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<channel><title><![CDATA[Into the Wonderland - HOLLYBLOOG: cosa c\'&egrave; da vedere]]></title><link><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere]]></link><description><![CDATA[HOLLYBLOOG: cosa c\'&egrave; da vedere]]></description><pubDate>Tue, 31 Mar 2026 18:03:00 +0200</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[FINESTRE SU UN MONDO INFELICE]]></title><link><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/march-30th-2026]]></link><comments><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/march-30th-2026#comments]]></comments><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 21:12:31 GMT</pubDate><category><![CDATA[Cinema extra europeo]]></category><category><![CDATA[FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO 2026]]></category><category><![CDATA[FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO ASIA E AMERICA LATINA 2025]]></category><category><![CDATA[Festival e rassegne]]></category><category><![CDATA[UN POETA]]></category><guid isPermaLink="false">https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/march-30th-2026</guid><description><![CDATA[TUTTI I LUNGOMETRAGGI "FINESTRE SUL MONDO" E I CORTOMETRAGGI AFRICANI IN COMPETIZIONE E TUTTI I PREMI DELLA 35a edizione del&nbsp;FESCAAAL - FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO D'ASIA E AMERICA LATINA  Fai clic qui per modificare.   				 				  Si &egrave; concluso domenica 29 (con premiazioni sabato 28 ) la 35a edizione del Festival del Cinema africano, d'Asia e America latina e si pu&ograve; quindi tebtare di trarre delle conclusioni sui film visti al Festival.Se si pu&ograve; rintracciare un filo ros [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title"><font size="4">TUTTI I LUNGOMETRAGGI "FINESTRE SUL MONDO" <br />E I CORTOMETRAGGI AFRICANI IN COMPETIZIONE <br />E TUTTI I PREMI DELLA 35a edizione del&nbsp;<br />FESCAAAL - FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO D'ASIA E AMERICA LATINA<br /></font></h2>  <div class="paragraph">Fai clic qui per modificare.</div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='529444161250303962-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='529444161250303962-imageContainer0' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='529444161250303962-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/01-un-poeta_orig.jpg' rel='lightbox[gallery529444161250303962]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/01-un-poeta.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='432' style='position:absolute;border:0;width:138.89%;top:0%;left:-19.44%' /></a></div></div></div></div><div id='529444161250303962-imageContainer1' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='529444161250303962-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/00-laundry-main-still_orig.jpg' rel='lightbox[gallery529444161250303962]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/00-laundry-main-still.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='450' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='529444161250303962-imageContainer2' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='529444161250303962-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/00-la-reserva-main-still_orig.jpg' rel='lightbox[gallery529444161250303962]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/00-la-reserva-main-still.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='450' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si &egrave; concluso domenica 29 (con premiazioni sabato 28 ) la 35a edizione del Festival del Cinema africano, d'Asia e America latina e si pu&ograve; quindi tebtare di trarre delle conclusioni sui film visti al Festival.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se si pu&ograve; rintracciare un filo rosso che accomuna molti dei film presenti nelle sezioni competitive - il concorso &ldquo;Finestre sul mondo&rdquo; dedicato ai lungometraggi provenienti dai tre continenti e quello dedicato ai cortometraggi africani - pu&ograve; forse essere individuato nel rapporto tra generazioni, con giovani protagonisti spesso al centro della narrazione.<br /></span>Nel bel film colombiano <u><strong>Un poeta</strong></u> di Simon Mesa Sotos il rapporto padre e figlia &egrave; solamente putativo: un uomo di mezza et&agrave;, sognatore, fannullone, ubriacone, sostanzialmente fallito, poeta in stallo e insegnante per necessit&agrave;, si invaghisce sinceramente del talento poetico di una giovane studentessa, peraltro svogliata e indolente, che vive in una famiglia povera e slabbrata. Darsi da fare per cercare di valorizzare il suo talento, di riconfermare il ruolo della poesia e di offrire un'occasione di emancipazione e di riscatto sociale e individuale alla ragazza, lo porteranno anche a ricucire i rapporti con la figlia adolescente abbandonata anni addietro. Ma non tutto, ovviamente, andr&agrave; come lui sogna e le sue buone intenzioni creeranno una catastrofe. Il regista adotta uno stile ruvido e sgrammaticato (i bordi delle inquadrature sono addirittura costantemente impolverati), trasandato quanto il suo protagonista, impersonato da uno stupefacente Ubemair Rios, a sua volta insegnante e attore esordiente tutt'altro che avvenente (come sottolineano perfino le bambine all'interno del film). Meritatamente, il film &egrave; risultato vincitore nella sezione &ldquo;<em><strong>Finestre sul mondo</strong></em>&rdquo; e si &egrave; aggiudicato anche il <em><strong>Premio del pubblico</strong></em>, portando in trionfo Rios sul palco delle premiazioni dell'Auditorium San Fedele di Milano, in Italia per la promozione del film che &egrave; uscito anche sul grande schermo distribuito da Cineclub Internazionale e che &egrave; stato segnalato dal Sindacato Critici Italiani.<br />Generazioni di donne a confronto nell'indo-coreaneo <u><strong>The Shape of Momo</strong></u> (i <em>momo</em> sono una sorta di ravioli), ambientato nella regione himalayana del Sikkim e diretto da Tribeny Rai; la cosa insolita (rispetto agli altri film della selezione) &egrave; che la giovane protagonista sembrerebbe avere tutto quello che si pu&ograve; desiderare: una famiglia, una bella casa con una tenuta agricola, un uomo avvenente, benestante e innamorato che la corteggia e con cui elabora perfino il progetto di un <em>bed and breakfast</em> turistico in una sua propriet&agrave;. Eppure la sua insoddisfazione non riesce a farle apprezzare quello che la vita le offre (e si fatica a capire perch&eacute;).<br />Spartito tra le due protagoniste &egrave; <u><strong>La hija condor</strong></u>, boliviano, di Alvaro Olmos Torrico: nella prima parte seguiamo la giovane protagonista, assistente di una &ldquo;zia&rdquo; che le fa da madre, levatrice in una zona rurale e montuosa dove non esistono servizi sanitari; ma anche dotata per il canto e attirata da una vita pi&ugrave; libera da tradizioni oppressive e costrizioni famigliari e sociali. Nella seconda parte seguiamo invece la zia, che va alla sua ricerca dopo che la ragazza &egrave; fuggita in citt&agrave;, e che si trova a confrontarsi con un mondo completamente diverso da quello che conosceva e in cui viveva. Un film apprezzabile, dai ritmi lenti, quasi contadini.<br />In <u><strong>Promis le ciel</strong></u> di Erige Sehiri &egrave; l'arrivo di una bambina di quattro anni a portare un elemento nuovo in un gruppo di donne emigrate in una Tunisia piena di contraddizioni e di ostilit&agrave; verso gli stranieri.<br />Un conflitto generazionale &egrave; sullo sfondo anche di <u><strong>Laundry</strong></u>, in cui il giovane protagonista (al contrario della sorella pi&ugrave; giovane) &egrave; riluttante ad assumersi le responsabilit&agrave; collegate all'azienda di famiglia, la lavanderia del titolo, appunto. Lui &egrave; un appassionato di musica, suone diversi strumenti e vorrebbe entrare a far parte del gruppo musicale capitanato da una cantante di successo, che, tra parentesi, &egrave; stata anche l'amante di suo padre. Quella che potrebbe essere una commedia di costume, colorata, spiritosa e piena di musica (tra il<em> jazz</em>, il <em>rock</em> emergente e le influenze della musica tradizionale africana), quale sembra all'inizio, si trasforma ben presto in un dramma a tinte sempre pi&ugrave; fosche: siamo nel Sudafrica dell'<em>apartheid</em> negli anni '60, e la famiglia protagonista, un'eccezione rispettata e benestante nel contesto segregazionista, &egrave; nera. Il film, in bilico tra lo spunto da commedia musicale e la china tragica, &egrave; godibile e appassionante, e fa rimpiangere una volta di pi&ugrave; (faccio per dire) che Mandela abbia propugnato la riconciliazione nazionale invece di perseguire e punire fino in fondo i propugnatori e i sostenitori dell'<em>apartheid</em> (e il pensiero va a situazioni attuali in cui la discriminazione etnico-religiosa &egrave; ancora pi&ugrave; viva che mai, come nei rapporti tra Israele e Palestina).