposare...
Belli e piacevoli i laghi della Brianza, ma per goderli al meglio serve una imbarcazione, per poterne esplorare le sponde non facilmente raggiungibili a piedi, per avere una visuale dall’acqua, per attraversali da una riva all’altra.
Fortunatamente, anche date le loro ridotte dimensioni, la navigazione a motore non è consentita su diversi di questi laghi, che però come chiunque può facilmente vedere sono percorsi da natanti di vario genere.
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 CANOA O KAJAK?
Kayaks e canoe di materiali vari, rigidi o gonfiabili, aperti come canoe o chiusi come l’originale utilizzato dalle popolazioni dell’artico, sono un ottimo mezzo per solcarne le acque. ​Qui sinteticamente raffigurata la differenza tra le due tipologie, se aperto tecnicamente una canoa, se chiuso un kayak.

Evitiamo di inoltrarci nel grande mondo dei kayak di materiale rigido o con struttura interna smontabile perché sul web è disponibile infinita documentazione e perché comunque kayak e canoe gonfiabili sono stabili e sicuri, facilmente maneggevoli nell’utilizzo per il quale sono stati creati e quando sgonfi occupano poco spazio.
Le canoe sono monoposto, oppure a due e anche a tre posti; i produttori in genere nell'indicare la portata calcolano un'ottantina di chili a passeggero, mentre il peso che dovete sobbarcarvi per portare la canoa al punto d'imbarco supera normalmente la dozzina di chili; di solito vengono vendute con ampi e robusti borsoni in dotazione, dove riporre e trasportare canoa e accessori.

CHE GONFIABILE TI SERVE? DALL'ENTRY LEVEL AI TOP DI GAMMA
FORME E DIMENSIONI
Già, ma come sceglierne uno supponendo che per ragioni di spazio di stoccaggio a casa, facilità di trasporto all’interno di un’auto e peso generalmente più ridotto si volesse optare per un gonfiabile ?
Come per qualunque acquisto, di natanti gonfiabili - “inflatable kayaks or canoes” o IK in gergo tecnico in inglese - ci sono modelli più semplici, di primo prezzo e tutte le varianti successive.
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Dipende quindi da quali sono le esigenze. Solo qualche pagaiata vicino a riva ? Qualunque opzione di basso prezzo (se volete cimentarvi senza impegno si può rimanere al di sotto dei 100 euro per una canoa con remi inclusi) è equivalente, ovviamente non si potranno pretendere grande robustezza e facilità di mantenere il kayak o la canoa nella direzione che vogliamo, comunque gestibile con le pagaie, e poco adatti a giornate un po’ ventose perché è evidente che una canoa gonfiabile come quella sopra raffigurata - con le pagaie e una pompa di gonfiaggio -  offre più superficie esposta al vento rispetto a quest’altra

