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WANDERING INTO THE WONDERLAND

UN PRESEPE CON UN'ARIA DI FAMIGLIA

12/9/2023

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Presepe di Villa di Chiavenna - Fino all'Epifania 2024

Foto
E' sempre un grande piacere tornare a visitare il presepe di Villa di Chiavenna. Avendolo già visto diverse volte (in collocazioni diverse; ora da qualche anno nella parte bassa dei rustici, all'entrata del paese), spira come un'aria di famiglia, è un po' come tornare in un posto dove si conosce un po' tutti. In effetti si ritrovano alcuni tipi che si conoscono già – le donne al lavatoio, l'oste, la mungitrice, i pastori, i vinai all'opera intorno al vecchio torchio, i bambini del paese – eppure c'è sempre qualcosa di nuovo, c'è come l'impressione della vita che scorra, anche nell'immobilità di paese.
Quest'anno c'è il gruppo che si è ritrovato e ha messo i vestiti della domenica per fare la foto di famiglia; la signora che abita in alto nella stüa (il locale rivestito di legno per trattenere il calore) si è ammalata ed è venuto il medico a visitarla; i bambini dell'asilo parrocchiale sono tutti fuori a giocare e uno spazzacamino si sta dando da fare su un tetto in cima ad una scala di legno. L'emigrante che qualche anno fa stava partendo con la sua valigia di cartone ormai è andato, e i genitori che lo salutavano dal balcone si saranno ormai rassegnati all'assenza e al rimpianto.
E' una vita che va avanti, quella del presepe di Villa di Chiavenna, e nello stesso tempo torna all'indietro, alla vita di montagna com'era ancora qualche anno o qualche decennio fa, con i vecchi mestieri degli uomini, le attività tradizionali, le mense con i cibi semplici del posto (le castagne, il latte, i salami, i formaggi, la polenta), i luoghi della socialità del paese come le scuole o l'osteria, i luoghi di lavoro come il torchio o la stalla, i vecchi abiti come i pantaloni frusti di velluto e di fustagno, i maglioni di lana grezza fatti ai ferri, le giacche pesanti, i cappellacci degli uomini e i fazzoletti sulla testa delle donne.
Tutto è allestito con una grande cura, e in molti presumibilmente contribuiscono per trovare i vestiti, gli attrezzi, gli oggetti, i mobili, le suppellettili, in modo che tutto risulti vero, preciso, autentico.
E d'altra parte anche tutto all'intorno ricorda i tempi che furono, i rustici di pietra viva, l'acciottolato dei vicoli, i tetti di nera pietra ollare ricoperta di muschio e a volte di neve, le stalle e le case, con le forti porte di legno e i chiavistelli di ferro brunito, e più in là le montagne che circondano il paese e la valle e che tolgono la luce del sole per buona parte dell'inverno, coperte di alberi spogli e più in su di roccia nuda e neve.
​In mezzo, tutta la vita del paese, con i personaggi più o meno a grandezza naturale, a descrivere la vita che fu, dove l'arrivo di Giuseppe e Maria sembra uno dei tanti eventi del paese, una storia da raccontare tra donne al lavatoio o tra uomini all'osteria, di quei forestieri che si sono fermati qualche giorno in paese - ché lei doveva partorire. Gli unici veramente estranei sono forse i Magi, che risalgono dal fondo valle, con i loro vestiti ricchi ed esotici, e quei grandi animali con le gobbe che arrivano da terre lontane, e che magari qualcuno aveva già visto giù a Chiavenna, quella volta che è passato il circo.
Tutto è fermo, come cristallizzato (a parte qualche gallina vera e ignara chiuse e nei pollai), eppure tutto sembra vivo, e non ci si stupirebbe di sentire all'improvviso risuonare tra le pietre dei rustici le grida allegre dei bambini, le voci delle donne, la cadenza del dialetto, i richiami dei pastori o il belare delle pecore.
Invece tutto è silenzioso, ed è difficile beccare quello che, pur avendo girato tanto l'Italia, considero tuttora il mio presepe preferito, il più bello e struggente: le notizia, anche in rete, sono scarne e restie, quasi che ci sia una sorta di reticenza, di pudore a mostrare l'anima del paese, la sua storia materiale, le sue tradizioni, un passato di povertà duro anche se dignitoso.
Eppure merita. Per arrivarci bisogna arrivare al confine estremo dell'Italia; dopo Villa di Chiavenna, superato il suo piccolo artificiale, si è subito infatti alla frontiera svizzera, che dall'alto del passo del Maloja, oltre il quale si stende l'altopiano dell'Engadina, con i suoi laghi e località mondane e rinomate come Silvaplana, Sils e Saint-Moritz, scende fin qui lungo la Valle Bregaglia. Da Milano ci si arriva in poco più di un'ora e mezza (traffico permettendo), imboccando la statale 36 che conduce a Chiavenna bordeggiando il lago di Como; poi si devia sulla 37, in leggerissima salita, fino a Villa. Dopo le prime case dei cartelli con la scritta “Presepe” indirizzano a destra, a valle del paese: bisogna lasciare la macchina sulle piazzole lungo la strada e poi scendere a piedi di qualche metro, fino ai rustici tra i quali è ambientato il presepe.
Se fate una gita da quelle parti vi consiglio di non perderlo assolutamente, prima o dopo una sosta enogastronomica ai crotti chiavennaschi o della valle...
​                                                                                                                 
​                                                                                                                   Qui il reportage dell'edizione 2019.
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PAGAIANDO SUI LAGHETTI LOMBARDI - 10a parte: IL LAGO DI COMABBIO (Provincia di Varese)