<br />La realt&agrave; geosociopolitica che esce dai film del Festival &egrave; d'altra parte drammatica e desolante. Se altri temi comuni tra i film in concorso possono essere individuati, sono quello dell'impotenza disperante del singolo davanti alla corruzione e alla violenza del sistema di potere (legale o illegale) dominante, e sulla pervasivit&agrave; del denaro come elemento regolatore di tutti i rapporti umani. Ne sa qualcosa Julia Valdez, protagonista del messicano <u><strong>La reserva</strong></u> di Pablo P&eacute;rez Lombardini (premiato dalla giuria universitaria): Julia &egrave; una guardia forestale che cerca di fare il suo dovere professionale, proteggere una riserva ecologica in Chiapas, e nello stesso tempo tutelare la sua comunit&agrave; e il futuro di sua figlia e delle generazioni a venire. Ma i cartelli che controllano il commercio illegale di legname avanzano, e i membri stessi della sua comunit&agrave; appaiono restii a sostenerla, sottovalutando i rischi per il futuro e pi&ugrave; interessati a godere invece dei benefici immediati portati al territorio dalle attivit&agrave; illegali. Un film in bianco e nero malgrado sia ambientato in paesaggi naturali lussureggianti, a togliere quasi le distrazioni che la bellezza del paesaggio potrebbe portare alla vicenda umana ed esemplare di questa piccola eroina (interpretata da Carolina Guzman), tosta e tenace e nello stesso tempo fragile ed esposta, madre tra l'altro di una bambina non sua, ostinata in una battaglia giusta in cui ha tutto da perdere.</div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='190695906777455475-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='190695906777455475-imageContainer0' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='190695906777455475-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/03-aisha-can-t-fly-away_orig.jpg' rel='lightbox[gallery190695906777455475]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/03-aisha-can-t-fly-away.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='379' style='position:absolute;border:0;width:158.31%;top:0%;left:-29.16%' /></a></div></div></div></div><div id='190695906777455475-imageContainer1' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='190695906777455475-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/02-safe-exit_orig.jpg' rel='lightbox[gallery190695906777455475]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/02-safe-exit.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='450' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='190695906777455475-imageContainer2' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='190695906777455475-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/01-ghost-school-alt-still_orig.jpg' rel='lightbox[gallery190695906777455475]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/01-ghost-school-alt-still.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='432' style='position:absolute;border:0;width:138.89%;top:0%;left:-19.44%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="paragraph">&#8203;In una solitudine urbana ancora pi&ugrave; atroce vive e lavora Aisha nell'egiziano&nbsp;<u><strong>Aisha Can't Fly Away</strong></u>. Badante nera, emigrata al Cairo da un Sudan dilaniato da una guerra infinita, Aisha &egrave; circondata da uomini che la sfruttano crudelmente: datori di lavoro, assistiti,&nbsp;<em>gang</em>&nbsp;criminali. Morad Mostafa racconta in un film cupissimo dai colori scuri e contrastati il percorso esistenziale di un'eroina vulnerabile e remissiva che si muove lungo i crinali di una tragedia sempre incombente, alternando un minimalismo dilatato (che indulge spesso anche su particolari sgradevoli e ripugnanti) a spiazzanti squarci onirici e derive&nbsp;<em>crime</em>&nbsp;o addirittura&nbsp;<em>horror</em>. Un'opera decisamente interessante dal punto di vista registico, che avrebbe giovato forse di una maggiore concisione.<br />Una vita solitaria &egrave; anche quella che conduce Samaan, giovane guardiano in un condominio del Cairo, che si ritrova a proteggere per denaro e per paura un terrorista islamico, dopo essere stato rapito bambino dall'Isis, che aveva poi giustiziato suo padre in quanto cattolico. Un testimone dell'orrore che ora vive una vita schiva, al riparo da qualsiasi scossa emotiva, e che pure sogna di raccontare la sua vita in un romanzo. Una giovane donne bella e disinibita, ma malata e senza risorse porter&agrave; (per poco) un soffio di vita nella sua vita derelitta. Ancora una volta&nbsp;<u><strong>Safe Exit</strong></u>, di Mohammed Hammad, mostra un Egitto duro, dove tutto si paga, salute, giustizia, protezione e, ovviamente, l'editore che dovrebbe pubblicare il libro del protagonista. Tra i tanti personaggi femminili presenti nel festival,&nbsp;<em>Safe Exit</em>&nbsp;ne vanta uno tra i migliori (interpretato da Noha Foad), sospeso tra disperata vitalit&agrave; e malinconica rassegnazione.<br />Una piccola eroina femminile determinata e animata dalle migliori intenzioni &egrave; la bambina protagonista del pakistano&nbsp;<u><strong>Ghost School</strong></u>&nbsp;di Seemab Gul, decisa a dimostrare che la sua scuola non &egrave; stata chiusa perch&eacute; infestata dai demoni, come corre voce nel villaggio, ma a causa della corruzione e della venale avidit&agrave; delle autorit&agrave;. Simile a certi bambini del cinema iraniano, in un percorso itinerante e reiterativo alla ricerca di una verit&agrave; e di una giustizia a misura di bambina, la piccola protagonista appare in definitiva come l'unica portatrice di umanit&agrave;, buon senso e razionalit&agrave; in una societ&agrave; adulta corrotta o succube.<br />Per finire con i lungometraggi (dell'indiano&nbsp;<u><strong>Homebound</strong></u>, diretto da Neeraj Ghaywan e coprodotto da Martin Scorsese, ho parlato a parte: lo trovate in ordine alfabetico nella colonna &ldquo;Categorie&rdquo; sulla destra della pagina), ho visto anche&nbsp;<strong><u>Irqalla: Gilgamesh's Dream</u>&nbsp;</strong>(nella sezione non competitiva&nbsp;<em><strong>Flash</strong></em>, premiato dall'<em><strong>associazione degli esercenti cattolici</strong></em>): qui i protagonisti sono i bambini di strada di Baghdad, che a scuola ci vanno &ndash; se ci vanno, soprattutto per guadagnare qualcosa da mangiare &ndash; su un autobus rottame guidato da una maestra derelitta. Mohamed Jabarah Al-Daradji ci mostra un Iraq abbrutito, impoverito, dilaniato da rivolte e repressione, dove per i piccoli protagonisti, cui ovviamente ci si affeziona, l'unica possibilit&agrave; di evasione &egrave; rappresentata dal sogno (se non dalla morte).</div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='622363500507091158-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='622363500507091158-imageContainer0' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='622363500507091158-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/02-paradise-garden_orig.jpg' rel='lightbox[gallery622363500507091158]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/02-paradise-garden.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='450' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='622363500507091158-imageContainer1' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='622363500507091158-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/02-mme-faiza_orig.jpg' rel='lightbox[gallery622363500507091158]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/02-mme-faiza.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='450' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='622363500507091158-imageContainer2' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='622363500507091158-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/00-emy-nails-main-still_orig.jpg' rel='lightbox[gallery622363500507091158]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/00-emy-nails-main-still.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='450' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="paragraph">&#8203;Una questione scolastica &egrave; anche al centro di <u><strong>Paradise Garden</strong></u>, di Sonia Terrab, vincitore del premio per il <em><strong>miglior cortometraggio africano</strong></em> oltre che del <em><strong>Premio San Paolo/Telenova</strong></em>. Siamo in Marocco, dove una comunit&agrave; locale riceve un avviso di ricollocazione per trasferirsi altrove. I vecchi edifici verranno abbattuti, come anche la scuola del quartiere; &egrave; necessario quindi fare domanda di iscrizione dei figli ad una nuova scuola, ma c'&egrave; un problema: la domanda deve essere firmata dal padre e cos&igrave; la protagonista del film, abbandonata dal marito anni prima e sola con un figlio, semplicemente non pu&ograve; iscriverlo a scuola. Paradossale, eppure &egrave; cos&igrave;: e anche in uno dei Paesi africani apparentemente pi&ugrave; modernizzati le donne si trovano a subire una privazione dei diritti che si riflette sui figli.<br />La selezione dei corti peraltro quest'anno non ha particolarmente brillato, con film che a volte soffrivano un po' anche di ermetismo. Quello che ho personalmente preferito &egrave; probabilmente <strong><u>Mme Faiza e Dr. Love</u> </strong>(di Anida Daoud, Francia), incentrato su una donna algerina residente in Francia che, tra lo sconcerto, l'imbarazzo e la disapprovazione dei due figli adolescenti, smette di fare la badante per diventare invece una sessuoterapeuta. Uno tra i pochi film ad avere dei toni da (sobria) commedia e ad offrire un minimo di speranza: ma, significativamente, &egrave; prodotto e ambientato fuori dal continente africano.