Into the Wonderland
  • Home
    • chi siamo
  • CINEMA
    • HOLLYBLOOG: cosa c'è da vedere >
      • 28th AFRICAN, ASIAN AND LATINOAMERICAN FILM FESTIVAL
      • AFRICAN, ASIAN AND LATIN AMERICAN FILM FESTIVAL 2017 IN MILAN
      • FAI BEI SOGNI
      • Il condominio dei cuori infranti
      • Cafè Society
      • un padre, una figlia
    • SEGNI DI CINEMA
    • FACE OFF - DUE FACCE DI UN CRITICO
  • VIAGGI
    • BRETAGNA E NORMANDIA
    • RUNTUR: IN GIRO PER L'ISLANDA >
      • VIAGGIO IN ISLANDA: NEL PAESE DELL'ARIA, DELL'ACQUA, DELLA TERRA E DEL FUOCO
      • INFO ISLANDA
      • ISLANDA: DIARIO DI VIAGGIO
    • IN CANOA E KAYAK SUI LAGHETTI DELLA LOMBARDIA
    • SARDEGNA: LE SPIAGGE DELLA GALLURA
    • Un po' di PORTO...
    • CHEIRA A LISBOA
    • LONDRA LOW COST
    • VIAGGI OFF LINE >
      • QUE VIVA MEXICO!
      • THAI STYLE
      • CUBA EN VIVO
    • GUIDA ALLE SPIAGGE DI CRETA OVEST
    • LA COSTA DEGLI ETRUSCHI
    • UN'ESTATE FAI-DA-TE A MAURITIUS
    • UN SALTO NEL BALTICO: Lituania, Lettonia, Estonia
    • TENERIFE NORTE: una guida di viaggio
    • LIONE E LA FESTA DELLE LUCI
    • IRLANDA SETTENTRIONALE >
      • IRLANDA SETTENTRIONALE: INFORMAZIONI PRATICHE
      • IRLANDA DEL NORD: DIARIO DI VIAGGIO
    • NAPOLI, LA CITTA'-TEATRO >
      • NAPLES: THE THEATRE CITY
    • Cornovaglia e Inghilterra del sud-ovest >
      • Inghilterra del sud-ovest: Diario di viaggio
      • Inghilterra del sud-ovest: CONSIGLI DI VIAGGIO
    • ALL YOU CAN INDIA
    • VALENCIA
    • Wandering into the Wonderland >
      • MAUA: the open air Museum of Augmented Urban Art in Milan
      • AUTUMN IN LIGURIAN RIVIERA DI LEVANTE
      • AUTUMN IN CINQUE TERRE
  • FOTO
    • ALL YOU CAN INDIA
  • HAPPY HOUR
    • HAPPY ENGLISH HOURS
  • CUCINA
    • Il pranzo della domenica
  • BLOG NOTES
    • I POST DI BLOG NOTES: teatro, musica, libri, graphic novel, mondo e società >
      • Entre chien et loup
      • MIA 2018. A critical ride through Milan Photo Fair
      • IMPRESSIONS D'AUJOURD'HUI: les gravures d'OLIVIA PAROLDI
      • The importance of being Earnest
      • Mia Photo Fair 2017 in Milan: a critical ride by an amateur fan
      • Trump and Taboos

HOLLYBLOOG
cosa c'è in giro da vedere

a cura di Mauro Caron

IL NOIR ALL'OMBRA DELLA MADONNINA

12/21/2021

0 Commenti

 

NOIR IN FESTIVAL 2021 - 31a edizione:
DIABOLIK dei Manetti Bros
LES OISEAUX IVRES di Ivan Grbovic
DE USKYLDIGE (The Innocents) diEskil Vogt
SEPERTI DENDAM, RINDU HARUS DIBAYAR TUNTAS (Vengeance is Mine, All Others Pay Cash) di Edwin
VANISHING di Denis Dercourt
INEXORABLE di Fabrice Du Welz
NIMBY - NOT IN MY BACK YARD di Teemu Nikki
CENSOR di Prano Bailey-Bond

Foto
Nel 2021 si sono tenute due edizioni del Noir in Festival: una a marzo, in streaming, era in realtà frutto del rinvio dell'edizione 2020 bloccata dal Covid. La seconda si è tenuta a dicembre in presenza, con proiezioni distribuite tra Iulm e Notorius Gloria (con gran finale all'Odeon) e una miriade di appuntamenti sparsi in altre sedi milanesi.
Foto
Io ho seguito le proiezioni del Concorso internazionale e dei Fuori Concorso al Gloria, oltre che la première di DIABOLIK all'Odeon, insieme ad un numero sparutissimo di spettatori. Difficile capire il perché di un seguito così esiguo: la rassegna è molto bella e molto curata, rappresenta l'occasione di vedere film inediti, in edizione originale con sottotitoli, le proiezioni sono gratuite e spesso accompagnate dalla presentazione da parte dei curatori o degli autori del film, il Premio Caligari permette di recuperare i noir italiani di stagione, e il calendario degli incontri cinematografici e letterari è molto ghiotto (da Dario Argento a Donato Carrisi). Perché poco pubblico, allora? Sarà la paura del Covid, la distrazione dello shopping natalizio nel periodo dicembrino, la poca propensione a vedere nel periodo in cui vorremmo che fossimo tutti più buoni film impregnati di delitti, misteri e violenza? Forse un po' tutto questo. Proprio non saprei dire. Rimane sicuro che il festival meriterebbe un'attenzione ben più ampia.
Qui sotto dirò dei premi dei concorsi cinematografici e parlerò dei film del concorso internazionale, iniziando dai due premiati, e poi di quelli fuori concorso (a mio parere i più interessanti).

Foto
Il Premio Caligari per il miglior noir italiano è andato comunque al distopico LA TERRA DEI FIGLI, di Claudio Cupellini, tratto dalla graphic novel di Gipi. Gli altri titoli erano in concorso erano CALIBRO 9 di Toni D'Angelo, STATE A CASA di Roan Johnson, A CLASSIC HORROR STORY di Roberto De Feo e Paolo Strippoli, UN CONFINE INCERTO di Isabella Sandri, IL MIO CORPO VI SEPPELLIRA' di Giovanni La Pàrola.

Foto
Il Black Panther Award è invece andato a LES OISEAUX IVRES (Gli uccelli ubriachi), di Ivan Grbovic. Premio direi pienamente meritato: il film era decisamente il migliore in concorso per regia e fotografia (ma non ho visto EARWIG), con una scelta di tempi e struttura narrativi e un mood visivo molto ricercati e raffinati, e forse anche il più ambizioso nel rifarsi a modelli cinematografici alla Terence Malick e letterari alla Roberto Bolano. Lo spunto è classico: lo scagnozzo che si innamora pericolosamente della bella moglie del boss. Scappano dal Mexico e si separano: lui è inseguito nel deserto ma risparmiato, lei scompare. Lui per cercarla finisce tra una squadra di braccianti suoi conterranei in una piantagione di lattuga in Canada, dalle parti di Montreal. Tutto qui sembra tranquillo, ma non è così: la moglie insoddisfatta del proprietario cerca svaghi erotici tra i manovali, la figlia è un'adolescente ribelle che finisce in un brutto giro. E quando le cose si mettono veramente male, si innesca subito la ricerca di un capro espiatorio. Dal punto di vista del genere, si mescolano dramma famigliare, sfondo sociale, noir sognante senza morti né pistole, melodramma; dal punto di vista stilistico ci sono struttura frammentaria, silenzi, luci sempre al tramonto, qualche squarcio onirico. Tutto molto estetizzante, a volte troppo, a scapito della narrazione e dell'intensità del racconto.  

Foto
Menzione speciale per lo scandinavo DE USKYLDIGE (Gli innocenti) di Eskil Vogt. Se grandi poteri comportano grandi responsabilità, il film sembra chiedersi cosa succederebbe se i grandi poteri ce li avessero chi la responsabilità non sa prenderla né gestirla. Una bambina, con la famiglia e la sorella maggiore autistica, si trasferisce in una nuova città e si trova al centro di un piccolo gruppetto bambini con poteri paranormali: telecinetici, telepatici e in grado perfino di influenzare la volontà altrui. Una bambina, con la faccia macchiata dall'alopecia, usa le sue capacità per aiutare la sorella della protagonista, ma un altro bambino, solitario, emarginato, con una situazione familiare difficile, usa invece i suoi superpoteri per giochi crudeli o per vendicarsi di presunti torti subiti. Il film sfida uno e viola uno dei tabù più rispettati del cinema horror, quello di rendere i bambini (e qui anche gli animali) vittime delle violenze sadiche dei cattivi di turno, ed è interessante ma anche antipatico e fonte di disagio. Una notazione: il bambino cattivo è di colore, così come anche l'altra bambina “diversa”, cui è destinata una fine crudele. La bambina protagonista, invece, benché monella e dispettosa, è un'adorabile biondina scandinava.

Foto
n altro impasto di noir e melodramma amoroso è SEPERTI DENDAM, RINDU HARUS DIBAYAR TUNTAS (la traduzione del titolo internazionale suone come “La vendetta è mia, tutti gli altri pagano in contanti”), di Edwin. E' uno strano film, ambientato nell'Indonesia degli anni '80; c'è una testa calda cui non si rizza più l'uccello e forse per questo anela a fare a botte un po' con tutti, che si innamora di una ragazza romantica ma che mena come Bruce Lee: i due sono al centro di avventure e vendette assortite, fuori e dentro dal carcere. Uso disinvolto della progressione temporale, atmosfere e stile cinematografico gustosamente vintage, approccio pop, per un pastiche condito di romanticismo, melo, arti marziali, flashback, divagazioni. Per chi gradisce; io fatico a trovargli un senso, ma a Locarno ovviamente gli hanno assegnato il Pardo d'Oro.

Foto
Tanto Oriente anche in VANISHING, strano e azzardato progetto di Denis Dercourt, l'autore francese del delicato La voltapagine, che decide di ambientare il film interamente in Corea del Sud, con attori coreani, in coreano, e senza parlare una parola di coreano. Lo sguardo occidentale è fornito da Olga Kurylenko, scienziata criminologa che arriva in Corea e si trova coinvolta in affari illeciti per il traffico di organi umani. Lo sforzo produttivo e culturale non porta a granché: il film non si distacca di molto da quello che potrebbe essere un prodotto televisivo medio, moderatamente avvincente, con anche una risibile storia di corteggiamento e amore tra il detective coreano incaricato delle indagini sulla scomparsa di alcune immigrate cinesi e la bellissima dottoressa occidentale con banali sensi di colpa alle spalle da riscattare con la ghiotta occasione.

Foto
Poco più interessante il belga INEXORABLE di Fabrice Du Welz. Uno scrittore celebre e la moglie, anche sua editrice, prendono possesso di un enorme villa appartenuta al padre di lei e si trovano ad assumere come baby-sitter una giovane estranea appena arrivata nel paese vicino. Ma presto la vita della coppia si trova sconvolta dallo strano comportamento della ragazza che evidentemente non è capitata lì per caso. Siamo nel genere The Hand That Rocks the Cradle e dintorni, con baby sitter e governanti psicopatiche e pericolose e datori di lavoro con la coscienza poco pulita. Benoît Poelvoorde esce dai suoi ruoli di commedia per fare l'uomo angosciato e la giovane Alba Gaia Bellugi si impegna a dare passione e follia al suo personaggio; ma non tutto è costruito a dovere e certe decisioni inaspettate della moglie del protagonista lasciano un po' di stucco. 