8/18/2022

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IL LAGO DI COMABBIO

Il lago di Comabbio, come quello di Varese e a differenza di quello di Monate - distante in linea d'aria poche centinaia di metri -, non è balneabile a causa dell'inquinamento provocato da un'alga tossica. E' comunque possibile circumnavigarlo in bicicletta sulla ciclopedonale oppure solcarne le acque con la vostra canoa.
Un punto d'accesso ideale si trova nella località di Corgeno (frazione di Vergiate), seguendo le indicazioni per il centro remiero: prendete la provinciale 18 dalla statale 629 che probabilmente percorrerete arrivando dalla direzione Milano, e poi puntate a sinistra verso il lago. In prossimità del bar-ristorante Il lago dei cigni (con tanto di coppia di cigni che veleggia ironicamente proprio di fronte) ci sono posti per parcheggiare, gratuitamente e perfino all'ombra se siete fortunati, a pochi metri dal lago. Il greto sassoso e i prati antistanti (tra il ristorante e il centro remiero c'è un parco pubblico fronte lago) vi permettono di allestire con comodità la vostra imbarcazione, e di metterla in acqua approfittando del fondale basso o dei pontili presenti.
Il lago è lungo 3,6 chilometri, largo 1,4, per un perimetro di circa 9 chilometri, quindi volendo può essere completamente circumnavigato. Le coste alternano senza soluzione di continuità tratti antropizzati (case, villette, campeggi, ecc.) e tratti naturali, con canneti e sponde boscose. A parte i parchi pubblici affacciati sul lago non sono molti altri i punti di approdo degni di nota. Noi l'abbiamo visitato a metà agosto, invogliati dalle notizie sulla fioritura delle ninfee, ma forse nella peculiare estate 2022 la stagione della fioritura aveva già dato il suo massimo. Abbiamo trovato quindi ninfee bianche nane, ninfee bianche e fucsia, un po' di nuphar lutea coi fiori a bottone giallo ma anche (pochi purtroppo) degli stupendi fiori di loto, bianchi e violetti, che si ergono sull'acqua in cima a lunghi steli.
L'aviofauna non era molto numerosa in questo momento, ma varia, con presenza di gabbiani, cormorani, aironi cinerini, germani, gallinelle d'acqua, svassi e perfino di un martin pescatore (che si è manifestato come il fulmineo passaggio di un uccellino dalle piume blu).
La navigazione a motore, come nel lago di Monate, è vietata; nel giorno feriale di agosto in cui l'abbiamo visitato, a parte la breve uscita di tre imbarcazioni del centro canottaggio, eravamo l'unico natante in vista.
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PAGAIANDO SUI LAGHETTI LOMBARDI (E NON) - 9A parte: IL LAGO DI MERGOZZO (Provincia di Verbano-Cusio-Ossola)