<br />Anche in questa sezione ricorrono protagonisti giovani o giovanissimi, alle prese alle volte con i difficili rapporti tra coetanei, altre volte con il rapporto con i genitori. Cos&igrave; in <u><strong>Bam Bam</strong></u> (Nigeria) un giovane nigeriano cerca soluzione ai problemi con l'altro sesso e con i coetanei ostili in un'intelligenza artificiale dalle sembianze molto paterne; in <u><strong>Soleil pale</strong></u> (Francia) un ragazzino si vergogna con gli amici per la presenza sulla spiaggia del corpo emaciato e debilitato dalla malattia di suo pap&agrave;; in <u><strong>Coeur Bleu</strong></u> (Haiti) il protagonista assente ripensa in modo struggente alla vita dei propri genitori, dopo la sua partenza per l'estero; <u><strong>Zizou</strong></u> (di Khaled Moeit, <em><strong>premio Cinit</strong></em>) invece malgrado la sua corporatura decisamente sovrappeso cerca di inserirsi in un gruppo di coetanei malgrado il bullismo di cui &egrave; oggetto; la protagonista di <u><strong>Ne r&eacute;veillez pas l'enfant</strong> <strong>qui dort</strong></u> (Senegal) sfugge invece ad un matrimonio combinato e indesiderato semplicemente dormendo ad oltranza; un bambino mantiene un legame spirituale con il padre assente per la guerra in <u><strong>Submergido</strong></u> (Mozambico); mentre un giovane in sedia a rotelle sogna di lasciare la Tunisia in <u><strong>The Bird's Placebo</strong></u> (unico film di animazione presente nella sezione); e in un altro corto d'animazione, <u><strong>Ziki</strong></u> (Italia, fuori concorso) un altro bambino paga sulla propria terra e sulla propria pelle i conflitti per il possesso del coltan, il minerale prezioso che permette alla gente dall'altra parte del mondo di usare <em>smartphone</em> e pc. Si distacca un po' dalle tematiche degli altri film <u><strong>Vultures</strong></u>), ambientato in Sudafrica sul teatro di un incidente automobilistico notturno, che racconta la lotta (letterale e cruenta) tra carri attrezzi e compagni assicurative in Sudafrica.<br />Ultima citazione per il vincitore del premio offerto da Terres des Hommes nella sezione <em><strong>Extr'A</strong></em> (film sulle altre culture e sull'interculturalit&agrave; realizzati in Italia), che &egrave; andato al cortometraggio <u><strong>Emy Nails</strong></u>, dell'italiana Camilla Car&egrave;; ma in questo caso confesso, anche dopo aver letto le motivazioni della giuria, di non aver capito n&eacute; il film n&eacute; il premio.&nbsp; &nbsp;</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[UN VIAGGIO ATTRAVERSO UN'INDIA DIVISA]]></title><link><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/un-viaggio-attraverso-unindia-divisa]]></link><comments><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/un-viaggio-attraverso-unindia-divisa#comments]]></comments><pubDate>Mon, 23 Mar 2026 18:13:24 GMT</pubDate><category><![CDATA[Cinema extra europeo]]></category><guid isPermaLink="false">https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/un-viaggio-attraverso-unindia-divisa</guid><description><![CDATA[HOMEBOUND - STORIA DI UN'AMICIZIA IN INDIA di Neeraj Ghaywan         Homebound, opera seconda di Neeraj Ghaywan,&nbsp;arriva sugli schermi italiani dall&rsquo;India, distribuito da Wanted Cinema e coprodotto da Martin Scorsese. Come recita didascalicamente il titolo italiano, Storia di un&rsquo;amicizia in India, racconta le vicende di due giovani indiani, Shoahib e Chandan, che vivono nello stesso villaggio. Uno pi&ugrave; motivato, l&rsquo;altro pi&ugrave; riluttante, si iscrivono ad un gigant [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title"><font size="4">HOMEBOUND - STORIA DI UN'AMICIZIA IN INDIA di Neeraj Ghaywan</font></h2>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/homebound2_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><em>Homebound, </em>opera seconda di Neeraj Ghaywan<em>,&nbsp;</em>arriva sugli schermi italiani dall&rsquo;India, distribuito da Wanted Cinema e coprodotto da Martin Scorsese. Come recita didascalicamente il titolo italiano, <em>Storia di un&rsquo;amicizia in India</em>, racconta le vicende di due giovani indiani, Shoahib e Chandan, che vivono nello stesso villaggio. Uno pi&ugrave; motivato, l&rsquo;altro pi&ugrave; riluttante, si iscrivono ad un gigantesco bando di concorso per entrare in Polizia. I posti a concorso sono migliaia, i concorrenti milioni: c&rsquo;&egrave; circa una possibilit&agrave; su 700 di essere assunti. Il diverso esito del concorso rischier&agrave; di compromettere l&rsquo;amicizia tra i due; ma anche per chi ha superato il concorso le cose non saranno cos&igrave; lisce: dopo un anno le assunzioni sono ancora ferme; e quando le cose sembrano muoversi, tutto si blocca di nuovo in un eterno rinvio. Non resta che cercare di tirare avanti, accettando lavori pi&ugrave; o meno precari e temporanei.<br />Il lavoro in Polizia in realt&agrave; non &egrave; solo una professione da intraprendere o uno stipendio da percepire: rappresenta anche il posto fisso, la stabilit&agrave; che consente di progettare il proprio futuro; ma &egrave; nello stesso tempo la conquista di uno status sociale, l&rsquo;uscita da uno stato di minorit&agrave; cui si pu&ograve; essere condannati da una condizione socioeconomica di partenza umile, o dall&rsquo;appartenenza ad una casta inferiore. La societ&agrave; indiana contemporanea descritta dal film (che termina in epoca Covid) &egrave; infatti attraversata da diverse fratture che la dividono, originando tutta una serie di discriminazioni, basate sia sulle condizioni sociali ed economiche, sia sulla casta di appartenenza, sia sulle posizioni di potere ricoperte (con le relative forme di arbitrio e di abuso, anche da parte delle forze di polizia, ben rappresentate da <em>Santosh</em>, un altro bel film indiano presentato, come questo, al Festival del Cinema africano, d&rsquo;Asia e d&rsquo;America latina di Milano dell&rsquo;anno scorso e gi&agrave; recensito su <em>Into the Wonderland</em>), sia sul genere sessuale, sia sulla fede religiosa professata e sull&rsquo;etnia di appartenenza. Le discriminazioni verso gli &ldquo;intoccabili&rdquo; in teoria sono vietate per legge ma vengono ampiamente praticate, e gli stessi programmi del Governo per tutelare gli appartenenti alla casta inferiore si ribaltano in nuovi motivi di pregiudizio e di ostilit&agrave; verso quelli che paradossalmente vengono per questo motivo percepiti come dei privilegiati.<br />Fin dalle opere di Satyajit Ray degli anni &rsquo;50, il cinema indiano ha una vena neorealista, che scorre anche in <em>Homebound</em>, in cui le vicende hanno un andamento che sembra mutuato dal verismo pessimista de <em>I Malavoglia</em>, dove le speranze di riscatto vengono regolarmente frustrate e rintuzzate. Le vicende personali dei protagonisti (l&rsquo;amicizia, l&rsquo;innamoramento di uno dei due per una studentessa universitaria, le situazioni lavorative, i rapporti famigliari) sono sempre funzionali (a volte in maniera un po&rsquo; didascalica) alla rappresentazione di una societ&agrave; profondamente divisa e squilibrata.<br />Forte &egrave; tuttavia l&rsquo;attaccamento dei personaggi per il proprio Paese, la propria terra, i propri affetti, le proprie tradizioni e perfino per i&nbsp; propri cibi, tanto da far rifiutare ai protagonisti l&rsquo;alternativa &ldquo;naturale&rdquo;, che consisterebbe nell&rsquo;emigrazione a Dubai, dove il lavoro si troverebbe, ma a prezzo della lontananza da casa e di una riduzione in semischiavit&ugrave; (con tanto di sequestro per due anni del passaporto).<br />La narrazione, di carattere popolare, si concede comunque un certo respiro, sia nella durata di circa due ore, sia nella variet&agrave; delle ambientazioni, tra le fatiscenti case del villaggio - dove i tetti cadono letteralmente, e simbolicamente, a pezzi e il sogno &egrave; quello di edificare una casa con le pareti di cemento -, le stazioni traboccanti, le corse in motocicletta e i viaggi su treni sovraffollati, gli uffici e le fabbriche, i paesaggi bucolici suburbani e gli sterminati spazi aperti attraversati da strade infinite. Singolare per lo spettatore occidentale &egrave; sempre il contrasto tra la presenza della modernit&agrave; &ndash; con <em>smartphone</em> e collegamenti internet &ndash; e la persistenza di modi di vivere e di abitare quasi arcaici.<br />Perfino l&rsquo;epidemia di Covid, che &egrave; stata una tragedia mondiale, qui viene ulteriormente amplificata: la chiusura delle fabbriche per lavoratori senza alcuna forma di tutela significa il venire meno delle possibilit&agrave; di sostentamento e di sostegno alle loro famiglie, che spesso sopravvivono grazie alle rimesse dei giovani.