Foto
Ma direi che i film più interessanti stavano fuori dal concorso. A parte DIABOLIK, la cui première come dicevo ha chiuso gloriosamente il festival con una serata in stile Hollywood sotto la Madonnina - con tappeto rosso, Jaguar nera, Eva Kant bionde, gadget nero-argento e cast presente al completo, con una Miriam Leone sfavillante – e di cui parlo a parte, due dei titoli più stuzzicanti sono stati infatti NIMBY e CENSOR, entrambi fuori concorso.

Foto
NIMBY è un acronimo per NOT IN MY BACK YARD, non nel mio cortile. Scopriamo infatti che anche nella Finlandia nordica, progressista, civile e apparentemente tollerante cova la brace del razzismo e del pregiudizio. Teemu Nikki, venuto dalla Finlandia a presentare il film ai non molti spettatori presenti, si è fatto notare pochi mesi fa a Venezia (Orizzonti) con Il cieco che non voleva vedere Titanic, uscendo dal cono d'ombra di una cinematografia non proprio di primo piano. Per rendere più chiaro il suo apologo, divertente e inquietante insieme, Nikki gioca per accumulo: una giovane coppia lesbica, i genitori scambisti che se la fanno con un'altra coppia, composta da un prete bisessuale e la moglie bruttina, sessualmente spregiudicata e bisbetica, e poi neonazisti, profughi, operai disoccupati, e poi ancora fucili, corpi contundenti, pistole hitleriane, molotov, alcolismo, tossicodipendenza, razzismo, pregiudizio, intolleranza, tradimenti coniugali, rese dei conti storiche (la Finlandia tra collaborazionismo e neonazismo), religiose (cristiani contro musulmani) e internazionali (dei genitori della ragazza una è una mediorientale che si occupa di rifugiati per le Nazioni Unite – e che allo spettatore italiano non potrà non ricordare la Boldrini – e l'altro un tedesco protettivo ma assai propenso alle misure estreme e alla maniere forti).
La situazione di assedio da parte dei neonazi alla casa dove si trovano riuniti controvoglia i protagonisti, e che invece di fare fronte comune si dividono ben presto in fazioni a composizione variabile vivacemente contrapposte, ricorda grandi classici come Distretto 13 – Le brigate della morte, La notte dei morti viventi o Cane di paglia, ma il tono del film è quello di un apologo grottesco in cui si ride a denti stretti.

Foto
Ha una forte componente sociale di base anche CENSOR, primo lungometraggio di Prano Bailey-Bond, già molto premiata per i suoi corti e individuata da Variety come regista da tenere d'occhio. Siamo nell'Inghilterra degli anni '80: da una parte c'è la Thatcher che fa la Iron Lady e una protesta sociale anche violenta; dall'altra parte l'esplodere della stagione dell'horror estremo e delle videocassette, che portano l'orrore più gore all'interno delle mura domestiche, dove anche i più giovani possono guardare, riguardare e assorbire immagini di inaudita violenza.
E nel mezzo c'è Enid, una donna dalla vita solitaria e repressa che lavora per l'ente di censura britannico, dove visiona pellicole e nastri efferati dovendo decidere cosa tagliare, cosa respingere nel buio (e nel mercato clandestino) e cosa invece far passare, rischiando che qualche squilibrato si faccia influenzare e metta in pratica i grotteschi orrori cinematografici con cui è venuto in contatto. La carne al fuoco, tra una sequenza splatter e l'altra, è molta: la liceità di fare spettacolo della violenza; l'eterno dibattito tra effetto catartico e quello emulativo della sua rappresentazione; il carattere di genere della violenza, con le donne eterne vittime di carnefici maschi. Enid poi ha anche una turba personale: da ragazza ha perso una sorella misteriosamente scomparsa, e arriva il brutto giorno in cui in uno sgangherato film horror che si trova a visionare comincia a intravedere delle allusioni alla sua storia personale e perfino alla presenza della sorella. Come appare via via sempre più ovvio, i piani della realtà, della finzione cinematografica e dell'incubo sono destinati a mescolarsi sempre di più, sino al delirio finale in cui Enid torna alla casa dei genitori dopo aver attraversato un set onirico e mostruoso in cui tutte e tre le dimensioni si fondono in maniera disastrosa.
La prima parte, con colori scialbi e luci al neon alternati a brandelli di colorate visioni gore e con l'impostazione del personaggio e delle tematiche, è più interessante della seconda, che non trova forse la grinta e il ritmo che ci si sarebbe aspettati, ma Censor è decisamente un esordio intelligente e divertente (ovviamente per chi non ha prevenzione verso il genere).

0 Commenti

MONDO NOIR

3/14/2021

0 Commenti

 

NOIR IN FESTIVAL - 30a edizione - marzo 2021
Seconda parte

Detto dei film italiani in corsa per il Premio Caligari, e del film di apertura Bastardi a mano armata, tento qui un personale bilancio dei film internazionali in lizza per il Black Panther Award, dove erano in concorso sei film, tutti provenienti, tranne uno, da Paesi europei.
Il Black Panther della 30a edizione del Noir in Festival è andato meritatamente al primo lungometraggio della danese Jeanette Norhal, KØD & BLOD (letteralmente Carne & Sangue, anche se il titolo internazionale è Wildland). La giovanissima Ida rimane orfana dopo che la madre rimane uccisa in un incidente stradale. I servizi sociali la affidano ai parenti più prossimi, che non avevano buoni rapporti con Ida e sua madre. E' a dir poco una gaffe: la nuova famiglia è infatti composta da una matriarca (due famiglie, nessun padre) e tre giovani figli maschi, tutti dediti all'usura e al recupero crediti anche con metodi violenti. Ida, volente o nolente, viene subito coinvolta nell'attività criminosa della famiglia, ma l'incidente è ovviamente dietro l'angolo. Si troverà a dover fare una scelta drammatica tra la sua anomala famiglia e la società “normale”, che per lei significa soprattutto assistenti sociali, poliziotti e solitudine. La forte somiglianza della situazione di base con il più cruento australiano Animal Kingdom ne inficia un po' l'originalità, ma la regista danese si prende i suoi tempi e adotta uno sguardo femminile per raccontare l'educazione sentimentale e criminale della giovane protagonista e il marcio che c'è in Danimarca dietro i paesaggi bucolici, le case ordinate e il welfare premuroso. Sicuramente uno dei due film migliori del concorso.
Anche Cabra, in KARNAWAL, è un ragazzo con una situazione famigliare anomala. Vive in un paesino ai confini tra Bolivia e Argentina (il film è una coproduzione tra diversi Paesi latinoamericani, con un apporto anche norvegese); suo padre è in galera, sua madre si è messa con un altro uomo, una guardia giurata, e lui stesso entra in contatto con il mondo della piccola criminalità. L'unica sua via di fuga è rappresentata la passione per il malambo, una danza tradizionale dei pamperos. Una gara decisiva da disputare, il padre che esce di galera, due uomini armati che si contendono la stessa famiglia e Cabra e sua madre che non sanno bene da che parte stare. Un buon film, ma Juan Pablo Félix, che al suo primo film può avvalersi dell'interpretazione di Alfredo Castro, attore feticcio di Pablo Larrain, avrebbe potuto asciugare qualche indugio di troppo.
Un altro giovane è al centro di NO MATARAS, che prende il titolo dal quinto comandamento biblico. Il giovane Dani è al centro di una storia all'incrocio tra Fuori orario (l'avventura notturna nella wild side notturna e bizzarra) e Cane di paglia (la trasformazione di un uomo mite e ordinario in una belva che lotta disperatamente per la propria salvezza): dopo aver assistito il padre fin (quasi) alla morte, Dani, un ragazzo remissivo e tranquillo, si trova involontariamente coinvolto in incubo kafkiano che inizia come una bizzarra avventura sessuale e si trasforma in una discesa negli inferi della morte e della violenza. Il ragazzo si trova costretto a fare i conti con la metà oscura ed estrema del mondo e di se stesso, dopo la quale nulla sarà più lo stesso. Ritmo adrenalinico, piani sequenza virtuosistici, un Mario Casas, sempre al centro dell'inquadratura in un tour de force impressionante. Io gli avrei assegnato addirittura il premio maggiore (magari ne scriverò più diffusamente), ma è arrivata comunque una menzione speciale.
Tutti gli altri film hanno al centro in situazioni diverse dinamiche di coppia. Nel britannico GATECRASH la situazione è quella dell'invasione e la violazione della casa (il festival di quest'anno comprendeva almeno un altro paio di titoli con lo stesso spunto). La famiglia che subisce l'intrusione non è però del tutto innocente, anzi. Il titolo contiene l'idea dello scontro, di una barriera infranta, ma letteralmente si può tradurre come imbucarsi, intrufolarsi. Qui la coppia padrona di casa, durante un litigio in macchina, si è resa colpevole di un grave incidente, omettendo di prestare soccorso alla persona investita. Subiranno la visita prima di un bizzarro poliziotto, che assume presto le vesti di un vendicatore psicopatico, e, tempo dopo, e prima della resa dei conti finale, di un ambiguo e mite vecchietto nei panni della vittima,. Il film è tratto da una pièce teatrale di Terry Hughes, e il regista Lawrence Gough gioca di tensione claustrofobica e insegue i personaggi lungo i corridoi labirintici della casa enorme e lussuosa, sperando in un effetto alla Lynch. Il migliore è il secondo atto (quello più sospeso, senza azione e violenza), mentre complessivamente sembra che i conti non tornino completamente.
Un altro poliziotto ossessivo è il protagonista assoluto di NEIDENTIFICAT (Unentified), firmato da Bogdan George Apetri e già vincitore del premio per la regia al Festival di Varsavia. Florin (Bogdan Farkas) indaga testardamente sul caso (non suo) di due incendi forse dolosi, in cui hanno perso la vita alcune donne, appuntando i suoi sospetti su uno zingaro. In realtà si scoprirà che la posta in gioco non è l'accertamento della verità, ma una questione personale ed esistenziale che riguarda lo stesso Florin. Un buon film, dallo stile minimalista (a volte mi ha ricordato la prosa di Cormac McCarty), che nasconde dietro la maschera del poliziesco e le vesti del dramma esistenziale anche non secondari risvolti sociali. Sembra che i rumeni abbiano dei complessi a girare film che durino meno di due ore: peccato, una maggiore stringatezza sarebbe stata forse più efficace, e non far capire a lungo il senso delle azioni del protagonista può generare curiosità e tensione come anche noia.
Rimane da dire di un paio di film francesi. LES ENVOUTES (ovvero Gli stregati – titolo internazionale The Spellboud) porta la firma più blasonata del festival, quella di Pascal Bonitzer, appartenente alla stirpe dei Cahiers du Cinema, sceneggiatore (per Rivette, Téchiné, Ruiz), regista, attore, docente, saggista. Purtroppo il film, una ghost story in veste di melò sentimentale, non riesce mai ad accendere una qualsiasi scintilla di interesse e anche la sorpresa finale, essendo l'unica possibile, è del tutto prevedibile se solo ci si fa mente locale mentre il film si stiracchia verso l'epilogo.
Foto
Produzione franco-belga, ambientazione viennese, dialoghi in francese e tedesco, per LES APPARENCES, il film fuori concorso che ha chiuso il festival. Marc Fitoussi dirige Karin Viard e la star musicale francese Benjamin Biolay in una storia di tradimenti incrociati (Betrayal è il titolo del romanzo di Karin Alvtegen da cui è tratto), dove ciascuno nasconde qualcosa (tra le mail, alla caviglia, nel passato, o nel presente molestato da un stalker importuno). Dal melò altoborghese il film svolta a tre quarti verso il noir, quando la protagonista Hélène, direttrice della mediateca francese a Vienna e moglie del direttore della Konzerthaus, si spinge molto in là reagendo al tradimento del marito. Lo fa per salvare le apparenze (del titolo)? O per amore del marito scostante e fedifrago? O per ritrovare una nuova se stessa? L'interesse a trovare una risposta da parte dello spettatore è tiepido.