8/17/2021

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IL LAGO DI MERGOZZO

Ci prendiamo la licenza di sconfinare di qualche chilometro dai confini lombardi. Il lago di Mergozzo si trova infatti a un paio di chilometri di distanza dal Lago Maggiore, che segna lo spartiacque tra Lombardia e Piemonte. In effetti nell'antichità, prima che i sedimenti alluvionali accumulati dal fiume Toce li separassero definitivamente, il laghetto era l'estrema propaggine occidentale del lago Maggiore, più o meno all'altezza di Intra, all'estremità meridionale dell'Ossola. Sono un centinaio di chilometri e poco più di un'ora di strada da Milano.
Il lago si vanta di avere le acque tra le più pulite d'Italia, grazie all'assenza di scarichi industriali e fognari e l'assenza di natanti a motore, e quindi è balneabile in ogni suo punto. I lati lunghi del lago (una sorta di rettangolo inclinato) sono compresi tra pendici boscose (il lato più a est è percorso dalla strada che porta al paese che dà il nome al lago, l'altro, quello di Montorfano, quasi inaccessibile e privo di costruzioni, dalla linea ferroviaria); il lato di nord-ovest ha per quinte le cime verso il Parco nazionale della Val Grande, mentre verso sud-est il paesaggio si appiattisce nella valle alluvionale del Toce, con una riva in buona parte occupata da un canneto che nasconde solo in parte un grande campeggio (dotato di un campo di golf che arriva alle sponde del lago e di una piscina attrezzata con giochi).
Al lago si può accedere comodamente lasciando la macchina in un grande parcheggio sulla destra della strada per Mergozzo (tariffa 10 euro per l'intera giornata di domenica) e attraversando la strada. Il perimetro del lago è di 6 chilometri e si può quindi circumnavigarlo completamente. Durante la nostra visita, nel mese di agosto, l'aviofauna non era particolarmente numerosa.
Interessante la visita dell'abitato di Mergozzo, con una parrocchiale con via crucis del XIX secolo, la chiesetta romanica di Santa Marta, un olmo plurisecolare e invitanti locali con tavolini affacciati sul lago. Appena più a nord le cave di Candoglia, da cui si estraeva il marmo bianco-rosa e grigio utilizzato in esclusiva per la costruzione del Duomo di Milano, che raggiungeva via acqua lungo il percorso Toce-lago di Mergozzo-lago Maggiore-Ticino-Naviglio Grande-laghetto di Santo Stefano.
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PAGAIANDO SUI LAGHETTI LOMBARDI 8a parte: nella provincia di BRESCIA:                                           il LAGO D'IDRO e il LAGO DI VALVESTINO

9/18/2020

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IL LAGO D'IDRO

Il lago d'Idro (o Eridio) si stende sul fondo della Val Sabbia, in provincia di Brescia (ma la parte superiore lambisce quella di Trento). Si trova a circa 370 metri sul livello del mare, ed è circondato da montagne rocciose e boscose.
Da Milano in macchina si raggiunge in un paio d'ore, in un'ora da Brescia.
Noi per il momento gli abbiamo dedicato una sola visita, in un sabato pomeriggio di settembre; pertanto le nostre impressioni si riferiscono a questa unica occasione. Essendo un lago piuttosto grande (circa 11 kmq di superficie, per una lunghezza di circa 10 km, la nostra escursione si è limitata alla parte centrale, costeggiando la riva occidentale del lago dall'imbarcadero di Anfo (nella parte meridionale del paese) verso nord.
All'imbarcadero l'accesso al lago è molto comodo, con un parcheggio gratuito a due passi dalla riva, prati su cui allestire e smontare la canoa e una piccola striscia di ghiaia dove è comodo entrare e uscire dall'acqua. Altri comodi punti di accesso sembrano però frequenti: nella parte meridionale del lago ad esempio anche Lemprato e Crone hanno parcheggi vicini e gratuiti e facili accessi all'acqua.
Il panorama è bello, con sponde alte e boscose che colorano di verde le pulite acque balneabili del lago. La navigazione lungo la riva ovest è molto tranquilla, con la strada che la costeggia poco visibile e udibile; ma ancora più selvaggia è la riva opposta, dal momento che a Vesta la strada che porta verso nord si ferma e oltre si può proseguire solo a piedi lungo i sentieri.
Sopra Anfo tuttavia si può godere della vista dell'omonima rocca, una fortificazione edificata in origine dalla Repubblica Veneziana nel XV secolo, rimaneggiata più volte in seguito (anche dai napoleonici), arrampicata sulle ripidissime pendici del Monte Censo (si può vedere anche all'interno – non in kajak, ovviamente... - con delle visite guidate).
A metà settembre la fauna avicola non era molto numerosa.
Sul lago è ammessa anche la navigazione a motore, e in estate è in funzione un servizio regolare di traghetto che collega le varie località, ma il traffico durante la nostra visita era modesto e il relativo moto ondoso non era fastidioso. Invece siamo stati sorpresi dalla corrente, che pur con modeste condizioni di vento spingeva da sud a nord: sul percorso del ritorno, dopo esserci fermati un po' a riposare sull'acqua, ci siamo ritrovati praticamente riportati al punto di partenza e abbiamo dovuto ripercorrere gran parte del tratto controcorrente.
Sulle sponde si possono trovare alberghi e ristoranti e un gran numero di campeggi.