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che certamente è un modello più evoluto e di maggior prezzo. Infatti sia la forma più stretta ed allungata, sia la presenza della pinna direzionale posteriore e di una sorta di chiglia anteriore agevolano nel condurre ​l’imbarcazione nella direzione voluta e contrastano la spinta del vento, che sarà comunque inferiore per via dei fianchi più bassi rispetto a quella sopportata dalla canoa, inoltre uno scafo più stretto ed allungato consente un migliore scorrimento in acqua.
Da considerare che più la canoa o il kayak sono larghi e con fondo/chiglia piatto e più sono stabili in acqua ma meno facilmente si muovono e maggiore dovrà essere lo sforzo per farli avanzare, la prua inclinata verso l’alto e ampia può ridurre la quantità di acqua imbarcata in caso di onde ma meno sa “tagliarle” per avanzare, se l’acqua è del tutto piatta una prua bassa lunga e sottile alleggerisce la pagaiata. Se il fondo del kayak è a V o ad arco sarà più instabile in acqua piatta ma gestirà meglio le onde, anche se immaginiamo che i lettori dei post sui laghi brianzoli non siano frequentatori di questi specchi d’acqua quando il tempo è molto ventoso.
Un kayak rigido, lungo anche oltre 5 metri e molto stretto sarà poco stabile ma molto più veloce di un gonfiabile largo 1 metro e lungo 3 e con un bordo alto sull’acqua.
Nella fascia di primo prezzo troveremo quindi le imbarcazioni più adatte ad utilizzi semplici e con meno pretese, sebbene con buona volontà o esperienza si possano comunque percorrere questi laghi, soprattutto con bel tempo e poche o minime onde per chi non è avventuroso.
Abbiamo amici che con una canoa/kayak di tipologia piuttosto semplice hanno affrontato senza timore anche onde più serie, in questi laghi, e in anni non hanno mai subito neppure una foratura.
MATERIALI E CARATTERISTICHE
Il materiale con il quale sono costruite in genere le imbarcazioni più economiche è PVC a singolo strato o gomma sintetica leggera.
La presenza di almeno 3 camere d’aria garantisce comunque l’inaffondabilità, perché è molto improbabile che si forino tutte insieme, e con sole due camere gonfie si raggiunge comunque la riva.
Con una spesa un po’ maggiore, tra 200 e 400 euro avremo kayak e canoe migliori, di materiale più pesante e resistente, magari PVC a più strati o di maggior spessore, con pinne direzionali e maggiori dimensioni generali.
Alcune tipologia di gonfiabili, sia di prezzo inferiore sia di marche note e più costose hanno una copertura in tessuto, tipo cordura o nylon, che sono resistenti agli sfregamenti e proteggono, in genere contenendoli, i tubi laterali di pvc che contengono aria e consentono il galleggiamento dando anche forma all’imbarcazione. Le coperture possono essere utili per evitare danni allo strato in pvc, più delicato se molto sottile, ma quando ormai il tessuto è bagnato servirà più tempo perché si asciughi rendendo quindi maggiore l’intervallo tra la fine dell’utilizzo e la possibilità di ripiegare il nostro kayak o canoa per rimetterli nel baule dell’auto.
Con spesa superiore ai 500/600 euro e fino ad oltre 1000, avremo ancora maggiore qualità dei materiali, anche imbarcazioni di nuova tipologia “drop stitch” che gonfiati ad alta pressione diventano rigidi quasi quanto un kayak in polietilene o vetroresina, sebbene nessun kayak gonfiabile sarà mai leggero da spingere come un buon kayak rigido.
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I sedili, che ci permettono di navigare più comodamente, possono essere gonfiabili come questo, forniti sia con canoe o kayak più semplici ma anche con modelli che si avvicinano o superano i 1000 euro,  oppure come questo

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La differenza ? Dipende come sempre dalla qualità, i primi non si bagnano e si asciugano facilmente, i secondi, dipende dal modello, possono offrire maggior sostegno alla schiena ma può servire un poco più di tempo per farli asciugare, sebbene essendo di materiale sintetico non richiedono certo delle ore.

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Il puntapiedi, non sempre previsto, soprattutto nei modelli più economici, può servire per dar maggiore appoggio alla pagaiata facendo leva sui piedi. Può essere gonfiabile o di materiale più rigido che consente un appoggio più preciso e si fissa ad apposite sedi sul fondo interno dei kayak che li prevedono.

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In genere, maggiore è la fascia di costo e maggiore sarà anche la disponibilità di punti di aggancio, “D ring” in metallo inossidabile o asole di nylon, lungo i bordi dell’imbarcazione dove collegare funi o accessori. Inoltre le canoe dispongono in genere di maniglie a prua e a poppa, e a volte anche sui lati, per facilitarne il trasporto.
Un elemento di sicurezza è costituito dalle valvole: quelle a molla o di tipo Boston (come quella sopra raffigurata) garantiscono una tenuta molto migliore rispetto a quelle “da materassino” perché non fanno uscire l'aria anche se non sono ben avvitate.

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Per usare una canoa o un kajak inoltre avrete inevitabilmente bisogno di pagaie. Spesso sono vendute insieme alla canoa; se le comprate separatamente e se sono smontabili preferite sicuramente quelle ad incastro (un piccolo piolo di metallo va agganciarsi in un forellino nell'altro pezzo) piuttosto che quelle con agganci di plastica a vite, che con lo sforzo finiscono inevitabilmente per rompersi. Le pagaie a doppia pala sono lunghe poco da poco più a poco meno di due metri: ne esistono di indivisibili, ma per trasportarle più facilmente è consigliabile scegliere quelle smontabili in due o quattro pezzi. Inoltre le pagaie possono avere le due pale alle estremità allineate ovvero ad angolo di 90°; in questo caso la pagaiata va fatta tenendo ferma la il pagaia con la mano destra, mentre l'asta ruota nella mano sinistra per entrare in acqua con la giusta inclinazione.