Qui trovate il bilancio del Premio Caligari, con 6 noir italiani in concorso, e il commento a BASTARDI A MANO ARMATA.

0 Commenti

SPAGHETTI NOIR

3/13/2021

0 Commenti

 

NOIR IN FESTIVAL - 30a edizione - marzo 2021
​Prima parte

Foto
Si è conclusa ieri la trentesima edizione del Noir in Festival, che “festeggia” la cifra tonda inaugurando un nuovo formato, con tutto il programma in rete e i film visibili in streaming grazie a MyMovies. Un peccato, per la dematerializzazione del rapporto sala/spettatore; una fortuna per quanti hanno potuto seguire il festival pur non abitando nei pressi di Milano e Como, dove si sono svolte le ultime edizioni dopo il trasloco da Cortina.
Impeccabile il palmares: il Premio Caligari, destinato al miglior noir italiano della stagione, viene assegnato a FAVOLACCE dei fratelli D'Innocenzo, mentre il Black Panther Award viene assegnato al danese KØD & BLOD (Carne e sangue, il titolo internazionale è WILDLAND), con una menzione speciale allo spagnolo NO MATARÁS. Sottoscrivo tutto, magari avrei invertito i premi ai due titoli internazionali.
Ci sarebbe invece forse da dibattere sulla nozione di noir che guida i selezionatori, che hanno messo in gara film molto differenti tra loro, spesso con al centro storie famigliari, raramente attribuili alla concezione classica di noir del cinema americano (assente) o da esso derivato.  

Dei sei film in corsa per il Caligari ho parlato diffusamente nelle relative recensioni, che potete leggere cliccando sui link ai titoli. FAVOLACCE è decisamente quello che possiede la maggiore originalità dal punto di vista della narrazione e dello stile (i rimandi che si possono fare sono solo a cineasti “eccentrici” come Haneke, Seidl o Reygadas), lontano dall'iconografia tanto del cinema statunitense che di quello italiano. Un film che moltiplica i punti di vista, osa senza timore di irritare (la presa diretta dei dialoghi, tra accento romanesco e sussurri, arriva talvolta alle soglie dell'incomprensibile), porta la sua fiaba morale e sociale sul baratro del nichilismo. In un cast corale, Germano è un valore aggiunto, prezioso come una pietra dura.
Se Favolacce prevale malgrado la propria antipatia, il mio film preferito in alternativa è THE SHIFT, opera prima di Alessandro Tonda (che però si è fatto le ossa su tutti i set noir del cinema e della televisione italiana), che cerca audacemente un punto d'incontro tra il cinema dei Dardenne e Speed, tra cinema d'autore e cinema di genere, tra l'attualità della vicenda e i sentimenti universali. Un thriller teso, coerente, efficace, e insieme credibile negli sviluppi e nei comportamenti e umanista nella morale. Un esordio (girato in Belgio e parlato in francese) che fa molto ben sperare.
Tenta un genere lontanamente affine (il “cattivo” che impone i comportamenti al “buono”) IL TALENTO DEL CALABRONE, di Cimini, con echi di vari film come lo spagnolo Desconocido – Resa dei conti, il coreano Terror, live, il danese Il colpevole. Molte cose nel film sono per finta (compreso il fatto che sia girato a Milano, che pure è nel film è “personaggio” e significante), ma anche il regista dimentica di fare sul serio, sbaglia, imbastisce una trama di infima credibilità, fa stonare gli attori coinvolti (si salva Castellitto, motore immobile del film), spreca malamente le buone idee di partenza. Rientra invece pienamente nel genere L'IMMORTALE, spin off, sequel e prequel di Gomorra - tutto insieme. Marco D'Amore sembrava essersi staccato dal personaggio di Ciro al termine della terza serie, invece si sdoppia (come anche la collocazione geografica – Riga e Napoli - e temporale – presente e passato) per raccontare (come ne Il Padrino parte seconda) l'origine della saga e l'educazione criminale del suo personaggio. Nulla di nuovo dal punto di vista del tono e delle vicende, ma il rispetto del brand e dello showrunning è d'obbligo e il godimento dei fan della serie (una delle poche che personalmente ho mai seguito) è assicurato.
Gli altri due film sono in vario modo calati nella società italiana. Più pedissequamente VILLETTA CON OSPITI di De Matteo (un autore che altrove mi aveva colpito molto più favorevolmente), che compone un ritratto di famiglia in un interno del Nord-Est, dove nessuno è innocente, compresi i rappresentanti delle autorità civili militari e religiose che fanno passerella in una notte di tregenda. Rigido nella sua programmaticità, e con gli attori usati secondo le rispettive prevedibili maschere. Antonio Capuano invece sembra non scostarsi dai dintorni della sua amata/odiata Napoli, tornandone a descriverne tutte le contraddizioni attraverso un personaggio femminile forte e debole, ferito e combattivo, seducente e scostante. Ma anche ne IL BUCO IN TESTA si apre una deriva spazio-temporale, che porta in un altro luogo (Milano) a fare i conti con un altro tempo (gli albori degli anni di piombo). Un tentativo generoso, forse irrisolto.
Imprevedibilmente (non amo voti né classifiche) sono quindi in grado di metterli in ordine di gradimento:
  1. Favolacce;
  2. (con menzione speciale) The Shift;
  3. L'immortale;
  4. Il buco in testa;
  5. Villetta con ospiti;
  6. Il talento del calabrone.
Foto
Già che parliamo di film italiani, affrontiamo anche il film presentato in apertura del festival, in realtà una co-produzione italo-brasiliana. Siamo sempre nell'ambito della villetta con ospiti, ma stavolta la storia della famigliola che entra in contatto con crimine e violenza mette da parte qualunque preoccupazione morale, psicologica e sociologica per muoversi completamente all'interno del genere e della sua storia. Già nei primi minuti sia il titolo, BASTARDI A MANO ARMATA, come i titoli di testa sullo split screen del motociclista in corsa, ci portano all'atmosfera del poliziottesco all'italiana degli anni '70. Albanesi, già autore di un paio di horror low budget, guarda al cinema di Umberto Lenzi e affida a Marco Bocci una parte che avrebbe potuto essere del Tomas Milian di allora. Ma bastano i cachinni del carceriere algerino (senza che ci sia una ripresa fatta in Algeria, tra l'altro) a capire che si mette male: nulla funziona, la trama lascia il tempo che trova, la recitazione è goffa e sopra le righe e le figure peggiori toccano a Fortunato Cerlino e a Peppino Mazzotta, il Fazio del commissario Montalbano, qui ridicolizzato nei panni di un novello Alain Delon. Spesso si tocca l'umorismo, ma purtroppo, si direbbe, involontariamente. Fosse stato in concorso, avrebbe lottato (e forse vinto) per l'ultimo posto.

Qui trovate il bilancio del concorso internazionale Black Panther.

Altri premi:
​Un Premio Speciale Claudio Caligari 2020 è stato consegnato ad Andrea Paris, Matteo Rovere e Sydney Sibilia di Ascent Film e Groenlandia, per la creatività produttiva a cavallo tra i generi dello spettacolo popolare nel cinema italiano di oggi; rimanendo in Italia, ma nel campo del noir lettarario, Tullio Avoledo ha conquistato il Premio Giorgio Scerbanenco 2020 per Nero come la notte (Marsilio), con la seguente motivazione della giuria:“Per essere riuscito a costruire, attraverso l’ibridazione tra noir e distopia, una storia che racconta con realismo politico il paesaggio post industriale del Nord Est, affrontando i temi dell’immigrazione, della clandestinità e dell’emarginazione, grazie a una scrittura che richiama felicemente la tradizione dell’hardboiled.” A Psychokiller (SEM) di Paolo Roversi è andato invece il Premio del Pubblico, assegnato al libro in concorso più votato dai lettori.

0 Commenti

NASCITA DI UN IMMORTALE

3/2/2021

0 Commenti

 

L'IMMORTALE di Marco D'Amore

Foto
Come Il Padrino (nella Parte seconda), Gomorra sente il bisogno di tornare al passato per costruire un racconto di formazione.
Marco D'Amore sembrava essersi distaccato definitivamente da Gomorra permettendo all'immortale Ciro di morire al termine della terza stagione, concludendo il tormentato rapporto con l'amico/nemico, amato/odiato Genny Savastano e ribaltando il finale della prima stagione, dove era Genny a sembrare essere morto, dopo essere stato sparato da Ciro. Invece è proprio lui a scrivere insieme ad altri il soggetto e la sceneggiatura del film, a prendere nelle sue mani la regia del film e a riassumere il ruolo principale, nei panni del personaggio dato per morto.
Tutto d'altra parte è coerente con lo showrunning della serie, quindi tutto nel film rispetta doverosamente gli stilemi che accomunano gli episodi televisivi, dalla musica dei Mokadelic allo stile di recitazione degli interpreti e alla caratterizzazione dei personaggi.
Alla dislocazione spaziale, cui ci avevano abituato tutte le stagioni di Gomorra, ciascuna delle quali prevedeva una parte girata all'estero, si aggiunge però stavolta anche una dislocazione temporale, ambientata nella Napoli degli anni '80, a raccontare l'infanzia del piccolo Ciro De Marzio, che ha già esordito nella sua carriera di immortale nel prologo, sopravvivendo al terremoto dell'Irpinia.
Il film si apre quindi con due resurrezioni: quello dell'orfanello Ciro, che si trova ben presto immischiato in un'educazione criminale che parte dai fondamentali (i piccoli furti, il contrabbando), e quella del Ciro adulto, sopravvissuto al colpo di pistola al petto sparatogli da Genny e al tuffo apparentemente letale nel Golfo di Napoli. Mentre il piccolo cresce nel ventre della città, il Ciro redivivo viene spedito in Lettonia, dove, nel seno di una comunità di magliari italiani stabilitisi lì da tempo, riorganizza il traffico di stupefacenti in combutta con un clan di russi, per scoprire però di dover fare i conti anche con la mafia lettone in guerra aperta con quella russa.
Il bambino, pur in un ambiente anomalo dove l'illegalità è di casa e la moralità deviata, vive un'età piena di aspettative e di speranza, in cui tutto può ancora accadere; l'adulto disilluso e disincantato vive invece in un'età e in un mondo in cui nulla sembra più poter succedere, se non l'eterna ripetizione della meccanica dei traffici, delle partite di droga da ricevere e distribuire, delle alleanze e dei tradimenti, degli accordi e degli agguati.
L'immortale ha un rapporto complesso ma intrigante con la serie, ponendosi come elemento di transizione tra la terza serie e la quinta, già annunciata, svolgendosi parallelamente alla quarta; ma creando anche una dinamica interna, poiché il dramma innestato nella parte napoletana trova soluzione (a distanza di decenni diegetici) in quella lettone, senza tuttavia chiuderla del tutto e tenendo aperta quindi la porta al futuro ritorno di uno degli antagonisti principali. Tecnicamente quindi si tratta insieme di un prequel (in senso ontogenetico e filogenetico rispetto alla serie), di un sequel, e di uno spin-off.
Il racconto dell'infanzia di Ciro è coerente con l'evoluzione futura del personaggio, tanto da sembrare quasi pre-risaputa; e il dover svolgere due intrecci paralleli in un tempo tutto sommato limitato rispetto ai tempi televisivi porta a delle soluzioni un po' “facili”, dove tutti i cattivi di turno si comportano con un'ingenuità un po' sconcertante.
La descrizione della comunità dei magliari italiani in Lettonia era la novità e forse lo spunto sociologicamente più interessante del film, ma ad emergere (oltre a quello di Bruno, già mentore del Ciro fanciullo) è solo un personaggio: quello di Vera (Marianna Robustelli), scettica sulla svolta criminale della sua enclave, dapprima diffidente nei confronti del nuovo arrivato, e poi affascinata dal suo fascino tenebroso e doloroso.
Il film è d'altra parte coerente in tutti i suoi aspetti con l'alta qualità della serie, di cui mantiene l'appeal tragico, e ha ottenuto consensi da parte degli addetti ai lavori (conquistando Nastro d'argento e Ciak d'oro, oltre a una candidatura ai Donatello, tutti destinati all'esordio alla regia di D'Amore, che già si era esercitato con un paio di episodi televisivi) e del pubblico, realizzando uno dei migliori incassi del 2019 per un film italiano.