IL LAGO DI VALVESTINO

Siamo tornati recentemente anche sul lago di Valvestino, posto in provincia di Brescia tra i laghi d'Idro e di Garda, dove tanti anni fa abbiamo avuto il battesimo dell'acqua su una canoa a quattro posti con una coppia di amici.
Il lago si raggiunge in circa mezz'ora dal Garda (salendo da Gargnano), su una strada tortuosa ma che offre bei panorami.
Arrivati sul lago (artificiale, trattenuto dalla diga che sbarra la valle a poco più di 500 metri s.l.m.), siamo però rimasti spiazzati rispetto ai nostri ricordi: la strada corre infatti molto alta sopra la superficie dell'acqua, e non abbiamo scorto percorsi di discesa che permettessero di raggiungerla, tanto meno trasportando la nostra canoa piuttosto pesante. Ci siamo quindi accontentati di contemplare il panorama dall'alto, sul lago dalle acque verdi sprofondato tra le montagne verdeggianti della valle (con una copertura mista di latifoglie e conifere), senza scorgere nessuna imbarcazione sull'acqua (in un pomeriggio domenicale di settembre). Dal corpo principale longitudinale del lago, lungo e stretto, si diramano diversi bracci, dando al complesso un aspetto da fiordo nordico. La superficie totale del lago viene stimata sull'1,38 kmh, ma estensione e volume possono variare un po' secondo il riempimento del bacino.
Trattandosi di un lago artificiale, le pendici che si immergono nel lago sono nel tratto più basso quasi del tutto spoglie (segnalando che il lago può variare anche notevolmente di livello, che nel nostro caso era eccezionalmente basso) e quasi ovunque inaccessibili per sbarcare da un'eventuale imbarcazione.
Alberi morti verso il fondo e le rovine di qualche edificio, come la vecchia dogana, che riemerge dalle acque solo quando il livello del lago si abbassa, conferiscono all'ambiente idilliaco anche una sfumatura dal fascino spettrale.
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PAGAIANDO SUI LAGHETTI LOMBARDI 7a parte: ancora nella provincia di VARESE: IL LAGO DI VARESE E IL LAGO DI GHIRLA

8/24/2020

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IL LAGO DI VARESE

Tra i “sette laghi” di Varese, il lago omonimo è il più grande dopo il Maggiore e quello di Lugano, con quasi 15 chilometri quadrati di superficie. Impegnativo quindi tentare di esplorarlo in una sola volta.
Abbiamo a lungo evitato di visitare il lago di Varese (in genere a favore del vicino lago di Monate), in quanto non risultava balneabile a causa dell'inquinamento e delle caratteristiche chimiche delle acque. Dopo aver letto nei dati dell'Ats Insubria che in alcune aree del lago le acque erano risultate agli esami di qualità “eccellente” (ma i divieti di balneazione sono tuttora in vigore), abbiamo deciso di farci un giro in canoa. Arrivando da sud (da casa nostra, alla soglia nord di Milano, ci vogliono una cinquantina di minuti di macchina), siamo partiti dal lido della Schiranna (che appartiene al Comune di Varese): in prossimità dello stabilimento del lido c'è ampia possibilità di parcheggio (a pagamento ma anche gratuito) e facilità di accesso alla sponda, sassosa ed erbosa, dove c'è tutto lo spazio, anche ombreggiato, in cui preparare la canoa e metterla in acqua. Ci siamo limitati a visitare la parte inferiore del bacino del lago, troppo grande per le nostre forze. Il bacino è circondato da rilievi di modesta altezza, ampiamente ricoperti di vegetazione ed è bordeggiato da canneti. L'urbanizzazione sulle sponde è modesta (qualche capannone industriale) e in alcuni tratti praticamente assente. Ad est si profilano i rilievi del Parco naturale regionale di Campo dei Fiori.
Il lago si è rivelato una piacevole sorpresa soprattutto per la nutritissima presenza di aviofauna: si parla in effetti di 160/170 specie presenti con migliaia di esemplari. Sul lago, tra le canne, sugli alberi intorno, nel cielo, si svolge in continuazione lo spettacolo della vita quotidiana degli uccelli, tra tuffi, nuotate, voli spiegati e a planare, partenze e atterraggi a raso d'acqua, litigi e inseguimenti, allevamento e istruzione dei pulcini, ecc. Molto nutrita la presenza di cigni, presenti in colonie numerose, ma gli esperti di birdwatching (e non solo loro) hanno da sbizzarrirsi nell'osservazione e nel riconoscimento degli uccelli.
Il lago vanta anche altri motivi di interesse: in una propaggine sul lato ovest (vicino a Cazzago) si stende la riserva naturale della palude Brabbia e un po' più in su (poco sotto Biandronno, da dove parte anche un piccolo battello) c'è l'Isolino Virginia. In entrambi i casi credo che l'esplorazione si possa fare anche in canoa. L'isolino è sede di un sito archeologico del periodo neolitico, quando (4-5000 anni fa) era già abitato da una popolazione che viveva su palafitte. Sull'isolotto c'è un minuscolo museo ad ingresso gratuito (in fase di ampliamento) e alcuni pannelli esplicativi (oltre a un bar-ristorante). L'isolotto è separato dalla sponda del lago da uno stretto braccio d'acqua, coperto di piante acquatiche. Si può raggiungere comunque in canoa e sbarcarvi senza problemi, partendo magari da Gavirate o da Biandronno.
Sul lago hanno sede due importanti associazioni di canottieri, di Varese e di Gavirate, e una di volo a vela; per cui, soprattutto nel week-end, oltre agli uccelli di cui sopra, vi faranno compagnia filanti equipaggi su canoe da competizione sull'acqua, e piccoli aeroplani e alianti nell'aria...