</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[PER FORTUNA CHE C'E' IL FESCAAAL]]></title><link><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/per-fortuna-che-ce-il-fescaaal]]></link><comments><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/per-fortuna-che-ce-il-fescaaal#comments]]></comments><pubDate>Wed, 18 Mar 2026 18:21:24 GMT</pubDate><category><![CDATA[FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO 2026]]></category><category><![CDATA[Festival e rassegne]]></category><guid isPermaLink="false">https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/per-fortuna-che-ce-il-fescaaal</guid><description><![CDATA[FESCAAAL - FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO D'ASIA E AMERICA LATINA35a edizioneMilano e online, dal 20 al 29 marzo         Vieni da chiedersi se un festival culturale che parla di altri mondi (possibili), di conoscenza reciproca, di dialogo, di rispetto, possa avere ancora un senso in quest'epoca dove a dominare le vicende planetarie sono invece l'irrazionalit&agrave;, l'ossessione del dominio, della conquista violenta di risorse e territori, la guerra, l'interesse egoistico - nazionale o imperiale  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title"><font size="4">FESCAAAL - FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO D'ASIA E AMERICA LATINA<br />35a edizione<br />Milano e online, dal 20 al 29 marzo</font><br /></h2>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/fescaaal35-manifesto-verticale-con-loghi_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Vieni da chiedersi se un festival culturale che parla di altri mondi (possibili), di conoscenza reciproca, di dialogo, di rispetto, possa avere ancora un senso in quest'epoca dove a dominare le vicende planetarie sono invece l'irrazionalit&agrave;, l'ossessione del dominio, della conquista violenta di risorse e territori, la guerra, l'interesse egoistico - nazionale o imperiale &ndash; elevato al di sopra di qualsiasi considerazione umanitaria. Ogni giorno vediamo intorno a noi un mondo che brucia miliardi su miliardi - che potrebbero contribuire a risolvere o alleviare molti dei problemi del mondo, nonch&eacute; a prevenire la prevedibile distruzione del pianeta &ndash; per produrre armi, per distruggere anzich&eacute; costruire, per devastare l'ambiente anzich&eacute; risanarlo e salvaguardarlo, per sterminare o decimare le persone invece di curarsi del loro benessere e del loro progresso materiale e spirituale.<br /><span></span>Ma forse, mentre le voci delle ragioni umanitarie, progressiste, razionali, si fanno sempre pi&ugrave; fievoli nel frastuono generale delle pessime notizie quotidiane, che ci sia ancora un festival come il <strong>Fescaaal</strong> &egrave; un segno di speranza, un lumicino che brilla nel buio dei nostri tempi.<br /><span></span>Per il 35&deg; anno (ma io lo seguo da ancora prima, dalla rassegna &ldquo;Il lontano presente&rdquo; che ne costituiva l'embrione) il <strong>Festival del Cinema d'Africa, Asia e America Latina</strong> (il festival con le tre A come recita il <em>teaser</em>) porta a Milano alcuni esempi significativi delle cinematografie non occidentali, offrendo inoltre a corredo un ricchissimo programma di incontri con gli autori, dibattiti, seminari, eventi speciali oltre che ad una costola, il MiWY Festival, dedicata specificamente alle scuole.<br /><span></span>Le &ldquo;storiche&rdquo; direttrici artistiche del Festival (prodotto da Coe &ndash; <strong>Centro Orientamento Educativo</strong> in collaborazione con la <strong>Fondazione Terre des Hommes</strong> e con il contributo di numerosi soggetti &ndash; istituzionali, culturali, economici, sociali, mediatici, sia pubblici che privati), <strong>Annamaria Gallione</strong> e <strong>Alessandra Speciale</strong>, hanno riconfermato le tradizionali <strong>sezioni</strong> in cui si articola il festival: la <em>main competion</em>, ovvero il <strong>Concorso</strong> <strong>Finestre sul mondo</strong>, con dieci titoli provenienti dai tre continenti; il <strong>Concorso per i cortometraggi africani</strong>; la sezione <strong>Ex'tra</strong>, dedicata a film italiani che parlano degli altri mondi e delle altre culture (affrontando anche temi come quelli dell'immigrazione e dell'integrazione); la sezione <strong>Flash</strong> con gli eventi speciali; e ancora il film fuori concorso <em>Il libro delle ombre</em>, di Giuseppe Carrieri, sui sopravvissuti alla catastrofe di Hiroshima, e l'omaggio al regista afgano Shahrbanoo Sadat, il cui <em>No Good Men</em> apre il festival alla Fondazione Prada il 20 marzo; e ancora la tavola rotonda <strong>Africa Talks</strong> dedicata al patrimonio culturale africano, tra museificazione, sottrazione coloniale e restituzione dei beni trafugati.<br /><span></span><strong>Dal 20 al 29 marzo</strong> (con un evento d'anteprima il 19 a Palazzo Reale), c'&egrave; da scegliere in un ricchissimo programma che prevede 10 giorni di proiezioni, 47 film (di cui 23 prime italiane, una prima internazionale e una prima europea), pazientemente e accuratamente selezionati all'interno di una mole di 500 film candidati e visionati. Sono presenti film di finzione, documentari (con le relative ibridazioni) e film di animazione.<br /><span></span>Come spesso accade, i temi dell'identit&agrave; e della memoria, dei conflitti, della sopravvivenza in situazioni problematiche, della condizione dei bambini, dei giovani e delle donne sono al centro di molte opere, che aprono dei veri e propri scorci su vite, paesaggi e situazioni a noi poco o nulla conosciute. Se a prevalere sono spesso, ovviamente, i toni drammatici, non manca l'apporto della poesia e il fascino delle ambientazioni esotiche, e diversi film si accostano a generi diversi come il <em>thriller</em> o la commedia.<br /><span></span>Numerosa la presenza delle donne registe, ventuno; quanto alla provenienza geografica, le dieci Finestre sul mondo si affacciano su Bolivia, Colombia, Egitto, India, Messico, Pakistan, Sudafrica, Tunisia, mentre i dieci cortometraggi in concorso provengono da Egitto, Francia, Haiti, Mozambico, Nigeria, Senegal, Sudafrica, Tunisia.<br /><span></span>Di notevole importanza formativa, educativa, culturale, &egrave; inoltre il <strong>Mi World Young Film Festival</strong> (MiWY), che propone alla visione delle scuole (a Milano, Lecco, Lodi, Torino e Catania &ndash; ma &egrave; possibile anche la visione in <em>streaming</em>) di tre lungometraggi e otto cortometraggi appositamente selezionati dai concorsi principali. Le proiezioni, gratuite, sono rivolte agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado; una giuria di docenti assegner&agrave; un premio al lungometraggio con la maggior valenza educativa, mentre saranno direttamente gli studenti a decretare la vittoria di quello che riterranno il miglior cortometraggio. Alla sua settima edizione, il MiWY si trova ovviamente ad avere a che fare con un pubblico sempre pi&ugrave; composito e multietnico.<br /><span></span>Oltre che seguire le <strong>proiezioni in sala</strong> &ndash; soluzione praticabile da chi si trovi a Milano o dintorni &ndash; i film possono essere visti anche <strong>in streaming</strong>, da qualunque luogo, sulla piattaforma <strong>My Movies One</strong>, con abbonamenti a prezzi estremamente convenienti. Per gli spettacoli in sala sono previsti sia <strong>biglietti d'ingresso</strong> alle singole proiezioni (8 euro), sia differenti <strong>formule di abbonamento </strong>(tra cui una, particolarmente scontata, rivolta agli <em>under 25</em>), da 3.90 euro (per il solo <em>streaming</em>) a 48 euro per la formula onnicomprensiva.<br /><span></span><strong>Tutte le informazioni e il programma</strong> sono disponibili al sito del Festival, <strong><a href="https://www.fescaaal.org/">https://www.fescaaal.org/</a>.</strong><br /><br /><span></span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[UNA STATUETTA DOPO L'ALTRA]]></title><link><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/una-statuetta-dopo-laltra]]></link><comments><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/una-statuetta-dopo-laltra#comments]]></comments><pubDate>Mon, 16 Mar 2026 18:09:05 GMT</pubDate><category><![CDATA[Oscar 2026]]></category><category><![CDATA[Premi]]></category><guid isPermaLink="false">https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/una-statuetta-dopo-laltra</guid><description><![CDATA[GLI OSCAR 2026   				 				  L'assegnazione degli Oscar ha ristabilito le giuste proporzioni tra i due film pi&ugrave; candidati all'Oscar, premiando Una battaglia dopo l'altra con sei statuette (miglior film, regia, sceneggiatura non originale, montaggio, cast e attore non protagonista) e lasciandone quattro a Sinners (il film che ha ottenuto uno sbalorditivo &ndash; e incomprensibile &ndash; record storico di candidature, 16).Non premiare il film di Paul Thomas Anderson sarebbe stato difficile: [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title"><font size="4">GLI OSCAR 2026</font></h2>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='540139154556008176-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='540139154556008176-imageContainer0' style='float:left;width:49.95%;margin:0;'><div id='540139154556008176-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/una-battaglia-dopo-laltra_orig.jpg' rel='lightbox[gallery540139154556008176]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/una-battaglia-dopo-laltra.jpg' class='galleryImage' _width='1280' _height='640' style='position:absolute;border:0;width:150%;top:0%;left:-25%' /></a></div></div></div></div><div id='540139154556008176-imageContainer1' style='float:left;width:49.95%;margin:0;'><div id='540139154556008176-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/sinners_orig.jpg' rel='lightbox[gallery540139154556008176]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/sinners.jpg' class='galleryImage' _width='1200' _height='748' style='position:absolute;border:0;width:120.32%;top:0%;left:-10.16%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="paragraph">L'assegnazione degli Oscar ha ristabilito le giuste proporzioni tra i due film pi&ugrave; candidati all'Oscar, premiando <em><strong>Una battaglia dopo l'altra</strong></em> con sei statuette (<strong>miglior film, regia, sceneggiatura non originale, montaggio, cast </strong>e<strong> attore non protagonista</strong>) e lasciandone quattro a <em><strong>Sinners</strong></em> (il film che ha ottenuto uno sbalorditivo &ndash; e incomprensibile &ndash; record storico di candidature, 16).