0 Commenti

IL TERRORE CORRE IN AMBULANZA

2/27/2021

0 Commenti

 

THE SHIFT di Alessandro Tonda

Foto
The Shift (la cui uscita in sala è stata falciata come tante dall'emergenza Covid) ha a mio parere un paratesto non all'altezza: il titolo (si potrebbe tradurre “il pulsante”) concentra l'attenzione sull'aspetto più “meccanico” del film e la locandina, dai colori scuri e contrastati, che mostra un giovane malmesso con un'apparecchiatura legata in vita davanti al retro di un'ambulanza, potrebbe adattarsi ad un horror, a una commedia giovanile, a un film video-gioco.
Invece The Shift è un ottimo thriller, teso e umanistico insieme, con una fotografia, un montaggio e un commento sonoro (dei Mokadelic, quelli di Gomorra) funzionali ed efficaci. Per il regista (anche sceneggiatore) Alessandro Tonda, si tratta di un esordio alla regia di un lungometraggio, cui arriva però dopo una lunga gavetta esemplare come aiuto regista sui set di Romanzo criminale, Suburra, Gomorra, Sicilian Ghost Story ed altri, tra cinema e tv.
Tonda insomma è arrivato pronto, e lo dimostra subito con un piano-sequenza che segue un gruppo di ragazzi che si reca a scuola, a Bruxelles (ma le riprese si sono tenute a Liegi), fin dall'autobus; una ripresa immersiva tra i volti, i corpi, il brusio confuso e allegro delle voci. Volti, corpi, voci che presto verranno deturpati da un incubo di sangue: quello che sembrava un normale giorno di scuola di ragazzi che si baciano, si abbracciano, chiacchierano, si salutano, senza far caso al colore della pelle, si trasforma in pochi attimi in un inferno, scatenato da un loro coetaneo armato di pistola che apre il fuoco indiscriminatamente su di loro e poi fa esplodere l'ordigno, armato con chiodi e bulloni per essere più letale e devastante, che porta legato in vita.
Dopo l'inizio scioccante, e in tempo reale, quasi tutto il resto del film si svolge nello spazio concentrazionario e frammentato dell'interno di un'ambulanza, accorsa sul posto malgrado fosse a fine turno, e che raccoglie un ragazzo gravemente ferito. Ma appena tagliati i vestiti che ha addosso per le medicazioni, anche alla sua vita appare legata una cintura esplosiva, che il giovane terrorista non ha avuto la forza e il coraggio di azionare insieme a quella del suo complice.
La missione di salvare una vita si trasforma improvvisamente per i due membri dell'equipaggio – l'autista Adamo (Adamo Dionisi), immigrato di origine italiana, e Isabelle (un'ottima Clotilde Hesme), sposata con un tunisino e con un figlio della stessa età del terrorista ferito – quella di salvare se stessi e gli altri da quella bomba vivente che cerca in se stesso il coraggio e la spietatezza di fare quello che non è riuscito a fare nell'atrio della scuola.
In parallelo cominciamo a seguire le investigazioni e poi le azioni della polizia, quando ci si accorge che il conto delle ambulanze non torna e che un attentatore è svanito nel nulla.
Tonda gestisce abilmente la tensione crescente e riesce a realizzare un thriller efficacissimo che fa trattenere il fiato fino all'ultimo minuto, ma mantenendosi rigorosamente nei limiti della credibilità, sia dal punto di vista del contesto, che delle azioni, dei comportamenti e dei personaggi (l'unico eventuale “buco nero” nella sceneggiatura è guarda caso ambientata in un tunnel, quando i protagonisti avrebbero la possibilità di dare l'allarme e di abbandonare nell'ambulanza il terrorista con la sua bomba e il suo odioso pulsante). Si potrebbe fare una lista molto lunga dei luoghi comuni e delle trappole narrative che il regista/sceneggiatore evita, firmando un film appassionante ma sostanzialmente onesto. La paura di morire o di vedere morire altri innocenti degli infermieri (che non sono delle persone comuni che scoprono di averi capacità straordinarie una volta implicati in circostanze eccezionali); il peso della responsabilità dei poliziotti al comando delle operazioni (che non sono né professionisti dai poteri taumaturgici né ottusi e protervi); il senso di colpa dei genitori che non si erano resi conto di avere in casa un fanatico assassino, rientrano in un quadro ben delineato, dove forse il personaggio più debole è forse proprio quello del giovane protagonista, un adolescente che sentendosi incompreso (come molto suoi coetanei) si è rifugiato nella follia micidiale ma consolatoria del fanatismo religioso che gli ha dato accoglienza, affidato responsabilità e fornito una prospettiva di gloria e di martirio.
Tonda amministra virtuosamente l'uso degli spazi, i tempi della narrazione, il progredire della tensione (con un naturale calo nella parte centrale, inevitabile dopo un incipit sconvolgente e prima di un finale col fiato sospeso), il gioco asciutto dei caratteri (dei quali emerge poco più che l'essenziale legato alla drammaticità del momento), il contesto sociopolitico (il finale si svolge a Molenbeek, punto di partenza di molti terroristi stragisti e di miliziani islamisti). Anche lo scioglimento è perfetto, affidato ad un gesto che è insieme di difesa e di compassione.
The Shift cerca un punto di equilibrio tra cinema di genere e cinema d'autore, trovando in questa ricerca insieme il proprio punto di forza e di debolezza. Iniziato come Elephant di Gus van Sant, il film incontra inevitabilmente nell'epilogo il cinema dei fratelli Dardenne, numi tutelari (belgi) del cinema umanistico, che già avevano pedinato Le jeune Ahmed fino al suo epilogo di pietà e di sconfitta.

0 Commenti

GLI ORFANI DEL '68

2/26/2021

0 Commenti

 

IL BUCO IN TESTA di Antonio Capuano

Foto
Antonio Capuano è uno dei più originali e assidui cantori di una napoletanità non stereotipata: non si sposta di molto dalla sua città ambientando Il buco in testa a Torre del Greco e mettendo al centro della narrazione una protagonista femminile che sotto certi aspetti può essere considerata l'incarnazione del carattere della città: ruvida, vitale, disincantata, ribelle, animata insieme dalla voglia di vivere ed da una sorta di cupio dissolvi. E orfana.
Forse Napoli non ha mai avuto un padre (lo Stato?) che la togliesse dal suo senso di abbandono e di precarietà e la facesse diventare adulta; un padre sicuramente non ha mai avuto Maria (la storia è ispirata - in alcuni tratti abbastanza fedelmente - a quella reale di Antonia Custra), figlia di un brigadiere ucciso ventenne durante una manifestazione di Piazza Milano, agli albori degli anni di piombo. La pallottola che ha ucciso suo padre ha lasciato un buco nella testa e nella vita di Maria, che conduce un'esistenza precaria tra una madre ammutolita persa nel lavoro casalingo di pastaia, un insegnante alle prese con una gioventù problematica e innamorato di lei (che lo respinge), un poliziotto che la corteggia, un provino da netturbino (fallito), il lavoro volontario in una scuola, le sedute della psicologa. Tutto alla fine la condurrà ad una prova per tentare di chiudere i conti con quell'assenza fondamentale: la ricerca dell'uomo che ha sparato il colpo che ha ucciso suo padre, il pellegrinaggio nei luoghi degli scontri, il confronto con l'asfalto che ha visto scorrere il sangue del padre che non ha mai conosciuto. Ci sono in questo film due Maria (una bruna con i capelli lunghi, l'altra con i capelli corti rossi), due città, due epoche, due tempi narrativi, due registri (quello realistico e quello onirico e semionirico dei flashback), ma al centro di tutto c'è il personaggio di Maria, interpretata in modo intrepido ed estremistico da una Teresa Saponangelo nervosa, dura e sanguigna. Nel reparto attori è convincente Francesco Di Leva nel ruolo dell'insegnante (il cui personaggio però sparirà dopo una svolta imprevista e contraddittoria), un po’ meno Tommaso Ragno nel ruolo dell'ex militante di Autonomia operaia che non si è mai perdonato l'errore del passato. Capuano filma bene gli ambienti e ama il proprio personaggio, ma imposta un punto di vista (Maria all'inizio si presenta, sguardo in macchina), che poi abbandona subito, la drammaturgia ha qualche sbandamento e qualche deviazione in vicoli senza uscita, e sembra non decidersi su quale linea far diventare preminente, quella esistenziale del disagio di vivere di Maria, quella sociologica della realtà contraddittoria della Napoli di oggi, o quella politica della resa dei conti con un passato dove ideologia e ideale rivoluzionario della lotta al sistema giustificavano crimini.
​Un tema quest'ultimo già affrontato in precedenza dal cinema, ma forse non abbastanza; per citare solo due film, per affinità tematica o di titolo, ricordo La seconda volta di Mimmo Calopresti, dove un professore universitario rincontra la terrorista che gli ha sparato il proiettile ancora conficcato nel suo cranio, o il tedesco Il coltello in testa di Reinhard Hauff dove uno scienziato viene ferito alla testa dalla polizia durante un'irruzione, perde la memoria e viene scambiato a sua volta per un terrorista. Affrontare questi temi oggi, non da una prospettiva storica postuma, ma come sentimenti ancora brucianti anche nel vissuto di personaggi contemporanei, può sembrare stranamente attuale, ma occorre ricordare che nello stesso 2020 Claudio Noce ha raccontato nel parzialmente autobiografico Padrenostro la propria esperienza di bambino che vide cadere il padre sotto i colpi dei Nuclei armati rivoluzionari nella Roma del 1976.