IL LAGO DI GHIRLA

Il lago di Ghirla si trova a nord di Varese (a una dozzina di chilometri di distanza, un quarto d'ora di macchina), tra il lago Maggiore e quello di Lugano, ad un'altezza di circa 440 metri sul l.d.m.
La particolarità del lago è quello di essere adagiato sul fondo della Valganna, tra alture di media altezza ricoperte di boschi, per cui le sue acque sono di un bel colore verde, che può diventare anche un po' cupo nelle giornate senza sole (in inverno a volte ghiaccia completamente).
La statale 233 (fermatevi poco prima sulla strada a guardare le cascate che trovate sulla sinistra, proprio acanto alla carreggiata) costeggia tutta la riva orientale del lago, dove i punti di accesso sono molteplici: si parcheggia comodamente la macchina sulle apposite banchine a lato della strada e si scende brevemente tra gli alberi fino alla sponda. E' possibile accedere anche dall'altra sponda, dove si trova un campeggio, ma il lago è talmente piccolo (0,28 chilometri di superficie), che da qualsiasi punto entriate lo potete girare tranquillamente in breve tempo. Non ci sono moltissime costruzioni lungo le rive e quindi l'ambiente è abbastanza tranquillo; unico neo la vicinanza della statale con il rumore delle macchine.
Le rive sono erbose o boscose, con diversi punti adatti per un picnic. Il lago sarebbe balneabile, ma non è l'ideale per una nuotata: il fondale diventa profondo dopo pochi passi e in diversi punti dal fondo affiora la vegetazione (che nella parte settentrionale del laghetto si fa più fitta).
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RIFLETTORI  SU LECCO

12/14/2019

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LUCI SU LECCO, fino al 6 gennaio

Anche Lecco, o almeno le sue piazze principali, quest'anno si è vestita di luce e di colore.
E' “Luci su Lecco”, un'iniziativa degli Amici di Lecco, che - prendendo spunto dalla “Città dei Balocchi” che da 26 anni trasforma il centro di Como durante il periodo natalizio in una città incantata - realizza una suggestiva metamorfosi che muta le piazze Cermenati e XX Settembre in scenari da fiaba.
A pochi passi dal lago, tutte le facciate dei palazzi storici che si affacciano sulle due piazze diventano dei teli su cui la luce dipinge immagini da favola: cieli stellati blu o rossi, muri trasformati dal gioco delle luci e abitati da molti personaggi della tradizionale iconografia natalizia: Babbo Natale e orsi polari, elfi e pupazzi di neve, trenini rossi e pacchi regalo.
Le luminarie nelle vie, gli immancabili mercatini, la pista di pattinaggio su ghiaccio, le vetrine scintillanti completano l'atmosfera natalizia.
Tra i molti locali di Lecco e dintorni, noi abbiamo provato gli happy hour dell'Imbarcadero (sospeso sul lago e vicino al centro) e de Le Officine, sul lago di Garlate, a un paio di chilometri dal centro di Lecco.
Anche qui, come a Como, le luci si spengono nella fatidica data dell'Epifania.
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UN PAESE DEI BALOCCHI ALLA PORTATA DI TUTTI