<br />Non premiare il film di Paul Thomas Anderson sarebbe stato difficile: &egrave; un film epico e disincantato, divertito e divertente, spettacolare e politico, <em>thrilling</em> ed umoristico, leggero ed impegnatissimo. Il premio alla <strong>sceneggiatura non originale</strong> gli va pure stretto, considerate l'originalit&agrave; e le libert&agrave; che Anderson si &egrave; concesso rispetto al testo d'ispirazione (<em>Vineland</em> di Pynchon). Doveroso il premio della <strong>regia</strong> e quello al <strong>montaggio</strong> (l'inseguimento sulle &ldquo;montagne russe&rdquo; del deserto americano si &egrave; conquistato gi&agrave; durante la visione un posto nell'antologia delle scene memorabili) e sacrosanto il premio al direttore del <strong>casting</strong> (Cassandra Kulukundus) e a Sean Penn, che &egrave; riuscito a rendere memorabile un ruolo caricaturale. Meritava anche il resto del <em>cast</em>, stavolta anche Di Caprio, oltre a Del Toro e alla Taylor, ma non si pu&ograve; avere tutto.<br />Michael B. Jordan vince il premio come <strong>migliore attore</strong>, forse per la quantit&agrave; (in <em><strong>Sinners</strong></em> interpreta due dei ruoli principali, in un film di 137 minuti). A me non ha fatto una grande impressione, ma trovo ancor pi&ugrave; discutibile il premio alla <strong>sceneggiatura originale</strong> assegnato al film, che ho trovato un pastrocchio maldestro che mescola i generi, per tutta la prima parte sembra non sapere dove andare a parare, per prendere poi una deriva orrorifica alla <em>Dal tramonto all'alba</em> (ma meno <em>sexy</em> e con meno ironia) e per concludere &ndash; ancora alla Tarantino, alla <em>Django Unchained</em>, diciamo &ndash; con una strage di membri del Ku Klux Klan pretestuosamente evocati nel finale. Premio anche ai toni caldi e <em>vintage</em> del profondo Sud degli anni '30, ma anche gli altri candidati meritavano. La direttrice della <strong>fotografia</strong>, dall'esotico nome di Autumn Cheyenne Dural Arkapaw, &egrave; la prima donna a vincere in questa categoria.</div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='352393200298875528-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='352393200298875528-imageContainer0' style='float:left;width:19.95%;margin:0;'><div id='352393200298875528-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/la-voce-di-hind-rajab_orig.jpg' rel='lightbox[gallery352393200298875528]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/la-voce-di-hind-rajab.jpg' class='galleryImage' _width='300' _height='168' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='352393200298875528-imageContainer1' style='float:left;width:19.95%;margin:0;'><div id='352393200298875528-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/lagente-segreto_orig.jpeg' rel='lightbox[gallery352393200298875528]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/lagente-segreto.jpeg' class='galleryImage' _width='1280' _height='720' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='352393200298875528-imageContainer2' style='float:left;width:19.95%;margin:0;'><div id='352393200298875528-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/sentimental-value3_orig.jpg' rel='lightbox[gallery352393200298875528]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/sentimental-value3.jpg' class='galleryImage' _width='1100' _height='619' style='position:absolute;border:0;width:133.28%;top:0%;left:-16.64%' /></a></div></div></div></div><div id='352393200298875528-imageContainer3' style='float:left;width:19.95%;margin:0;'><div id='352393200298875528-insideImageContainer3' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/sirat2_orig.jpg' rel='lightbox[gallery352393200298875528]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/sirat2.jpg' class='galleryImage' _width='267' _height='189' style='position:absolute;border:0;width:105.95%;top:0%;left:-2.98%' /></a></div></div></div></div><div id='352393200298875528-imageContainer4' style='float:left;width:19.95%;margin:0;'><div id='352393200298875528-insideImageContainer4' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/un-semplice-incidente3_orig.jpg' rel='lightbox[gallery352393200298875528]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/un-semplice-incidente3.jpg' class='galleryImage' _width='1741' _height='731' style='position:absolute;border:0;width:178.63%;top:0%;left:-39.31%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="paragraph">&#8203;Assolutamente in disaccordo per l'Oscar come <strong>miglior film internazionale</strong> a <em><strong>Sentimental Value</strong></em>; so che ha estasiato moltissimi, ma io non sono tra questi. I due film statunitensi sono film politici: <em>Una battaglia dopo l'altra</em> profondamente calato nella realt&agrave; contemporanea, quasi un precursore dei danni del trumpismo, della concezione oligarchica del potere e della sua politica antimmigratoria, pur essendo stato girato prima del secondo insediamento del Presidente pi&ugrave; sciagurato della storia; <em>Sinners</em> si &egrave; conquistato un'etichetta antirazzista, prima di tutto perch&eacute; &egrave; un film scritto, diretto e interpretato da afroamericani, e poi grazie alla suddetta e &ndash; lo ripeto &ndash; piuttosto pretestuosa mattanza finale. La scelta della giuria in campo internazionale &egrave; caduta invece sul meno politico dei film in lizza, ripiegato anzi su temi intimistico-familiari e domestici: la storia gi&agrave; raccontata e vista molte volte del difficile (ma alla fine riconciliabile) rapporto tra un padre poco presente e le proprie figlie. <em>Sentimental Value</em> &egrave; infatti &ndash; e di gran lunga - anche il film meno originale tra i concorrenti, ciascuno a suo modo formidabile nell'essere al di fuori degli schemi tematici e narrativi pi&ugrave; comuni. Vale per tutti, e li cito volentieri perch&eacute; a mio parere ognuno di loro avrebbe meritato (di pi&ugrave;) l'Oscar: la <em>black comedy</em> politica e rischiosa di <em>Un semplice incidente</em> di Panahi; l'apologo politico e bizzarro de <em>L'agente segreto</em> di Mendonca Filho; la messa in scena asciutta e straziante della tragedia della guerra israelo-palestinese ne <em>La voce di Hind Rajab</em> di Kawthar ibn Haniyya (una delle due sole registe donna in gara nelle sezioni maggiori, oltre alla Chlo&eacute; Zhao di <em>Hamnet</em>); la tragedia rarefatta e visionaria di <em>Sirat</em> di Laxe.</div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='763352360267747180-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='763352360267747180-imageContainer0' style='float:left;width:49.95%;margin:0;'><div id='763352360267747180-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/hamnet3_orig.jpg' rel='lightbox[gallery763352360267747180]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/hamnet3.jpg' class='galleryImage' _width='640' _height='360' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><div id='763352360267747180-imageContainer1' style='float:left;width:49.95%;margin:0;'><div id='763352360267747180-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/weapons_orig.jpg' rel='lightbox[gallery763352360267747180]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/weapons.jpg' class='galleryImage' _width='275' _height='183' style='position:absolute;border:0;width:112.7%;top:0%;left:-6.35%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="paragraph">Come <strong>migliore attrice protagonista</strong> &egrave; stata prevedibilmente premiata Jessie Buckley per la sua interpretazione di Agnes, la moglie negletta di William Shakespeare in <em><strong>Hamnet</strong></em>, cui Chlo&eacute; Zhao regala una scena madre dopo l'altra, per quasi tutto l'arco del film. Una valida alternativa, ma forse poco popolare, sarebbe stata la &ldquo;mostruosa&rdquo; (in molti sensi) Emma Stone, alle prese in <em>Bugonia</em> con l'ennesima prova estrema affrontata sotto la direzione del perfido Yorge Lanthimos.<br />Una piacevole sorpresa il premio come <strong>miglior attrice non protagonista</strong> ad Amy Madigan che in <em><strong>Weapons</strong></em> (una delle scoperte positive dell'annata cinematografica) recita la truccatissima parte della strega cattiva.<br />Due ruoli femminili quasi opposti: Agnes votata alla salvezza dei suoi figli, Gladys che usa i bambini per risucchiarne l'energia vitale; entrambe per&ograve; legate alla sfera del magico e del primordiale.