0 Commenti

LO SBANDAMENTO DEL CALABRONE

12/6/2020

0 Commenti

 

IL TALENTO DEL CALABRONE di Giacomo Cimini

Foto
Concepiti come esercizi virtuosistici, ormai sono molti i film basati sul meccanismo narrativo che prevede un “cattivo” occulto che impone ad un “buono” (virgoletto, perché talvolta la ripartizione morale non è così semplice), costretto al movimento continuo nelle versioni hollywoodiane (Speed, Die Harde – Duri a morire), ovvero costretto all'immobilità in un ambiente circoscritto e spesso claustrofobico (nel danese Il colpevole, nel coreano Terror, live, nell'argentino 4x4), dei compiti da eseguire o delle prove da superare, che a volte implicano degli scabrosi dilemmi morali.
Precedenti ed esempi quindi non mancavano per l'operazione tentata da Giacomo Cimini, sceneggiatore, produttore e regista (attivo soprattutto nel campo del cortometraggio e del videoclip), che sdoppia l'ambientazione del suo film concentrandola in due ambienti chiusi (con poche evasioni, tra cui alcuni flashback che danno degli accenni del passato di uno dei personaggi principali): il primo è uno studio radiofonico in cima a un grattacielo, con le vetrate rivolte verso lo skyline notturno di Milano; il secondo è l'abitacolo di un'automobile in quasi costante movimento per le strade della città.
Alla guida c'è un personaggio misterioso (interpretato da Castellitto) che afferma di chiamarsi Carlo e che ingaggia un duello telefonico tutto verbale con il brillante deejay Steph (Lorenzo Richelmy), che potrebbe avere l'età di suo figlio e che conduce un programma notturno dallo studio di Radio 105. La conversazione diventa presto minacciosa e l'uomo detta le sue regole: a parlare con lui deve essere solo il giovane dj, la linea non va mai interrotta, la radio deve trasmettere i brani di musica classica da lui richiesti. Per imporre la propria volontà, l'uomo fa esplodere una bomba all'ultimo piano di un palazzo, per fortuna in costruzione, e quindi a puro scopo dimostrativo e senza provocare vittime. Mentre arrivano sul posto le forze dell'ordine, nella persona in particolare dell'ufficiale dei carabinieri Rosa Amedei, nelle ore della notte (l'azione si svolge quasi in tempo reale), la tensione e la stanchezza salgono, la verità emerge gradualmente, anche se si intuisce che il rapporto perverso che si instaura tra Carlo e Steph non può essere casuale e che una resa dei conti finale è inevitabile.
L'idea di base è buona come anche l'intenzione di calarla in un contesto italiano e riconoscibile, l'atmosfera all'inizio funziona, i movimenti di macchina sinuosi all'interno dello studio radiofonico costruiscono uno spazio che è mentale oltre che fisico, la fotografia e il montaggio sono di qualità, ed è una bella idea l'utilizzo “alla newyorkese” dello skyline notturno milanese (e quella del suo oscuramento).
Ma purtroppo a non funzionare sono le cose fondamentali, a cominciare da una sceneggiatura (firmata dal regista insieme a Lorenzo Collalti) che man mano che procede comincia a rivelare goffaggini di scrittura sempre più gravi, accumulando inverosimiglianze sempre più inaccettabili per la credibilità della storia, fino alla sorpresa finale che anziché illuminare retrospettivamente quanto abbiamo visto, getta ombre ancora maggiori sulla sua coerenza. Perfino sulla pertinenza del titolo (che si riferisce al paradosso per cui il calabrone vola perché non sa di avere le ali troppo piccole per poterlo fare) ci sarebbe da discutere.
Non dirò di più per non rivelare troppo, ma sicuramente indebolisce la forza della storia anche la sproporzione tra il fine perseguito da Carlo e i mezzi da lui predisposti per conseguirlo, come anche la costruzione di un villain tutto sommato inoffensivo.
La scarsa qualità di scrittura si riverbera poi sulla direzione degli attori e sulle loro prestazioni; Castellitto, che in genere tende ad andare sopra le righe, è quello che ne esce meglio, esibendosi in una performance solipsistica, quasi tutta in primo piano; Richelmy, che all'inizio sembrava convincente, finisce per scomporsi una volta messo alla prova dall'evoluzione della sceneggiatura; ma a sprofondare nelle acque peggiori è soprattutto la Foglietta, costretta ad interpretare un tenente colonnello dei Carabinieri in abito da sera di raso rosso con gli anfibi ai piedi e la fondina con la pistola sotto l'ascella nuda (per giunta dentro uno studio all'ultimo piano di un grattacielo, mentre il cattivo si presume stia girando in macchina per non si sa quali strade della città), che non riesce a gestire il ruolo e le reazioni incongrue che le vengono assegnate, cadendo in una recitazione stridente e inadeguata.
A poco serve l'inverosimile e gratuita sorpresa finale, che sovverte lo stesso set dell'azione per dirci che tutto ciò che abbiamo visto non era così come lo credevamo. D'altra parte il film, completamente ambientato a Milano - spiazzamento per spiazzamento - è stato girato a Roma.

0 Commenti

RITRATTO DI PROVINCIA IN ROSSO

8/19/2020

0 Commenti

 

VILLETTA CON OSPITI di Ivano De Matteo

Foto
Ivano De Matteo (sempre affiancato in sede di sceneggiatura da Valentina Ferlan) è un autore che seguo con piacere e interesse, impegnato con coerenza nella rappresentazione della società contemporanea e delle sue ipocrisie, partendo spesso da una situazione famigliare, con film non banali e dalla solida drammaturgia.
Ho apprezzato la trasformazione quasi in un thriller mozzafiato delle difficoltà economiche e psicologiche di un separato ne Gli equilibristi; la fine descrizione delle dinamiche psicologiche di accettazione-rifiuto del diverso ne La bella gente; la stringente progressione drammatica de I nostri ragazzi, girato praticamente intorno al tavolo di un ristorante.
Villetta con ospiti si colloca, tematicamente all'incrocio con questi due ultimi titoli: incentrato sulla reazione di un nucleo famigliare all'irruzione di un corpo estraneo (là una giovane prostituta, qui un ragazzo ferito) come La bella gente, descrive la chiusura a riccio (un riccio dagli aculei d'acciaio) di una famiglia allo scopo di occultare le nefandezze che sono state commesse dai propri membri, come succede anche ne I nostri ragazzi.
Purtroppo però in Villetta con ospiti non ho ritrovato né la finezza psicologica de La bella gente né l'implacabile meccanismo ad orologeria drammaturgica de I nostri ragazzi, quanto piuttosto i difetti contrari.
Villetta con ospiti è infatti un film a tesi (una definizione contestata o quanto meno argomentata da Gianni Canova), che assegna a ogni singolo personaggio almeno uno scheletro nell'armadio, per sporcarne la coscienza e spingerli nell'ignavia più vile, anche a fronte di una questione immediata di vita o di morte. Il padre è fedifrago e imbroglione, la madre una bigotta ipocrita pronta a predicare bene e a razzolare male, non rifiutandosi neppure le attenzioni di un prete sensibile alle lusinghe della femminilità, la figlia innamorata è pronta a tuffarsi nell'indifferenza e a sublimare nell'autolesionismo.
Ma la notizia peggiore è che nell'elegante e isolata villetta del titolo, epicentro e luogo-simbolo di una borghesia benestante quanto ipocrita, di un Nord-est di imprenditori pronti ad arrangiare i conti, e di famiglie con la pistola nel cassetto nel nome del mito alla legittima difesa, vengono convocati anche gli ospiti; oltre all'autorità socio-antropologica rappresentata dai genitori sembra di assistere ad una grottesca parata delle autorità civili (il medico), militari (il poliziotto) e religiose (il prete), tutti ovviamente provvisti del bagaglio di una coscienza sporca e con relativo pelo sullo stomaco, ricattabili e accidiosi.
Se nella prima parte il giudizio rimane sospeso - con un ritratto di provincia a tratti sapido e a tratti risaputo, come lo stesso uso del dialetto veneto che dovrebbe dare veridicità geopolitica e corposità al racconto - nella seconda parte, quando il ritratto si sporca del rosso del sangue, la narrazione, che prosegue in unità di tempo, d'azione e di luogo, promette di acquistare intensità e tensione. Invece il film si sfilaccia, dilata i tempi, indugia in maniera sospetta, blocca tutti i personaggi, mantiene perfino le luci assurdamente basse là dove invece occorrerebbe luce oltre che azione. E' vero che la realtà supera a volte la fantasia (v. ad es. un incredibile caso di cronaca nera come quello dell'omicidio di Marco Vannini), ma al cinema spesso l'esigenza di verosimiglianza è superiore a quella di verità.
In parallelo, i personaggi rimangono stilizzati, semplici addendi di una somma già stabilita in partenza, aderenti alla loro caratterizzazione e ai loro vizi (oltre che alla naturale propensione al ruolo degli interpreti, a cominciare da Giallini e dalla Cescon), ma dotati di scarso spessore e sfumature. L'interpretazione più vibrante e convincente è alla fine quella di Cristina Flutur, una madre rumena il cui sogno italiano è destinato a svanire in una sola tragica notte.