12/14/2019

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Il Paese dei Balocchi - Como, fino al 6 gennaio 2020

“Il Paese dei Balocchi”, la stupenda manifestazione che anima Como durante il periodo delle festività natalizie trasformandola, al calare del buio, in un paese incantato, ha paradossalmente rischiato una crisi da eccessivo successo.
Il Prefetto infatti, preoccupato dall'eccessivo affollamento verificatosi l'anno scorso, soprattutto nel week-end dell'Immacolata, aveva addirittura dato disposizione di ridurre le proiezioni animate sul palazzo del Broletto, per cercare di ridurre l'assembramento e lo stazionamento dei visitatori in piazza del Duomo.
Un'edizione minore quindi? Non si direbbe. Il programma è sempre molto denso, con un gran numero di attività, rivolte soprattutto ai bambini, oltre ad attrattive ormai consuete come la pista di pattinaggio su ghiaccio, il mercatino natalizio con prodotti artigianali e gastronomici tipici, la ruota panoramica illuminata, le luminarie che decorano il centro storico; tutto a poche decine o centinaia di metri dalla piazza principale.
E l'illuminazione delle piazze, l'elemento più scenografico e più caratterizzante del Paese dei Balocchi, rimane uno spettacolo che sorprende (in particolare chi lo vede per la prima volta) e incanta. Il punto focale è sempre la piazza del Duomo, con la cattedrale graficamente ridefinita da linee di luce bianca che mettono elegantemente in evidenza le linee decorative delle sculture e dei fregi, il broletto usato come schermo per proiezioni animate a tema natalizio, il pavimento percorso da fregi luminosi e messaggi augurali, e tutti gli edifici che circondano la piazza colorati dalla luce e popolati da elfi e altre strane creature. Altri punti da non perdere sono la grande piazza Volta, anch'essa trasformata dalla luce in un paesaggio favoloso, che ospita una bella giostra di aspetto vintage, e piazza San Fedele, dove le case circonfuse di luce e di colore guardano verso la facciata della Chiesa, che il videomapping muta continuamente in un caleidoscopico gioco di trasformazioni.
E se volete fare uno spuntino per rifocillarvi e ripararvi dal freddo, noi abbiamo trovato un buon locale proprio a due passi dal Duomo.
Leggo che anche diversi paesi lungo il lago – ben una quarantina di località - hanno adottato, per la seconda edizione del Lake Como Christmas Light, una veste di luce natalizia; se si aggiunge poi che anche Lecco quest'anno ha imitato Como con un allestimento luminoso del centro cittadino, un giretto sul lago prima dell'Epifania è veramente d'obbligo...
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UN PRESEPE A MISURA D'UOMO

12/12/2019

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Un presepe tra i crotti a Villa di Chiavenna
8 dicembre 2019 - 6 gennaio 2020

Se volete passeggiare tra Re Magi e cammelli, incontrare i pastori e vedere il bue e l'asinello che riscaldano la Sacra Famiglia, tutto a grandezza naturale, dovete assolutamente andare a Villa di Chiavenna dove ogni anno viene allestito un presepe sempre bello e sempre diverso.
Il presepe viene preparato in una suggestiva zona di crotti e rustiche costruzioni di pietra, tra i meglio conservati che ci sia capitato di vedere in zona.
Per raggiungerlo seguite le indicazioni per il campo sportivo che trovate alla fine del paese (venendo da Chiavenna), e parcheggiate nelle immediate vicinanze; altrimenti il luogo è raggiungibile anche in bus o con il giallo Postale svizzero che da Chiavenna sale al passo del Maloja fino a Saint-Moritz. Siete circondati da un suggestivo paesaggio montano, ma la strada fino a Villa corre nel fondovalle e la pendenza del percorso è quasi impercettibile.
Quest'anno il presepe si sviluppa in verticale, partendo dai crotti e risalendo il pendio alle loro spalle. Il presepe è una vera chicca, per la suggestione dell'ambientazione, dove già si fondono l'ambiente naturale boschivo e le vecchie costruzioni in pietra rustica coperta dalle lastre di pietra ollare (che qui si chiama piota), e per la rievocazione di personaggi, mestieri e situazioni di un tempo e radicati nel territorio.
L'esotismo dei re magi, sontuosamente vestiti e dotati di cammelli a grandezza naturale, si incontra con le donne con i vestiti di tutti i giorni e di un tempo (nemmeno troppo) lontano, che lavano i panni e i calzettoni di lana spessa nei lavatoi, o con la famiglia riunita intorno al tavolo di pietra che fa festa alle caldarroste appena abbrustolite; in un rustico c'è l'osteria, con gli uomini che giocano a carte davanti al bricco di vino e l'habitué appoggiato al bancone, sotto le trecce di salami appesi alla trave del soffitto; passeggiando si incontra il bimbo pastore con l'agnellino sul collo e il gregge che lo precede, le mamme che chiacchierano con i bambini in braccio o seduti sulla staccionata, un uomo che dorme buttato a terra per la fatica del lavoro o per il troppo vino bevuto, i bambini ridenti che fanno il girotondo, l'uomo con il carretto trainato dall'asino; e ancora le donne sedute sull'uscio a fare la maglia, quelle che fanno il formaggio o il pane, il calzolaio che aggiusta vecchie scarpe sformate...