&nbsp;<br /></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='842049721359024124-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='842049721359024124-imageContainer0' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='842049721359024124-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/frankenstein_orig.jpg' rel='lightbox[gallery842049721359024124]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/frankenstein.jpg' class='galleryImage' _width='275' _height='183' style='position:absolute;border:0;width:112.7%;top:0%;left:-6.35%' /></a></div></div></div></div><div id='842049721359024124-imageContainer1' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='842049721359024124-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/avatar_orig.jpg' rel='lightbox[gallery842049721359024124]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/avatar.jpg' class='galleryImage' _width='300' _height='168' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='842049721359024124-imageContainer2' style='float:left;width:33.28%;margin:0;'><div id='842049721359024124-insideImageContainer2' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/sinners-music_orig.jpg' rel='lightbox[gallery842049721359024124]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/sinners-music.jpg' class='galleryImage' _width='275' _height='183' style='position:absolute;border:0;width:112.7%;top:0%;left:-6.35%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="paragraph">&#8203;Come spesso accade, i premi per le <strong>scenografie</strong> (Deverell e Vieau), i <strong>costumi</strong> (Hawley), il <strong>trucco</strong> e le <strong>acconciature</strong> (Hill e Furey) sono andati ad un film in costume (e di impianto fantastico): tre Oscar al <em><strong>Frankenstein</strong></em> di Del Toro. Altrettanto prevedibile l'Oscar agli <strong>effetti speciali</strong> ad <em><strong>Avatar &ndash; Fuoco e cenere</strong></em> e quello alla <strong>colonna sonora</strong> di <em><strong>Sinners</strong></em> (con cui Gorafsson doppia il Golden Globe gi&agrave; vinto) il film dove la musica &egrave; anche tema e parte integrante della narrazione.</div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='342457531986747067-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='342457531986747067-imageContainer0' style='float:left;width:49.95%;margin:0;'><div id='342457531986747067-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/mr-nobody-against-putin-film-800x445_orig.jpg' rel='lightbox[gallery342457531986747067]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/mr-nobody-against-putin-film-800x445.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='445' style='position:absolute;border:0;width:134.83%;top:0%;left:-17.42%' /></a></div></div></div></div><div id='342457531986747067-imageContainer1' style='float:left;width:49.95%;margin:0;'><div id='342457531986747067-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/marty-supreme3_orig.jpg' rel='lightbox[gallery342457531986747067]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/marty-supreme3.jpg' class='galleryImage' _width='800' _height='533' style='position:absolute;border:0;width:112.57%;top:0%;left:-6.29%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="paragraph">La politica rientra in scena infine con <em><strong>Mr Nobody Against Putin</strong></em>, di David Borenstein, gi&agrave; premiato ai Bafta: il film decretato <strong>miglior documentario</strong> racconta la militarizzazione della scuola russa (a cominciare dalle elementari) dopo l'invasione dell'Ucraina, intesa a formare una nuova generazione di soldati preparati, obbedienti, pronti al sacrificio per la grande patria russa e possibilmente non pensanti.<br /><span></span>Il film che ha subito la peggior batosta, in relazione al numero e al peso delle candidature, &egrave; senza dubbio il pirotecnico, vertiginoso <em><strong>Marty Supreme</strong></em>: snobbato ai Bafta dove aveva ben undici candidature, quasi ignorato ai Golden Globe, dove Timoth&eacute;e Chalamet vince l'unico premio su tre candidature, e ora completamente a bocca asciutta e dolorante agli Academy, dove vantava nove pesantissime <em>nomination</em> (film, regia, sceneggiatura, attore, <em>casting</em>, montaggio, fotografia, scenografia, costumi). E alcune ci stavano: se Anderson con <em>Una battaglia dopo l'altra</em> era imbattibile (ma il film di Safdie poteva essere competitivo nella sezione montaggio), <em>Marty Supreme</em> poteva tranquillamente battere <em>Sinners</em> almeno per l'attore protagonista e per la sceneggiatura.&nbsp;&nbsp;<br /><span></span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[RITRATTO DI BORGHESIA IN NERO]]></title><link><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/ritratto-di-borghesia-in-nero]]></link><comments><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/ritratto-di-borghesia-in-nero#comments]]></comments><pubDate>Fri, 13 Mar 2026 17:52:26 GMT</pubDate><category><![CDATA[Cinema italiano]]></category><category><![CDATA[GLI OCCHI DEGLI ALTRI]]></category><guid isPermaLink="false">https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/ritratto-di-borghesia-in-nero</guid><description><![CDATA[GLI OCCHI DEGLI ALTRI di Andrea De Sica         Malgrado l'ambientazione su un'isola mediterranea, con il respiro e il rumore del mare a fare da sottofondo a numerose sequenze, Gli occhi degli altri mi &egrave; sembrato un film che sa inesorabilmente di vecchio e di chiuso.Il film si svolge, in rigorosa unit&agrave; di luogo, lungo tutta la decade degli anni 60, e si conclude praticamente a mezzanotte del 31 dicembre 1969, alla vigilia di un futuro che allora sapeva di avventure spaziali e di li [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title"><font size="4">GLI OCCHI DEGLI ALTRI di Andrea De Sica</font></h2>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/gli-occhi-degli-altri_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Malgrado l'ambientazione su un'isola mediterranea, con il respiro e il rumore del mare a fare da sottofondo a numerose sequenze, <em>Gli occhi degli altri</em> mi &egrave; sembrato un film che sa inesorabilmente di vecchio e di chiuso.<br />Il film si svolge, in rigorosa unit&agrave; di luogo, lungo tutta la decade degli anni 60, e si conclude praticamente a mezzanotte del 31 dicembre 1969, alla vigilia di un futuro che allora sapeva di avventure spaziali e di liberazione dei costumi; ma poteva tranquillamente essere ambientato nella Repubblica di Sal&ograve;, o magari durante il ventennio fascista, conquistandosi magari qualche sfumatura storico-sociologica in pi&ugrave;. De Sica invece ha scelto di rimanere fedele alla datazione del delitto Casati Stampa (duplice omicidio e suicidio) che avvenne a Roma nell'agosto del 1970 e che fornisce l'ispirazione al soggetto del film.<br />Vedo che la critica si &egrave; espressa per lo pi&ugrave; favorevolmente, citando addirittura il cinema di Bertolucci o di Pasolini, oltre ovviamente ad un Hitchcock di prammatica (ci sono i doverosi e propiziatori echi musicali herrmaniani, e la presenza di un faro torreggiante sulla scogliera, ma si tratta a mio parere pi&ugrave; di specchietti per le allodole rivolti a critici e spettatori cinefili che di riferimenti effettivamente pertinenti o necessari); a me in effetti sembra che siamo piuttosto, un po' pi&ugrave; modestamente, dalle parti dei claustrofobici &ldquo;ritratti di borghesia in nero&rdquo;, quei melodrammi erotici che andarono di moda per un certo periodo degli anni '70, quello dei Cervi, dei Bolognini, dei Lattuada, e che ripensati oggi mi sembra possano essere considerati il versante oscuro e pi&ugrave; colto &ndash; con Samperi a fare da tramite &ndash; delle maliziose e spesso ridanciane sexy-commedie all'italiana di quel periodo.<br />Qui il protagonista &egrave; addirittura un nobile, visto che viene chiamato &ldquo;marchese&rdquo;, ricchissimo e annoiato, che vive in una villa su una sua isola privata, da dove prende eventualmente a fucilate gli incauti turisti che tentino di sbarcare sulle sue propriet&agrave;. La storia si divide grosso modo in quattro atti pi&ugrave; un prologo e un epilogo. Prologo: presentazione dei personaggi. Il marchese Lelio e la borghese Elena si conoscono ad una lussuosa festa organizzata sulla sua isola dall'altezzoso marchese. Entrambi sono sposati ma basta che si scambino il primo sguardo per capirsi e riconoscere l'uno la natura dell'altro. Primo atto: seduzione. Dopo una scena di seduzione erotico-venatoria (non ho capito se onirica o no) i due finiscono quanto prima a letto insieme, in un'alcova dentro il faro dell'isola, mentre il guardiano spia il loro amplesso, che loro si godono ancora di pi&ugrave; sapendo di essere guardati. Secondo atto: passione. I rispettivi matrimoni sono stati annullati, i due si sposano, vanno in viaggio di nozze a Venezia, come da filmino con contorno erotico, poi si dedicano animo e corpo alla rispettiva passione. Lui &egrave; un erotomane scopofilo, lei un'erotomane esibizionista. Sembrerebbe un'unione perfetta. Seguono amplessi a due, a tre, a quattro, con la partecipazione di fattorini d'albergo, barcaioli, passanti e con il marchese a volte parte attiva a volte voyeur aggiunto. Terzo atto: crisi. Di punto in bianco, il divertimento &egrave; finito, Elena va in depressione, Lelio tenta anche di comperare un bambino dai domestici per fornirgli una distrazione, ma inutilmente; finch&eacute; lei improvvisamente moralizzatasi si innamora di un bel giovane invitato ad un'altra festa sull'isola. Quarto atto: resa dei conti. I due sono separati, ma Elena accetta di partecipare all'ennesima festa nella villa, accompagnata dal giovane amante (vivono modestamente, ma lei &egrave; ricoperta di gioielli), nella speranza di fare firmare al marito le carte del divorzio. Non &egrave; una buona idea, e il geloso Lelio decide di proiettare l'insolito filmino di nozze della coppia, tra il divertimento e lo sbigottimento degli ospiti. Epilogo: probabilmente l'avevate gi&agrave; immaginato (anche se non conoscete il fattaccio reale che d&agrave; lo spunto al film), sentendo le musiche inquietanti degli atti precedenti e annusando l'aria da tregenda che spira sull'isola ormai infelice. D'altra parte, se Cechov diceva che se in un'opera teatrale compare una pistola, prima o poi &egrave; destinata a sparare, figuratevi cosa pu&ograve; accadere quando c'&egrave; un intero arsenale a disposizione dei padroni di casa amanti della caccia.