0 Commenti

FAVOLA NERA

5/17/2020

0 Commenti

 

FAVOLACCE (Ita-Svizz) dei fratelli (Damiano e Fabio) D'Innocenzo

Foto
Favolacce comincia con una plurima autofalsificazione dei punti di vista. Una voce narrante incorporea, di un adulto maschio, afferma di aver ritrovato nella campana per la raccolta della carta il diario di una bambina, di averlo letto, e di averne proseguito la scrittura inventando il seguito della storia e le parole per raccontarla.
“Quello che segue è ispirato a una storia vera; la storia vera è ispirata a una storia falsa; la storia falsa non è molto ispirata”: così la voce fiori campo introduce la narrazione.
Quello dei fratelli D'Innocenzo si configura così come uno sguardo disincarnato, quasi entomologico (nel prologo sono inquadrate delle formiche al lavoro), e in quanto tale quasi deresponsabilizzato rispetto alla materia narrata e al modo di raccontarla.
Lo stesso titolo, Favolacce, sembra prendere le distanze da un proposito di rappresentazione realistica e sociologica. E' vero che si parla di un quartiere periferico di Roma, di personaggi realistici, che vivono in ambienti credibili, in un contesto geografico e storico ben determinato; eppure gli autori dichiarano un intenzione favolistica, irrealistica, storpiata inoltre dal dispregiativo che ci fa capire di iniziare la visione che non si tratterà di un racconto di fantasia mirato alla consolazione e al lieto fine.
Un gruppo di famiglie romane, che vivono in una periferia residenziale, in ordinate casette che ricordano tante altre realtà abitative in giro per il mondo (ne abbiamo tanti esempi anche nel cinema, soprattutto americano: di recente ho visto Suburbicon, firmato da Clooney e da altri due frères terribles, i Coen). Padri, madri, figli e figlie (Elio Germano è solo la punta di diamante di un cast corale che comprende anche molti giovanissimi), in appartamenti con giardino che sono apparentemente delle comfort zone inattaccabili. Tutto il film inoltre si svolge in un'immutabile estate, piena di sole, con il costante frinire delle cicale in sottofondo, nella calda luce estiva che splende su case, campagna, spiagge.
Eppure, come il film racconta per un preciso partito preso, quelle case che sembrano così perfette e confortevoli sono ricettacoli di infelicità, di insoddisfazione, di rancore inespresso. Le situazioni all'apparenza più innocenti e felici, come una piscina gonfiabile in giardino o la festa di compleanno di una ragazzina, diventano occasioni di invidia, di malevolenza, di nichilistica frustrazione.
La mancanza di valori e di obiettivi, l'insoddisfazione profonda che corrode il cuore degli adulti, e che si trasmette anche attraverso atti di violenza fisica e verbale verso i più giovani, semina e coltiva un malessere profondo anche nei figli. Quelle case sono letteralmente (o favolisticamente) delle bombe pronte a scoppiare, in quegli appartamenti si diffondono letteralmente (o favolisticamente), veleni letali.
Non c'è un pifferaio magico, o ce ne sono una marea, o la società stessa è un pifferaio magico che conduce alla distruzione e all'autodistruzione (“così finisce tutto”, è la speranza espressa da uno dei giovanissimi protagonisti).
I D'Innocenzo (un cognome che suona ironico rispetto ai loro film che parlano essenzialmente di colpevolezza), come dichiarato, variano i modi dello sguardo e della narrazione. Una bambina parla attraverso la voce e le parole di un adulto che non sapremmo identificare; i giochi dei bambini in giardino con l'acqua sono ripresi con una camera mobile, immersiva, e in controluce estatici che sembrano alludere al cinema di Malick; una scena drammatica è ripresa con la camera immobile in campo lungo e sbilenco, con una distanza e un'obliquità agghiaccianti; un primissimo piano fisso è invece dedicato al volto sdraiato del padre di Alexia e Dennis, che, dopo aver scoperto l'orrore nella propria cucina della casa torna a stendersi nel letto al piano di sopra, quasi a sperare che quell'orrore si dissolva come fanno i brutti sogni, e sapendo che non potrà essere così; infine l'inquadratura si incorpora con quello delle telecamere televisive o nello schermo stesso della tv, a raccontare una tragedia annunciata mostrandone i dettagli più morbosi e scabrosi.
Il narratore infatti, pentendosi di aver raccontato una storia così “triste, amara e pessimistica”, dichiara l'intenzione di voler ricominciare dall'inizio; ma è una beffa atroce, e il ritorno sui propri passi non rimedia agli errori e alle tragedie, ma per le ribadisce in un circolo temporale paradossale.
I D'Innocenzo dopo il credito conquistato con l'esordio nel noir minimalista de La terra dell'abbastanza, confermano di essere degli autori da seguire. Il loro è un cinema aspro, anticonsolatorio, programmatico nel proprio nichilismo privo di speranza e nel loro sguardo freddo e antiempatico. Qui rispetto all'esordio si nota una cura formale più precisa e consapevole, sia nel taglio delle immagini che del montaggio libero e asintattico, sia nel sound design, con una colonna sonora straniante che sembra saturare le sequenze di cigolii e scricchiolii inquietanti.
Favolacce, a torto o a ragione, mi ha ricordato (con un'attenuazione delle punte più acide e insostenibili dei due autori) la poetica di cineasti come l'austriaco Seidl (Canicola) o il messicano Reygadas (la sequenza di Dennis perduto nella natura sotto la pioggia sembra quasi una citazione esplicita del prologo di Fiat tenebras lux).
Continueremo quindi a seguire i due fratelli, sperando che davvero non “finisca tutto” e con la consapevolezza che loro e noi tutti, come il padre di Dennis al mare, saremo “i primi a non divertirci”.

0 Commenti

    Mauro Caron

    Appassionato di cinema da sempre, in maniera non accademica.
    Amo il cinema d'autore, ma quello che spero sempre, accingendomi a guardare un film, è di divertirmi ed emozionarmi, e poi di avere di che riflettere.
    ​Dal 2002 al 2023, anno della sua chiusura , ho collaborato con la rivista  di critica e teoria del cinema "Segnocinema"; ho pubblicato anche articoli di cinema su "Confini", sul sito "Fuorischermo", e nel volume collettivo "Tranen" dedicato a cinema e deportazione
    .
    Dal 2024 tiene corsi sul linguaggio e la storia del cinema  oltre a lezioni di carattere monografico..