Intorno gli alberi, per terra le foglie secche che crepitano sotto i vostri piedi e i ricci delle castagne, sulle tegole delle case il verde del muschio, i gradini di pietra che scendono verso i vecchi portoni di legno dei crotti, incastonati tra le pietre e il tronco di un albero.
Ormai diventata una tradizione, il presepe diventa di anno in anno più ricco, e si nota la cura amorevole e ludica nell'inventare nuovi personaggi, nuove posture, nuovi microracconti (qualche anno fa c'era anche l'emigrante pronto a partire con la valigia in mano, e la famiglia accorata che lo salutava da un balconcino di legno). Così come la cura filologica nel ricercare costumi, attrezzi, materiali (guardate ad esempio il realismo dei formaggi) che rievocano una cultura contadina povera e dimessa ma orgogliosa e piena di umanità.
Insomma un'istallazione (per usare un termine contemporaneo che forse gli autori non utilizzerebbero) piena di autentico folklore e di poesia, che piacerà senz'altro sia agli adulti che ai bambini, sia ai devoti che ai laici, sia ai valligiani che ai turisti cittadini.
Merita il viaggio; prima o dopo la visita al presepe non potete non fare una sosta alle cascate dell'Acqua Fraggia, che si individuano dalla strada sulla sinistra per chi viene da Chiavenna (una bella cittadina dei Grigioni con molti edifici storici, adagiata lungo il fiume Mera) e che precipitano con uno spettacolare doppio salto dalla parete a strapiombo. C'è un comodo parcheggio e una passeggiata di poche decine di metri vi porterà proprio agli umidi piedi della cascata (d'inverno ci è anche capitata di ammirarla in una spettacolare veste completamente ghiacciata).
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PAGAIANDO SUI LAGHETTI  LOMBARDI, 6a parte: IL LAGO DI ENDINE

8/26/2019

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Il lago di Endine si allunga sul fondo della Val Cavallina a circa 340 metri di altitudine, tra le Prealpi bergamasche, ed è raggiungibile in un'oretta di macchina dalle porte di Milano e in un po' più di mezz'ora da Bergamo.
Il centro principale della parte meridionale del lago è Monasterolo del Castello, che protende sul mare un promontorio con un bel parco pubblico. Se si vogliono evitare i parcheggi a pagamento (peraltro di prezzo modico, 1 euro all'ora), proseguendo sulla provinciale 76 che costeggia il lato occidentale del lago si trovano altri punti di accesso, segnalati, con piazzole di parcheggio gratuite e facile accesso alle sponde e all'acqua attraverso piccole spiaggette (spesso occupate da pescatori, anche con tende e batterie di canne).
Il lago, dalla forma più o meno di un boomerang, ha un perimetro di 14 chilometri e si presta bene quindi ad un'escursione in canoa di una giornata. Le acque rispecchiano il verde della vegetazione che ricopre le alture circostanti e la loro buona qualità permette la balneazione; però sono molto torbide e rendono impossibile rendersi conto ad occhio della profondità. La navigazione in canoa o kajak può avvenire in tutta tranquillità perché è vietata quella di natanti a motore.
Le sponde sono in gran parte costeggiate da canneti, dove trovano rifugio uccelli acquatici (anatre, svassi, gallinelle, aironi) e bisce d'acqua (ne abbiamo avvistato una che nuotava abilmente nel lago).
Su entrambi i lati però, a pochi metri dalle sponde, corrono da una parte la provinciale 76 e dall'altra la statale 42, per cui le rive sono densamente antropizzate; non si ha mai quindi la sensazione di essere soli nella natura, a causa della presenza di case isolate e villette, paesi, spiagge, rumori delle auto, voci. In compenso in diversi punti è possibile lo sbarco su spiaggette sassose o erbose, spesso attrezzate con panchine, aree pic nic con tavoli e panche, ecc. Abbiamo visto che si affittano pedalò; non escludiamo che si noleggino anche canoe e kajak, ma non ne abbiamo visti.