<br />La prevenzione che accompagna il giudizio su film a contenuto sessuale questa volta sembra non avere avuto effetto, considerati i giudizi lusinghieri espressi dalla critica sul film di De Dica &ndash; figlio di Manuel e nipote di zio Christian e di nonno Vittorio); ma io ho trovato il film piuttosto goffo e pretenzioso (vedi le inquadrature pseudoricercate nei candidi ambienti della villa, con <em>recadrage</em> che alludono al tema scopofilo), con protagonisti schematici senza approfondimento e qualche macchietta a fare da contorno (la napoletana fattucchiera, il fatuo omosessuale). Tra il secondo e il terzo atto (secondo la mia arbitraria suddivisione) si apre poi un baratro, aperto su un'ellissi narrativa: avevamo lasciato i due a spassarsela dando sfogo e godimento a tutte le proprie predilezioni sessuali, e subito dopo, senza alcuna spiegazione, li ritroviamo afflitti e amareggiati: lei non mangia pi&ugrave; e non vorrebbe pi&ugrave; alzarsi dal letto; lui &egrave; ancora pi&ugrave; cupo e possessivo del solito e tutto &egrave; pronto a virare da Tinto Brass alla tragedia.<br />La Trinca e Timi - entrambi attori solitamente bravi e apprezzati, e forse proprio perci&ograve; in questo caso e in certo senso &ldquo;ingombranti&rdquo; - hanno accettato ruoli che, sempre a mio opinabilissimo parere, li espongono quasi al rischio del ridicolo: lui una specie di icona fascistoide, legnoso e con capelli imbrillantinati tirati all'indietro; lei - quando non indossa iconici abiti rossi -, generosissima nel mostrarsi impegnata in amplessi multipli e sovente completamente nuda (anche in presenza degli ospiti): e va bene in camera da letto, in doccia, in piscina, in barca, in mare, in spiaggia; ma a volte si sfiora il grottesco, come quando si presenta ad una battuta collettiva di caccia mattutina nel bosco, con tanto di fucile a tracolla, con indosso una veste a rete che non nasconde assolutamente nulla. D'altra parte di simboli fallici si era gi&agrave; dato: dalla presenza imponente del faro (dove la passione inizia e si conclude, sempre tra i marosi della notte), alla cinepresa (conservata in un cassetto dell'armeria) usata come protesi erotica nei rapporti coniugali, alla scena primaria della seduzione, dove lui insegna ad Elena a sparare avviluppandola tra le proprie braccia, mentre lei accarezza lascivamente la liscia canna del fucile...<br />Ci sono poi temi potenzialmente nobilitanti, la possessivit&agrave; maschile, l'isolamento delle classi sociali superiori (che tutto pensano di poter comprare con il denaro per soddisfare le proprie voglie), la pulsione dello sguardo ambiguamente sospesa tra desiderio e violenza. S&igrave;, ma per ciascun tema ci sono film che lo raccontano meglio.<br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[UN BUCO IN FAMIGLIA]]></title><link><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/un-buco-in-famiglia]]></link><comments><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/un-buco-in-famiglia#comments]]></comments><pubDate>Tue, 10 Mar 2026 11:41:52 GMT</pubDate><category><![CDATA[Cinema europeo]]></category><category><![CDATA[Famiglia]]></category><category><![CDATA[GOOD BOY]]></category><category><![CDATA[MIROIR No. 3 - IL MISTERO DI LAURA]]></category><guid isPermaLink="false">https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/un-buco-in-famiglia</guid><description><![CDATA[MIROIR No. 3 - IL MISTERO DI LAURA di Christian PetzoldGOOD BOY di Jan Komasa   				 				  Come a volte succede, sono usciti pressoch&eacute; in contemporanea nei cinema italiani due film che hanno uno spunto molto simile. Mi piace pensare, quando succede, che la cosa abbia un significato implicito; che si tratti di un tema affine allo spirito dei tempi; e che la coincidenza ci dica qualcosa sulla societ&agrave; in cui viviamo (anche se pu&ograve; ovviamente non essere cos&igrave;). Ma &egrave;  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title"><font size="4">MIROIR No. 3 - IL MISTERO DI LAURA di Christian Petzold<br />GOOD BOY di Jan Komasa</font></h2>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div> 				<div id='440128107163435476-gallery' class='imageGallery' style='line-height: 0px; padding: 0; margin: 0'><div id='440128107163435476-imageContainer0' style='float:left;width:49.95%;margin:0;'><div id='440128107163435476-insideImageContainer0' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/miroir-n-3_orig.jpg' rel='lightbox[gallery440128107163435476]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/miroir-n-3.jpg' class='galleryImage' _width='300' _height='168' style='position:absolute;border:0;width:133.93%;top:0%;left:-16.96%' /></a></div></div></div></div><div id='440128107163435476-imageContainer1' style='float:left;width:49.95%;margin:0;'><div id='440128107163435476-insideImageContainer1' style='position:relative;margin:5px;'><div class='galleryImageHolder' style='position:relative; width:100%; padding:0 0 75%;overflow:hidden;'><div class='galleryInnerImageHolder'><a href='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/good-boy_orig.webp' rel='lightbox[gallery440128107163435476]'><img src='https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/good-boy.webp' class='galleryImage' _width='800' _height='450' style='position:absolute;border:0;width:133.33%;top:0%;left:-16.67%' /></a></div></div></div></div><span style='display: block; clear: both; height: 0px; overflow: hidden;'></span></div> 				<div style="height: 20px; overflow: hidden;"></div></div>  <div class="paragraph">Come a volte succede, sono usciti pressoch&eacute; in contemporanea nei cinema italiani due film che hanno uno spunto molto simile. Mi piace pensare, quando succede, che la cosa abbia un significato implicito; che si tratti di un tema affine allo spirito dei tempi; e che la coincidenza ci dica qualcosa sulla societ&agrave; in cui viviamo (anche se pu&ograve; ovviamente non essere cos&igrave;). Ma &egrave; proprio di questa possibilit&agrave; che parlo nella rubrica <em>Match Film</em>.<br />In questo caso si tratta di due film europei, <em>Miroir n. 3 &ndash; Il mistero di Laura</em>, del tedesco Cristian Petzold, e di <em>Good Boy</em>, del polacco Jan Komasa (ma il film &egrave; ambientato in Inghilterra e interpretato da attori inglesi).<br />Lo spunto &egrave; questo: c&rsquo;&egrave; una famiglia che ha subito un grave lutto (c&rsquo;&egrave; un figlio che &egrave; venuto in qualche modo a mancare) e abita in una casa isolata, in campagna. Ma un(a) giovane nuovo(a) arrivato(a) viene, volontariamente o forzatamente, ma sempre con una certa casualit&agrave;, a riempire questo vuoto. In entrambi i film c&rsquo;&egrave; inoltre una &ldquo;famiglia&rdquo; esterna che viene a recuperare, con le buone o con le cattive, una ragazza che si trova nella casa; ed entrambe le storie finiscono col raccontarci come questa esperienza di sostituzione (come abbiamo detto, consenziente o coartata) abbia su tutti &ndash; e sottolineo tutti &ndash; un effetto positivo e benefico.<br />Si possono leggere i film come anelito nostalgico a ricostituire dei legami famigliari tradizionali (o meno), in una vita o in una societ&agrave; dove questi legami vengono spezzati, negati, o rifiutati? E&rsquo; probabile; oltre tutto nei cinema, sempre in questi giorni, c&rsquo;&egrave; il giapponese <em>Rental Family</em>, dove Brendan Frazer viene noleggiato per impersonare a richiesta famigliari assenti (l&rsquo;idea c&rsquo;era gi&agrave; in <em>Alps</em> di Lanthimos e in qualche commedia come ad esempio <em>Una famiglia perfetta</em>).<br />Purtroppo entrambi i film sono stati per&ograve; deludenti nel loro esito. In <em>Miroir n. 3</em> la protagonista &egrave; una giovane donna che viene &ldquo;adottata&rdquo; da una donna che vive in una casa isolata, immediatamente dopo aver subito un gravissimo incidente nelle immediate vicinanze. Finir&agrave; per essere, per qualche tempo, la sostituta della figlia morta, anche per il marito della donna e per il figlio della coppia, che con l&rsquo;occasione si riavvicinano dopo essersi allontanati dalla donna in depressione. Considero Petzold un regista sopravvalutato (non mi aveva detto granch&eacute; neppure il lodato <em>Undine</em>, che condivide con questo film la protagonista Paula Beer) e che qualcosa non funzioni nella sceneggiatura mi pare si veda fin dall&rsquo;inizio, con una dinamica dell&rsquo;incidente (bench&eacute; non mostrato) assolutamente implausibile, la mancanza di qualsiasi indagine su un evento mortale e ingiustificato e l&rsquo;assenza di chiunque cerchi di rintracciare la ragazza (compresi gli amici del ragazzo morto alla guida, &nbsp;nonch&eacute; proprietari della macchina che gli avevano prestato e che &egrave; andata distrutta nell&rsquo;incidente). Tutto scorre alla tedesca, senza particolare pathos emotivo n&eacute; invenzioni narrative o registiche, ma alla fine tutti sembrano felici e contenti.