    Categorie
    I POST DI HOLLYBLOOG

    Tutti
    100 LITRI DI BIRRA
    10 GIORNI SENZA MAMMA
    120 BATTITI AL MINUTO
    1917
    2017
    28 ANNI DOPO
    30 NOTTI CON IL MIO EX
    4 META'
    4X4
    5 CM AL SECONDO
    5 E' IL NUMERO PERFETTO
    7 PSICOPATICI
    A BIG BOLD BEAUTIFUL JOURNEY
    A CASA TUTTI BENE
    A CIAMBRA
    ACID
    A COMPLETE UNKNOWN
    ADAGIO
    ADAM
    AFTER LOVE
    AFTER THE HUNT - DOPO LA CACCIA
    A HOLLYWOOD
    A HOUSE OF DYNAMITE
    AIR CONDITIONER
    AL DI LA' DELLE MONTAGNE
    ALLIED - UN'OMBRA NASCOSTA
    ALPHA
    ALPS
    AMARGA NAVIDAD
    AMATA
    AMBULANCE
    AMERICAN FICTION
    AMSTERDAM
    ANATOMIA DI UNA CADUTA
    ANCORA UN GIORNO
    ANIMALI NOTTURNI
    ANIMALI SELVATICI
    ANIMAL KINGDOM
    ANNETTE
    ANOTHER END
    ANTARTICA - QUASI UNA FIABA
    A REAL PAIN
    ARRIVAL
    ASSASSINIO SUL NILO
    A STAR IS BORN
    ASTEROID CITY
    AZOUGUE NAZARETH
    BABY
    BABY DRIVER
    BACKROOMS
    BACURAU
    BAD LUCK BANGING OR LOONY PORN
    BARBIE
    BARDO
    BASTARDI A MANO ARMATA
    BEAUTIFUL BOY
    BECKETT
    BELFAST
    BENEDETTA
    BEN IS BACK
    BEN - RABBIA ANIMALE
    BENVENUTI A MARWEN
    BIRD BOX
    BLADE RUNNER 2049
    BLAKkKLANSMAN
    BLONDE
    BLOOD FATHER
    BOMBSHELL - LA VOCE DELLO SCANDALO
    BONES AND ALL
    BORAT - SEGUITO DI FILM CINEMA
    BOY ERASED - VITE CANCELLATE
    BOYS
    BRIAN E CHARLES
    BRUJERIA
    BULLET TRAIN
    BURNING - L'AMORE BRUCIA
    CAFARNAO
    CAFFE'
    CALIBRE
    CANADA - I TRADIMENTI
    CAPTAIN FANTASTIC
    C'E' ANCORA DOMANI
    CENSOR
    C'ERA UNA VOLTA
    C'ERA UNA VOLTA... A HOLLYWOOD
    C'ERA UNA VOLTA MIA MADRE
    CHALLENGERS
    CHARLEY THOMPSON
    CHESIL BEACH
    CHIAMAMI COL TUO NOME
    CIME TEMPESTOSE
    Cinema 2016
    Cinema Americano
    Cinema D'animazione
    Cinema Di Animazione
    Cinema Europeo
    Cinema Extra Europeo
    Cinema Extra-europeo
    Cinema Extraeuropeo
    Cinema Ita
    Cinema Italiano
    Cinema Latinoamericano
    CINQUE SECONDI
    CIVIL WAR
    Classifiche
    COCO
    COLD WAR
    COLLECTIVE
    COLPO DI FORTUNA - COUP DE CHANCE
    COMEDIANS
    COME TI DIVENTO BELLA
    COME TI MUOVI
    CONCLAVE
    CONFIDENZA
    CONTA SU DI ME
    COPIA ORIGINALE
    CORPO E ANIMA
    CORPUS CHRISTI
    COSA SARA'
    COYOTE VS ACME
    CRIME 101 - LA STRADA DEL CRIMINE
    CRIMES OF THE FUTURE
    CUORI PURI
    DA 5 BLOODS - COME FRATELLI
    D'ASIA E AMERICA LATINA 2024
    DAVID DI DONATELLO 2017
    DAVID DI DONATELLO 2018
    David-di-donatello-2023
    DAVID DI DONATELLO 2024
    DE USKYLDIGE
    DIABOLIK
    DIAMANTI
    DIAMANTI GREZZI
    DIE MY LOVE
    DI LA' DAL FIUME E TRA GLI ALBERI
    DISCLOSURE DAY
    DISOBBEDIENTI
    Documentario
    DOGMAN
    DOGTOOTH
    DOLOR Y GLORIA
    DON'T WORRY
    DON'T WORRY DARLING
    DOPO L'AMORE
    DOV'E' IL MIO CORPO?
    DOV'E' LA FIESTA?
    DOVE NON HO MAI ABITATO
    DREAMS
    DUE CUORI E DUE CAPANNE
    DUNKIRK
    EASY
    EDDINGTON
    EILEEN
    ELEGIA AMERICANA
    EL HOMBRE DE LAS MIL CARAS
    ELLE
    EL PARAISO
    EL SUPLENTE
    ELVIS
    EMILIA PEREZ
    EMMANUELLE
    ENEMY
    ENNIO
    ENZO
    ERASERHEAD - LA MENTE CHE CANCELLA
    ESTATE 85
    ESTRANEI
    EUFORIA
    EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE
    Famiglia
    FAVOLACCE
    FELICITA'
    FERRARI
    FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO 2025
    FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO 2026
    FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO ASIA E AMERICA LATINA 2025
    Festival E Rassegne
    FIGLI
    FINALEMENT
    FIORE
    FIRST COW
    FIRST MAN
    FIRST REFORMED - LA CREAZIONE A RISCHIO
    FLEE
    FLOW - UN MONDO DA SALVARE
    FLY ME TO THE MOON
    FOLLEMENTE
    FOLLOWING
    FORTUNATA
    FRANTZ
    FREAKS OUT
    FULL TIME
    FUORI
    GATECRASH
    GEMINI MAN
    GIOVANI MADRI
    GIRL
    GIURATO NUMERO 2
    GLI ANNI PIU' BELLI
    GLI INCREDIBILI 2
    GLI OCCHI DEGLI ALTRI
    GLI ORSI NON ESISTONO
    GLI SDRAIATI
    GLORIA BELL
    GOOD BOY
    GREEN BOOK
    HAMMAMET
    HAMNET - NEL NOME DEL FIGLIO
    HAPPY END
    HARKA
    HARVEST MOON
    HERE
    HERETIC
    HIGHWAYMEN - L'ULTIMA IMBOSCATA
    HIS HOUSE
    HIT MAN - KILLER PER CASO
    HONEY BOY
    HOW TO HAVE SEX
    I AM NOT A WITCH
    I AM NOT YOUR NEGRO
    I COLORI DEL TEMPO
    I DANIEL BLAKE
    IDDU - L'ULTIMO PADRINO
    I FIGLI DELLA NOTTE
    I FIGLI DELLA SCIMMIA
    I FRATELLI SISTERS
    Il 2018 Al Cinema - Parte Prima
    Il 2018 Al Cinema Parte Seconda: I Miei Preferiti
    Il 2019 Al Cinema Parte Seconda: Le Delusioni D'annata
    Il 2020 Al Cinema
    Il 2021 Al Cinema
    Il 2023 Al Cinema
    Il 2025 Al Cinema
    IL BUCO IN TESTA
    IL CASO BELLE STEINER
    IL CITTADINO ILLUSTRE
    IL CLIENTE
    IL COLIBRI'
    IL CORRIERE - THE MULE
    IL CORSETTO DELL'IMPERATRICE
    IL DIRITTO DI CONTARE
    IL DIRITTO DI OPPORSI
    IL FILO NASCOSTO
    IL GIOCO DEL DESTINO E DELLA FANTASIA
    IL GIOCO DELLE COPPIE
    IL GRANDE SPIRITO
    ILLUSIONE
    IL MAESTRO GIARDINIERE
    IL MALLOPPO
    IL MIO GIARDINO PERSIANO
    IL MISTERO HENRY PICK
    IL MUTO DI GALLURA
    IL PERMESSO - 48 ORE FUORI
    IL POTERE DEL CANE
    IL PRIMO RE
    IL PROCESSO AI CHICAGO 7
    IL RAPIMENTO DI ARABELLA
    IL REGNO
    IL RITORNO DI CASANOVA
    IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO
    IL SEGRETO DI UNA FAMIGLIA
    IL SEME DEL FICO SACRO
    IL SIGNOR DIAVOLO
    IL SIGNORE DELLE FORMICHE
    IL SINDACO DEL RIONE SANITA'
    IL SUONO DI UNA CADUTA
    IL TALENTO DEL CALABRONE
    IL TARDO FRUTTO DELL'ESTATE
    IL TRADITORE
    IL VERDETTO
    IL VIAGGIO - THE JOURNEY
    IL VOLTO DI MILANO
    I MISERABILI
    I MORTI NON SOFFRONO
    INDIANA JONES E IL QUADRANTE DEL DESTINO
    INDIVISION
    IN DUBIOUS BATTLE - IL CORAGGIO DEGLI ULTIMI
    INEXORABLE
    IN HER PLACE
    INNAMORATE
    IN VIAGGIO CON JACQUELINE
    IN VIAGGIO CON MIO FIGLIO
    IO CAPITANO
    IO SONO ANCORA QUI
    IO SONO TEMPESTA
    I PREDATORI
    ITACA - IL RITORNO
    I TUTTOFARE
    JACKIE
    JOJO RABBIT
    JOKER
    JOKER: FOLIE A DEUX
    KAFKA A TEHERAN
    KARNAWAL
    KILLERS OF THE FLOWER MOON
    KILLING JESUS
    KIND OF KINDNESS
    KOD & BLOD - WILDLAND
    KYNODONTAS
    LA BALLATA DI BUSTER SCRUGGS
    L'ABBAGLIO
    LA BELLE EPOQUE
    LABOUR FILM FESTIVAL 2023
    LA CANDIDATA IDEALE
    LA CASA SUL MARE
    LACCI
    LA CITTA' PROIBITA
    LA DEA FORTUNA
    LA DONNA ALLA FINESTRA
    LA DONNA ELETTRICA
    LADY MACBETH
    LA FAVORITA
    LA FIERA DELLE ILLUSIONI
    LA FORMA DELL'ACQUA
    LA GATTA CENERENTOLA
    LA GAZZA LADRA
    L'AGENTE SEGRETO
    LA GIOIA
    LA GRAZIA
    LA JAURIA
    LA LA LAND
    LA LARGA NOCHE
    L'ALTRO VOLTO DELLA SPERANZA
    LA MIA VITA DA ZUCCHINA
    L'AMORE SECONDO KAFKA
    L'AMOUR FLOU
    LA NOTTE DEL 12
    LA PEGGIOR PERSONA DEL MONDO
    LA RAGAZZA CON IL BRACCIALETTO
    LA RAGAZZA DELLA PALUDE
    LA RAGAZZA NELLA NEBBIA
    LA REGINA DEGLI SCACCHI
    LA RUOTA DELLE MERAVIGLIE
    LA SALA PROFESSORI
    LA SCELTA DI ANNE
    LA SOLITUDINE DEI NON AMATI
    LA SPOSA!
    La Stagione Cinematografica 2018/19
    LA STANZA ACCANTO
    L'ATELIER
    LA TENEREZZA
    LA TERRA DELL'ABBASTANZA
    LA TIGRE BIANCA
    LA TRUFFA DEI LOGAN
    L'ATTACHEMENT - LA TENEREZZA
    LA VENDETTA PERFETTA - BEAR COUNTRY
    LA VITA INVISIBILE DI ISABEL GUSMAO
    LA VITA POSSIBILE
    LA VOCE DI HIND RAJAB
    Lavoro
    LA ZONA D'INTERESSE
    LAZZARO FELICE
    LE ASSAGGIATRICI
    LE CITTA' DI PIANURA
    LE COSE CHE VERRANNO
    LE COSE NON DETTE
    LE DONNE AL BALCONE
    LEE CRONIN - LA MUMMIA
    LE INVISIBILI
    LE MIRACLE DU SAINT INCONNU
    LE NUIT DES ROIS
    LE OCCASIONI DELL'AMORE
    LES APPARENCES
    LES ENVOUTES - THE SPELLBOUND
    LES OISEAUX IVRES
    LE SORELLE MACALUSO
    LE SPECTRE DE BOKO HARAM
    LE STRADE DEL MALE
    L'ETA' GIOVANE
    LE VERITA'
    LIBERE
    L'IMMORTALE
    LINA DE LIMA
    L'INCREDIBILE STORIA DELL'ISOLA DELLE ROSE
    L'INCREDIBILE VITA DI NORMAN
    L'INGANNO
    L'INGANNO PERFETTO
    L'INSULTO
    LION - LA STRADA VERSO CASA
    LONTANO DA QUI
    LORO 1
    LORO 2
    L'ORTO AMERICANO
    LOS LOBOS
    LO SPIETATO
    LO STRANIERO
    LOVELESS
    LOVE LIES BLEEDING
    LOVING
    LOVING VINCENT
    LUBO
    L'UFFICIALE E LA SPIA
    L'ULTIMA NOTTE DI AMORE
    L'UOMO DEL LABIRINTO
    Lux Prize
    MADEMOISELLE
    MAESTRO
    MAL DI PIETRE
    MANCHESTER BY THE SEA
    MA RAINEY'S BLACK BOTTOM
    MARIA
    MARILYN HA GLI OCCHI NERI
    MARTIN EDEN
    MARTY SUPREME
    Match Movies
    Maternità
    MATTHIAS E MAXIME
    MAY DECEMBER
    MEDITERRANEAN FEVER
    MEKTOUB
    MEMORY
    MEXICO! UN CINEMA ALLA RISCOSSA
    MINARI
    MIROIR No. 3 - IL MISTERO DI LAURA
    MISSION: IMPOSSIBLE - FALLOUT
    MISS MARX
    MISSOURI
    MISS PEREGRINE - LA CASA DEI RAGAZZI SPECIALI
    MIXED BY ERRY
    MOLLY'S GAME
    MOMENTI DI TRASCURABILE FELICITA'
    MOONLIGHT
    MOTHER!
    MOTHER MARY
    MUSEO - FOLLE RAPINA A CITTA' DEL MESSICO
    MY LOVE
    NAPOLI - NEW YORK
    NAPOLI VELATA
    NEIDENTIFICAT - UNIDENTIFIED
    NEL TEPORE DEL BALLO
    NERUDA
    NICO 1988
    NIMBY
    NO BED OF ROSES
    NOI E LORO
    Noir In Festival 2017
    Noir In Festival 2019
    Noir In Festival 2021
    Noir In Festival 2022
    NOIR IN FESTIVAL 2024
    NOIR IN FESTIVAL 2025
    NOMAD: IN CAMMINO CON BRUCE CHATWIN
    NOMADLAND
    NO MATARAS
    NOME DI DONNA
    NON UCCIDERE - NO MATARAS
    NO OTHER CHOICE - NON C'E' ALTRA SCELTA
    NO OTHER LAND
    NOSTALGIA
    NOTIZIE DAL MONDO
    NOTTE FANTASMA
    NOTTI MAGICHE
    NOVE LUNE E MEZZA
    NUESTRAS MADRES
    NUEVO ORDEN
    OCCHIALI NERI
    ODISSEA
    OF FATHERS AND SONS
    OH
    OLTRE LE NUVOLE
    OMICIDIO AL CAIRO
    OMICIDIO ALL'ITALIANA
    ON THE ROCKS
    OPPENHEIMER
    Oscar 2018
    Oscar 2019
    Oscar 2023
    Oscar 2024
    Oscar 2025
    Oscar 2026
    PADRENOSTRO
    PALAZZINA LAF
    PANICO
    PARASITE
    PARIGI A PIEDI NUDI
    PARIGI PUO' ATTENDERE
    PARTHENOPE
    PATERNAL LEAVE
    PERFECT DAYS
    PER TE
    PETITE MAMAN
    PIECES OF A WOMAN
    PINOCCHIO
    PINOCCHIO DI GUGLIELMO DEL TORO
    POVERE CREATURE!
    Premi
    PRESENCE
    PRIMAVERA
    PRISCILLA
    QUEER
    QUEL GIORNO TU SARAI
    QUELLO CHE NON SO DI LEI
    QUELLO CHE SO DI LEI
    QUI RIDO IO
    RACHEL
    READY PLAYER ONE
    RICHARD JEWELL
    RIDE
    RIFKIN'S FESTIVAL
    RITORNO A BUENOS AIRES
    RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME
    RITRATTO DI FAMIGLIA CON TEMPESTA
    ROAD TO ISTANBUL
    ROBERT DOISNEAU - LA LENTE DELLE MERAVIGLIE
    ROCKETMAN
    ROMA
    ROSSO ISTANBUL
    ROUBAIX
    SALTBURN
    SAMI BLOOD
    SANPA - LUCI E TENEBRE DI SAN PATRIGNANO
    SARAH E SALEEM - LA' DOVE NIENTE E' POSSIBILE
    SBAGLI
    SCAPPA - GET OUT
    SCATTERED NIGHT
    SCONOSCIUTI PER UNA NOTTE
    SEARCHING
    SEI FRATELLI
    SENTIMENTAL VALUE
    SENZA LASCIARE TRACCIA
    SEPERTI DENDAM
    Serie Tv
    SETTEMBRE
    SETTE MINUTI
    SEVERINA
    SICCITA'
    SICILIAN GHOST STORY
    SIERANEVADA
    SILENCE
    SI MUORE TUTTI DEMOCRISTIANI
    SING STREET
    SIRAT
    SMART WORKING
    SMETTO QUANDO VOGLIO MASTERCLASS
    SMETTO QUANDO VOGLIO - MASTERCLASS
    SOFTIE
    SOLDADO
    SORRY
    SORRY WE MISSED YOU
    SOTTO LE NUVOLE
    SOUL
    SOUND OF METAL
    SPENCER
    SPLIT
    STANLIO E OLLIO
    STO PENSANDO DI FINIRLA QUI
    STORIA DI MIA MOGLIE
    STORIA DI UNA NOTTE
    STORIA DI UN MATRIMONIO
    STRONGER
    SUBURBICON
    SULL'INFINITEZZA
    SULLY
    SUMMER
    SUPREMACY
    SUSPIRIA
    T2 TRAINSPOTTING
    TALK TO ME
    TENET
    TENGO SUENOS ELECTRICOS
    TERMINATOR - DESTINO OSCURO
    TESTA O CROCE?
    THE ALTO KNIGHTS
    THE BATMAN
    THE BIG SICK
    THE BOMB
    THE BREAKING ICE
    THE BRUTALIST
    THE COLLAPSE
    THE DRAMA - UN SEGRETO E' PER SEMPRE
    THE END
    THE FATHER
    THE GIRL WITH THE NEEDLE
    THE GREEN BORDER
    THE HATER
    THE HOLDOVERS - LEZIONI DI VITA
    THE INVITE - IL PIACERE E' TUTTO NOSTRO
    THE IRISHMAN
    THE KILLER
    THE MENU
    THE MIDNIGHT SKY
    THE NUMBER
    THE OLD OAK
    THE PALACE
    THE PALE BLUE EYE
    THE PLACE
    THE POST
    THE RIDER - IL SOGNO DI UN COWBOY
    THE SEEN AND UNSEEN
    THE SHEPHERDESS AND THE SEVEN SONGS
    THE SHIFT
    THE SOCIAL - IL PREZZO DELLA VERITA'
    THE SQUARE
    THE SUBSTANCE
    THE TEACHER
    THE WHALE
    THE WOMAN KING
    THE WOMAN WHO RAN
    THREE
    TIENIMI PRESENTE
    TITANE
    TITO E GLI ALIENI
    TOGETHER
    TOGLIMI UN DUBBIO
    TOLO TOLO
    TONYA
    TOP GUN: MAVERICK
    TORI E LOKITA
    TRANSAMAZONIA
    TRAP
    TRE CIOTOLE
    TRE MANIFESTI A EBBING
    TRES VEROES
    TRE VOLTI
    TROPPA GRAZIA
    TULLY
    ULTIMA NOTTE A SOHO
    UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA
    UNA DI FAMIGLIA
    UNA DONNA FANTASTICA
    UNA DONNA PROMETTENTE
    UNA FAMIGLIA VINCENTE
    UN AFFARE DI FAMIGLIA
    UNA FIGLIA
    UN'ALTRA PRIMAVERA
    UN ALTRO FERRAGOSTO
    UNA LUCE NEL BUIO
    UN ANNO DI SCUOLA
    UN APPUNTAMENTO PER LA SPOSA
    UNA QUESTIONE PRIVATA
    UNA RAGAZZA BRILLANTE
    UNA SCOMODA CIRCOSTANZA
    UNA SCONOSCIUTA A TUNISI
    UNA SPIEGAZIONE PER TUTTO
    UNA STORIA NERA
    UNA TERAPIA DI GRUPPO
    UN BEL MATTINO
    UNDER THE FIG TREES
    UNDINE - UN AMORE PER SEMPRE
    UN DIVANO A TUNISI
    UN EROE
    UNE SAISON EN FRANCE
    UN FIGLIO ALL'IMPROVVISO
    UN GIORNO DI PIOGGIA A NEW YORK
    UN POETA
    UN SEMPLICE INCIDENTE
    UN SOGNO CHIAMATO FLORIDA
    UN VALZER TRA GLI SCAFFALI
    UN VIAGGIO FACILE FACILE
    UOMINI D'ORO
    U.S. PALMESE
    VAN GOGH - SULLA SOGLIA DELL'ETERNITA'
    VANISHING
    VEINS OF THE WORLD
    VERITY
    VERMIGLIO
    VICE
    VILLETTA CON OSPITI
    VINCENT DEVE MORIRE
    VI PRESENTO TONI ERDMANN
    VITA PRIVATA
    VOLEVO NASCONDERMI
    VOLVEREIS
    WEAPONS
    WESTERN
    WHAT DID JACK DO?
    WHITE SNAKE
    WOLFS - LUPI SOLITARI
    WONDER
    YESTERDAY
    ZAMORA
    ZUSTISSIA