GLI ACCESSORI
Una volta che avete canoa e pagaie e pensate di essere pronti a prendere al largo, vi accorgerete magari che ci sono altri accessori che vi possono far comodo. Primo tra tutti, per garantire la vostra sicurezza, i giubbotti salvagente, particolarmente raccomandati se usate la canoa in mare aperto o in acque agitate. Ne esistono di diversi tipi, forme e prezzi, dai semplici ausili al galleggiamento ai salvagenti veri e propri: controllate comunque che abbiano una portata adeguata al vostro peso. Alcune canoe hanno tasche porta-oggetti incorporate; vi potrà essere comunque utile una sacca impermeabile se avete bisogno di portare con voi abiti, vettovaglie, o averi vari. Esistono anche delle piccole buste per smartphone, dal costo di pochi euro, a tenuta (ragionevolmente) stagna: oltre ad avere il telefono a portata di mano anche per eventuali emergenze, potrete così scattare fotografie mentre siete in navigazione, grazie al rivestimento in plastica trasparente sensibile al touch screen.
GONFIARE E SGONFIARE
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Infine, i tempi di allestimento, che sono generalmente brevi, tra i 15 e i 20 minuti: dipende da quanto si è allenati a questa operazione.
I kayak o le canoe gonfiabili (come abbiamo visto la differenza della definizione per queste imbarcazioni da facile turismo è attribuibile soprattutto alla loro forma, più o meno simile ad una canoa canadese da fiume che è alta sull’acqua oppure più o meno stretta ed allungata come i kayak groenlandesi), si “srotolano” su un terreno adeguato, vi si inseriscono sedili ed eventualmente puntapiedi, derive e altri accessori, e si inizia la fase di gonfiaggio. 
Insieme al natante è solitamente fornita una pompa, come quelle standard a pedale utilizzate per gonfiare materassi da campeggio, a volte di maggiori dimensioni; ma è consigliabile è dotarsi di una pompa come quella indicata qui sopra, per ridurre i tempi di gonfiaggio che restano comunque ridotti, di solito inferiori a 10/15 minuti, secondo la lena con la quale ci si applica.
E’ necessario non superare le pressioni di gonfiaggio indicate (può essere utile, ma non indispensabile, aiutarsi con un manometro) perché, sebbene i tubolari laterali possano sopportare un poco di sovrapressione per la loro forma tonda, il pavimento/fondo del kayak è solitamente costruito in modo tale che una eccessiva pressione può danneggiarlo irreparabilmente, a meno che non sia del tipo “ad alta pressione”.
Inoltre non possono essere abbandonati per ore al sole di una giornata calda perché, già gonfi di aria, il calore causerà una ulteriore espansione che potrebbe portare allo scoppio di una delle camere...

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PAGAIANDO SUI LAGHETTI LOMBARDI, 3a parte: IL LAGO DI LUGANO

7/17/2018

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Il lago di Lugano (o Ceresio, se vi piace italianizzarlo un po’ di più), non è propriamente un laghetto, essendo parecchio esteso e di conformazione assai articolata e irregolare, ma quello che vi proponiamo è di scoprirne un piccolo angolino, una propaggine anzi, che però può dare qualche soddisfazione per un giro in canoa o kajak. Noi ci siamo infatti imbarcati a Lavena Ponte Tresa (in territorio italiano, ma vicinissimo alla frontiera di Ponte Tresa), all’estremità occidentale del lago (più o meno a nord di Varese), e precisamente nel canale che collega il lago vero e proprio da un’ulteriore invaso di forma più o meno circolare più a ovest e nello stesso tempo divide il territorio italiano da quello svizzero. Abbiamo lasciato la macchina in un parcheggio gratuito (sulla strada che collega Lavena a Porto Ceresio si trovano le indicazioni per il lago) e siamo partiti dall’imbarcadero sul canale (un altro comodo punto d’accesso sarebbe un po’ più avanti nella spiaggia erbosa - del camping), vicino ad alcuni gradevoli ristoranti-pizzerie dove ci si può fermare per pranzo o cena. Il canale corre tra una passeggiata pedonale che parte dal centro del paese e l’altura di fronte, già in territorio elvetico, con pareti rocciose a strapiombo e bei giardini privati con magnifici palmeti ai suoi piedi. Il canale è percorso da numerosi mezzi a motore, che però devono rispettare severi limiti di velocità e non costituiscono quindi un problema per i canoisti. Dirigendosi a ovest (a sinistra quindi del punto d’imbarco) si arriva in brevissimo al laghetto chiuso che dicevo, le cui coste sono in parte svizzere. Le sponde sono molto antropizzate; nel paese di Agno c’è un bel lido organizzato sul lago. Prendendo invece la destra si arriva al lago vero e proprio, con un panorama più aperto, canneti e boscaglia lungo le sponde e (soprattutto sulla sponda sinistra) qualche punto dove sbarcare per fare un bagnetto più o meno in solitudine (la riva è in realtà percorsa da un sentiero nascosto tra gli alberi). Qui bisogna fare i conti con i motoscafi che sfrecciano ad alta velocità provocando il relativo moto ondoso.
Durante il giro, oltre ai pesciolini che guizzano fuori dall’acqua e agli uccelli acquatici (gabbiani, gallinelle, svassi, anatre, aironi cinerini, ecc.) si può osservare anche qualche rapace calare in pesca dalle rocce della rupe di fronte.