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PAGAIANDO (AD ALTA QUOTA) SUI LAGHETTI (NON PROPRIO) LOMBARDI, 5a parte:                    IL LAGO DI SILS MARIA

8/21/2019

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Se volete togliervi la soddisfazione di una pagaiata ad alta quota, ecco quello che potrebbe fare al vostro caso. Non siamo più propriamente in Lombardia: il lago di Sils (in tedesco Silsersee, in romancio lai da Segl, in italiano pure lago di Siglio) si trova infatti nell'alta Engadina, in Svizzera, nel cantone dei Grigioni, ed è il primo di una serie di laghi e laghetti (seguono nell'ordine Silvaplana, Champferersee, Sankt-Moritz) che si susseguono lungo la valle lungo il corso dell'Inn. Una volta raggiunta Chiavenna, bisogna quindi percorrere tutta la stupenda Val Bregaglia, in maggior parte già svizzera, seguendo le indicazioni per Saint-Moritz fino al muro di tornanti (ma con strada ampia e ben tenuta) che porta fino al passo del Maloja, a quota circa 1800 metri. Incrociati i luoghi che ricordano la presenza di artisti come Giacometti e Segantini, si continua oltre il paese, seguendo la strada. Poco dopo, in località Capolago, si può parcheggiare in un piccolo parcheggio gratuito a sinistra della strada, oppure scendere per qualche centinaio di metri lungo la carrozzabile del Plaun Cuncheta che costeggia la sponda del lago, fino ad un altro piccolo parcheggio in corrispondenza dell'inizio dei sentieri. Qui, alla propaggine sudoccidentale del lago, la più vicina all'Italia, si trovano comodi punti di accesso all'acqua, con sponde erbose dove allestire la canoa e accesso agevole.
Il panorama intorno al lago è molto suggestivo. Nelle belle giornate il cielo è terso e limpido, l'acqua di un azzurro intenso e intorno, le coste ingentilite dal rosa dei fiori di epilobio, al di sopra dei versanti coperti o fino ad una certa quota punteggiati di conifere, si alzano le nude cime rocciose che arrivano a sfiorare e superare i 3000 metri. Superato sulla destra il gruppo di case di Isola, il lago quasi a metà si restringe da ambo i lati per allargarsi poi di nuovo stendendosi in profondità verso l'abitato all'altro capo del lago, Sils-Maria (frequentato anche da Nietzsche – che lo definì “il posto di gran lunga più confortevole della terra” - e che dà il titolo ad un film di qualche anno fa interpretato da Juliette Binoche e Kristen Stewart, che si svolge proprio qui), da dove si protende una stretta penisola. Nel lago ci sono anche un isolotto e un paio di scogli. Sulla sinistra corre la frequentata strada n. 3 verso Saint-Moritz, mentre lungo la sponda destra si svolgono sentieri e anche una carrozzabile (d'inverno usata per lo sci di fondo), con diversi punti di approdo: in uno di questi sono presenti anche tavoli e panche per fermarsi per il picnic, un prato per prendere il sole e una toilette.
Il lago si vanta di avere la linea regolare di navigazione più alta d'Europa, ma a parte il battellino che collega il lago da un capo all'altro non sarete infastiditi da altre imbarcazioni a motore.
L'escursione vale la pena, ma bisogna ricordarsi che si è a 1800 di metri d'altezza - quindi può fare decisamente fresco anche in piena estate - e che la valle è spesso percorsa dal vento (più che da canoe e kajak il lago è quindi in realtà percorso da saettanti windsurf): occorrono quindi un abbigliamento adeguato, giubbotto salvagente e crema solare ad alta protezione.

​Nella categoria "Canoa" qui a lato trovi altre destinazioni e la nostra guida per la scelta di una canoa o di un kajak gonfiabili.

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