    I FACE/OFF
    Animali notturni
    ​Arrival
    ​Loving

    ​La mia vita da zucchina
    La ragazza senza nome
    Mother!

    GLI ALTRI FILM DI INTOTHERWONDERLAND
    ​
    ​Antonia
    ​Cafè Society
    ​Il condominio dei cuori infranti
    ​Era d'estate
    Fai bei sogni
    Gravity
    Gueros
    ​Hateful Eight
    Julieta
    Lo chiamavano Jeeg Robot
    ​Mank
    Quo vado?
    ​Questi giorni
    Truman - Un vero amico
    ​
    Un padre, una figlia
    Where to invade next

    Archivi

    Ottobre 2026
    Settembre 2026
    Agosto 2026
    Giugno 2026
    Maggio 2026
    Aprile 2026
    Marzo 2026
    Febbraio 2026
    Gennaio 2026
    Dicembre 2025
    Novembre 2025
    Ottobre 2025
    Settembre 2025
    Agosto 2025
    Luglio 2025
    Giugno 2025
    Maggio 2025
    Aprile 2025
    Marzo 2025
    Febbraio 2025
    Gennaio 2025
    Dicembre 2024
    Novembre 2024
    Ottobre 2024
    Settembre 2024
    Agosto 2024
    Luglio 2024
    Giugno 2024
    Maggio 2024
    Aprile 2024
    Marzo 2024
    Febbraio 2024
    Gennaio 2024
    Dicembre 2023
    Novembre 2023
    Ottobre 2023
    Settembre 2023
    Agosto 2023
    Luglio 2023
    Marzo 2023
    Gennaio 2023
    Dicembre 2022
    Novembre 2022
    Ottobre 2022
    Settembre 2022
    Agosto 2022
    Luglio 2022
    Giugno 2022
    Maggio 2022
    Aprile 2022
    Marzo 2022
    Febbraio 2022
    Gennaio 2022
    Dicembre 2021
    Novembre 2021
    Ottobre 2021
    Settembre 2021
    Agosto 2021
    Luglio 2021
    Giugno 2021
    Maggio 2021
    Aprile 2021
    Marzo 2021
    Febbraio 2021
    Gennaio 2021
    Dicembre 2020
    Novembre 2020
    Ottobre 2020
    Settembre 2020
    Agosto 2020
    Luglio 2020
    Maggio 2020
    Aprile 2020
    Marzo 2020
    Febbraio 2020
    Gennaio 2020
    Dicembre 2019
    Novembre 2019
    Ottobre 2019
    Settembre 2019
    Agosto 2019
    Luglio 2019
    Giugno 2019
    Maggio 2019
    Aprile 2019
    Febbraio 2019
    Gennaio 2019
    Dicembre 2018
    Novembre 2018
    Ottobre 2018
    Settembre 2018
    Agosto 2018
    Luglio 2018
    Giugno 2018
    Maggio 2018
    Aprile 2018
    Marzo 2018
    Febbraio 2018
    Gennaio 2018
    Dicembre 2017
    Novembre 2017
    Ottobre 2017
    Settembre 2017
    Agosto 2017
    Luglio 2017
    Giugno 2017
    Maggio 2017
    Aprile 2017
    Marzo 2017
    Febbraio 2017
    Gennaio 2017
    Dicembre 2016
    Novembre 2016
    Ottobre 2016

    Feed RSS

Basato su tecnologia Crea il tuo sito web unico con modelli personalizzabili.
  • Home
    • chi siamo
  • CINEMA
    • HOLLYBLOOG: cosa c'è da vedere >
      • 28th AFRICAN, ASIAN AND LATINOAMERICAN FILM FESTIVAL
      • AFRICAN, ASIAN AND LATIN AMERICAN FILM FESTIVAL 2017 IN MILAN
      • FAI BEI SOGNI
      • Il condominio dei cuori infranti
      • Cafè Society
      • un padre, una figlia
    • SEGNI DI CINEMA
    • FACE OFF - DUE FACCE DI UN CRITICO
  • VIAGGI
    • BRETAGNA E NORMANDIA
    • RUNTUR: IN GIRO PER L'ISLANDA >
      • VIAGGIO IN ISLANDA: NEL PAESE DELL'ARIA, DELL'ACQUA, DELLA TERRA E DEL FUOCO
      • INFO ISLANDA
      • ISLANDA: DIARIO DI VIAGGIO
    • IN CANOA E KAYAK SUI LAGHETTI DELLA LOMBARDIA
    • SARDEGNA: LE SPIAGGE DELLA GALLURA
    • Un po' di PORTO...
    • CHEIRA A LISBOA
    • LONDRA LOW COST
    • VIAGGI OFF LINE >
      • QUE VIVA MEXICO!
      • THAI STYLE
      • CUBA EN VIVO
    • GUIDA ALLE SPIAGGE DI CRETA OVEST
    • LA COSTA DEGLI ETRUSCHI
    • UN'ESTATE FAI-DA-TE A MAURITIUS
    • UN SALTO NEL BALTICO: Lituania, Lettonia, Estonia
    • TENERIFE NORTE: una guida di viaggio
    • LIONE E LA FESTA DELLE LUCI
    • IRLANDA SETTENTRIONALE >
      • IRLANDA SETTENTRIONALE: INFORMAZIONI PRATICHE
      • IRLANDA DEL NORD: DIARIO DI VIAGGIO
    • NAPOLI, LA CITTA'-TEATRO >
      • NAPLES: THE THEATRE CITY
    • Cornovaglia e Inghilterra del sud-ovest >
      • Inghilterra del sud-ovest: Diario di viaggio
      • Inghilterra del sud-ovest: CONSIGLI DI VIAGGIO
    • ALL YOU CAN INDIA
    • VALENCIA
    • Wandering into the Wonderland >
      • MAUA: the open air Museum of Augmented Urban Art in Milan
      • AUTUMN IN LIGURIAN RIVIERA DI LEVANTE
      • AUTUMN IN CINQUE TERRE
  • FOTO
    • ALL YOU CAN INDIA
  • HAPPY HOUR
    • HAPPY ENGLISH HOURS
  • CUCINA
    • Il pranzo della domenica
  • BLOG NOTES
    • I POST DI BLOG NOTES: teatro, musica, libri, graphic novel, mondo e società >
      • Entre chien et loup
      • MIA 2018. A critical ride through Milan Photo Fair
      • IMPRESSIONS D'AUJOURD'HUI: les gravures d'OLIVIA PAROLDI
      • The importance of being Earnest
      • Mia Photo Fair 2017 in Milan: a critical ride by an amateur fan
      • Trump and Taboos