Continua a pagaiare sui laghi di Oggiono e Annone, Pusiano, Garlate e del Segrino e su quelli di Novate Mezzola e di Monate
Clicca sulla categoria "Canoa" nella colonna di destra per altri suggerimenti di itinerari, ma anche se vuoi sapere cosa bisogna guardare se stai pensando di acquistare una canoa o un kajak gonfiabile.

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PAGAIANDO SUI LAGHETTI LOMBARDI: 2a parte: nelle province di Sondrio e Varese

6/10/2017

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Lago di Novate Mezzola
A poco più di un ora da Milano (province di Como e Sondrio)
Dalla statale 36 seguendo le indicazioni per il lido di Novate Mezzola (The Beach, dotato di bar, stabilimento balneare, dj-set, campi di beach-volley), si raggiunge una spiaggia con un comodo parcheggio.
Questo lago circondato dalle montagne è particolarmente bello. A noi piace partire dalla spiaggia di Novate e raggiungere la riparata spiaggetta di san Fedelino (quando non è sommersa dalle acque se l’invaso è al culmine) dove sembra veramente di essere lontano dalla civiltà! Il paesaggio in quest’angolino è infatti piuttosto selvaggio: rupi di roccia a strapiombo, il bosco alle spalle, il canneto a fianco, rovi che in stagione offrono more dolci, e l’acqua che riflette tutte le sfumature di verde della vegetazione.
Unico manufatto, un piccolo molo per le barche dove attracca un piccolo traghetto che porta qualche visitatore dall’agriturismo di Novate, perché a qualche minuto di cammino si può visitare (il sabato e la domenica pomeriggio: ricordatevi qualche vestito e 1 euro a testa per l’ingresso) un tempietto romanico in pietra grezza, con all’interno resti di affreschi dipinti intorno all’anno 1000, cioè quasi trecento anni prima che Giotto andasse a bottega da Cimabue. Al tempietto si può arrivare anche direttamente in canoa, risalendo il fiume Mera in un contesto suggestivo.
Stupenda anche una piccola insenatura provvista di spiaggetta di sassi e ghiaia formata da una cascata che cade dalle rocce sovrastanti tra la vegetazione subito alle spalle. Si raggiunge solo con imbarcazioni (il punto di partenza più vicino, sulla sponda opposta, è Verceia) e perciò è un angolo tranquillissimo (dove peraltro ci è capitato, in una sola giornata estiva, di incontrare svizzeri, tedeschi, cechi, un gregge di capre e una californiana!): vi sembrerà di essere in Laguna Blu (anche se l'acqua ovviamente è verde). Per gli amanti dell'arrampicata, una fune permette di raggiungere la sommità della cascata.
A valle il lago confina con il pian di Spagna, una zona umida dove l’Adda sfocia nel lago di Como a nord di Colico, che ospita molti uccelli di passo. Anche in questo caso il lago, se si è pronti a pagaiare per qualche ora, si può girare tutto in giornata; ma occorre fare attenzione alla breva, una brezza pomeridiana che tra le 2 e le 6, soffiando dalle montagne e increspando le acque del lago, può rendere il ritorno più difficoltoso del previsto.
In questo caso un punto di partenza può essere Dascio (dalla statale 36 si devia a sinistra in direzione Sorico-Gravedona e immediatamente dopo il ponte sul Mera si prende la strada bassa a destra per Dascio-S. Fedelino), dove si trovano anche kajak a noleggio. Da qui si risale il fiume costeggiando la parte nord della riserva naturale del Pian di Spagna, con la possibilità di osservare un grandissimo numero di uccelli, e si entra poi nel lago vero e proprio aggirando il Sasso di Dascio. Su questo lato del lago ci sono alcune ville in stile rustico, ma nessuna strada. Costeggiando la scogliera rocciosa e scoscesa si raggiunge la spiaggia della cascata e in fondo al lago San Fedelino. Ma attenzione a non sottovalutare la breva: praticamente in qualunque punto del lago vi troviate, nel pomeriggio il ritorno è controcorrente e controvento (perfino il Mera scorre in senso contrario!): noi con la nostra gonfiabile, in una serena giornata di agosto, ci siamo trovati in grande difficoltà, non tanto per le onde quanto per le raffiche di vento che rendevano molto difficoltosa l'avanzata.

Un'altra variante per un giro in canoa sul lago di Novate può essere la risalita al Pozzo di Riva: un invaso di forma più o meno circolare che si trova qualche centinaio di metri più a nord del lago principale. Dopo qualche tentativo infruttuoso, grazie alle indicazioni di un altro canoista, abbiamo scoperto che dalla spiaggia di Campo (v. post precedente), dopo aver imboccato il ramo del Mera più vicino (sulla destra guardando verso nord), si può imboccare un canale la cui apertura si trova un centinaio di metri più avanti, sulla destra, seminascosto dalla canne. Il canale è abbastanza largo e percorribile agevolmente. Malgrado ci troviamo in una zona fortemente antropizzata, il percorso presenta dei tratti abbastanza suggestivi, tra la vegetazione con le numerose ninfee gialle sull’acqua, i canneti, gli alberi d’alto fusto sulle sponde e le montagne della Val Chiavenna a fare da scenografico sfondo. Lungo il canale si incontrano gallinelle, svassi, anatre, cigni e in prossimità del Pozzo un’intera colonia di aironi cinerini. Attenzione ai fondali, soprattutto nell’ultimo tratto verso il laghetto, che in alcuni periodi possono diventare molto bassi con relativo pericolo di incagliamento. Dopo il giro del laghetto (quasi sicuramente ci sarete solo voi e gli uccelli), si ritorna per lo stesso percorso.
Dopodiché, con un solo quarto d'ora di macchina potete raggiungere la piacevole città di Chiavenna: centro storico, crotti, pizzocheri, brisaola, vino bono e scola de umanità (parole di Leonardo da Vinci...).


Lago di Monate 
A un’ora abbondante da Milano, con rischio traffico soprattutto la domenica pomeriggio sulla A8 (provincia di Varese)
Si segue l’autostrada A8 fino all’uscita Sesto Calende-Vergiate, seguite subito le indicazioni per Milano ecc. e trovate presto le indicazioni per il lago che vi fanno girare a sinistra. Quando siete in zona seguendo le indicazioni per il campeggio trovate il nostro punto di appoggio e di partenza preferito, sulla sponda meridionale: un grande parco parrocchiale affacciato sul lago, con alberi secolari, aree attrezzate per il pic nic, prati e ortensie blu in fiore. L’ingresso costa pochi euro, ma è un posto davvero piacevole, ovviamente affollato (anche molto) nelle domeniche estive. Lungo le sponde si trovano altri accessi al lago, anche in corrispondenza di un paio di stabilimenti balneari attrezzati.
Il lago di Monate si trova in una zona molto verde e ricca di specchi d’acqua: a dominare è il lago Maggiore, ma vicino si trovano anche i laghi di Comabbio e di Varese. Il lago è anche un sito archeologico, visto che già nell’800 vennero trovati resti di villaggi palafitticoli.
Il lago di Monate risulta regolarmente balneabile nei bollettini annuali, per cui oltre che remare sulla superficie è possibile immergersi anche per un bagno ristoratore. Con un minimo di buona volontà si può girare tutto il lago in giornata. Ci sono diverse zone con colonie di ninfee e molte belle case e giardini pieds-dans-l’eau, come dicono i francesi. Vista la presenza di stabilimenti balneari, capita di incrociare altre canoe, materassini e pedalò (ma non barche a motore che sono proibite sul lago), ma non si può certo parlare di traffico intenso.
Continua a pagaiare sui laghi di Oggiono e Annone, Pusiano, Garlate e del Segrino e sul lago di Lugano...
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