<br />Pi&ugrave; cocente la delusione vedendo il film di Komasa, di cui mi era piaciuto tantissimo <em>Corpus Christi</em> e il cui <em>The Hater</em> mi era sembrato un film interessante ed attuale. I dubbi cominciano da subito, con la rappresentazione del tutto convenzionale della vita dissipata del giovane Tommy, tra sesso, alcol, violenza, discoteche, droga. E&rsquo; solo il preambolo, perch&eacute; poi Tommy viene rapito e condotto in una casa isolata, dove il maturo (?) Chris (interpretato da Stephen Graham, di nuovo alle prese con un adolescente problematico come nel folgorante e bellissimo <em>Adolescence</em>) lo incatena in cantina e lo sottopone ad un programma di rieducazione ai valori sociali e famigliari, affiancato dalla moglie e dal figlioletto. Questo nucleo famigliare isolato, chiuso, autosufficiente e autoriferito ricorda quello chiuso dentro il muro che circonda la villetta di <em>Dogtooth</em> (di nuovo l&rsquo;esperto Lanthimos); ma la &ldquo;cura Ludovico&rdquo; cui Chris sottopone il debosciato Tommy (costringendolo a guardare su uno schermo tv tutte le sue orribili imprese, immortalate da lui stesso e dagli amici ad uso social) finisce per richiamare inevitabilmente situazioni e soprattutto tematiche <em>dell&rsquo;Arancia meccanica</em> di Stanley Kubrick. Ma anche stavolta non ci si devono aspettare troppe sorprese: una volta impostata la tematica e assorbito lo shock del ragazzo incatenato (utilizzato gi&agrave; peraltro dai poster pubblicitari &ndash; e si confronti l&rsquo;effetto perturbante con quello della ragazza analogamente incatenata in cantina in <em>America Latina</em> dei D&rsquo;Innocenzo), tutto scorre abbastanza pianamente; la rieducazione prosegue con qualche prevedibile difficolt&agrave; iniziale, ma tutto sommato senza troppi traumi, e a quanto pare finisce per dare i suoi buoni frutti (vedi il prevedibile finale &ldquo;a sorpresa&rdquo;). All&rsquo;apparenza un film molto poco sentito ed ispirato, a dispetto delle figure autorevolissime che figurano nel ruolo di produttori: da parte britannica l&rsquo;espertissimo Jeremy Thomas, da parte polacca Jerzy Skolimowski, regista, sceneggiatore, attore e produttore, fin dagli anni &rsquo;60 una delle figure pi&ugrave; prestigiose della cinematografia polacca.&nbsp;<br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[ALLA SPOSA CADAVERE PIACE IL CINEMA]]></title><link><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/alla-sposa-cadavere-piace-il-cinema]]></link><comments><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/alla-sposa-cadavere-piace-il-cinema#comments]]></comments><pubDate>Sun, 08 Mar 2026 22:25:43 GMT</pubDate><category><![CDATA[Cinema americano]]></category><category><![CDATA[LA SPOSA!]]></category><guid isPermaLink="false">https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/alla-sposa-cadavere-piace-il-cinema</guid><description><![CDATA[LA SPOSA! (The Bride!) di Maggie Gyllenhaal         &#8203;La sposa! ha un punto esclamativo nel titolo e un teaser &egrave; molto esplicito: &ldquo;Sta per arrivare la fottutissima sposa&rdquo;.Gi&agrave; il paratesto urla insomma a piena voce la sua enfasi, la sua prorompente, dichiarata energia.Mi sembra quindi che il film della Gyllenhaal come la sua autrice possano essere annoverati in quell'ondata di cinema femminile che trascende prudenze, pudori, intimismi, levit&agrave; di tocco per lan [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title"><font size="4">LA SPOSA! (The Bride!) di Maggie Gyllenhaal</font></h2>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/lasposa-2_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">&#8203;<em>La sposa!</em> ha un punto esclamativo nel titolo e un <em>teaser</em> &egrave; molto esplicito: &ldquo;Sta per arrivare la fottutissima sposa&rdquo;.<br />Gi&agrave; il paratesto urla insomma a piena voce la sua enfasi, la sua prorompente, dichiarata energia.<br />Mi sembra quindi che il film della Gyllenhaal come la sua autrice possano essere annoverati in quell'ondata di cinema femminile che trascende prudenze, pudori, intimismi, levit&agrave; di tocco per lanciarsi con audacia in territori pi&ugrave; frequentati dai colleghi maschi. E' un cinema che non teme il <em>pastiche</em> e i toni forti, che si espone spericolatamente per mettere alla prova di uno sguardo contemporaneo e postmoderno alcuni dei miti classici e della contemporaneit&agrave;: che si tratti di rivestire di tinte <em>pulp</em> un classico dell'amore maledetto come <em>Cime tempestose</em> della Fennell; di rileggere in chiave di esasperato <em>body horror</em> il mito dell'eterna giovinezza e del patto wildiano/faustiano come ha fatto la Fargeat con <em>The Substance</em>; di resuscitare la riflessione cronenberghiana sulla commistione tra umano e macchinico contaminandolo con una riflessione sui generi sessuali come ha fatto la Ducorneau in <em>Titane</em>; di dare vita in chiave <em>pop</em>, <em>kitsch</em> e politica al sogno infantile di tante donne, animando il giocattolo pi&ugrave; amato e iconico, come ha fatto la Gerwig con <em>Barbie</em>, o infine (ma l'elenco potrebbe essere esteso) di costruire un composito <em>pastiche</em> postmodernissimo partendo dal mito di Frankenstein e soprattutto dalle sue traduzioni cinematografiche.<br /><em>La sposa!</em> prende spunto innanzitutto da <em>La moglie di Frankenstein</em>, il film di James Whale del 1935. Come quello, inizia col mettere in scena la creatrice di <em>Frankenstein</em> e del suo mito, Mary Shelley (cognome da nubile Wollstonecraft Godwin), antesignana del femminismo e dei diritti omosessuali nei primi decenni dell'800. Ma se nel film di Whale la Shelley sedeva tranquillamente in poltrona a raccontare al marito Percy e a Lord Byron il seguito della sua novella (ripartendo dal finale del <em>Frankenstein</em> girato sempre da Whale quattro anni prima), per poi scomparire dal film, ora &egrave; un essere dell'aldil&agrave;, immerso in un buio nero come la pece, anima inquieta, ribelle, pronta a tornare sulla terra per impadronirsi del corpo e della mente di Ida, una ragazza che vive nella Chicago degli anni '30 e invischiata in una storia con la mafia. Jessie Buckley, appena vista in Hamnet come una donna &ldquo;naturale&rdquo; e selvatica, &egrave; qui irriconoscibile, tanto nel ruolo della tenebrosa Mary Shelley quanto &ndash; ancora di pi&ugrave; &ndash; in quello di Ida/Penelope/laSposa, con i capelli biondo platino che le fanno cresta sulla testa, le sopracciglia sbiancate fin quasi a scomparire &ndash; e poi ridisegnate con una dritta riga nera -, la bocca e il viso sfigurati da un fiotto nero, una gamba fratturata imprigionata dentro un'armatura metallica che l'azzoppa. E di nuovo i rapporti dei personaggi si invertono rispetto al modello: ne <em>La moglie di Frankenstein</em> la compagna creata per alleviare la solitudine del mostro compariva solo brevemente nella parte finale del film (riuscendo a imporsi comunque come un'icona del cinema <em>horror</em>), qui la Sposa diventa la reale protagonista del film, rubando la scena al suo omologo maschio, la Creatura interpretata da Boris Karloff nei film di Whale e da Christian Bale nel film della Gyllenhaal. Non solo: la Sposa &egrave; posseduta dallo spirito di Mary Shelley, tornato con intenzioni bellicose dall'oltretomba e, in un ulteriore slittamento di genere, anche lo scienziato che rid&agrave; vita al suo cadavere &egrave; una donna, la dottoressa Cornelia Euphronius (Annette Bening), e pure il <em>detective</em> che &egrave; sulle tracce dei due &ldquo;mostri&rdquo; (Sarsgaard) ha una controparte femminile (Penelope Cruz) pi&ugrave; intuitiva e determinata.</div>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:380px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/published/la-sposa.jpeg?1773008951" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Tutto il film &egrave; d'altra parte percorso da un'ossessione cinefila che porta perfino i mostri a passare come spettatori da una sala cinematografica all'altra: e ad essere citato non sono solo i due film di Whale ma anche la loro parodia, il <em>Frankenstein Junior</em> girato da Mel Brooks nel 1974. Da qui infatti deriva ad esempio direttamente la passione della creatura per la danza e per i <em>musical</em> di Broadway in versione cinematografica (e come anche il gioco di storpiatura del cognome Frankenstin/Frankenstein), e come nel film di Brooks anche qui vediamo la creatura esibirsi in numeri di danza con smoking e cilindro. Si cita quindi abbondantemente il <em>musical</em> (un altro nome su cui si gioca ripetutamente &egrave; quello di Ginger Rogers), ma anche sul <em>mafia movie</em>, sui film di <em>ganster</em> anni '30 (con rimandi palesi al <em>Bonnie e Clyde - Gangster Story </em>di Penn del 1967), sulla commedia brillante al femminile come <em>La signora del venerd&igrave; &ndash; His Girl Friday</em>, 1940, di Howard Hawks. Ma non solo: le referenze della Gyllenhall si spingono fino alla contemporaneit&agrave;: impossibile non riandare alle rivolte sociali scoppiate per emulare il deviante <em>Joker</em> nel film di Todd Phillips del 2019 vedendo le donne che si ribellano alla societ&agrave; maschilista e patriarcale impugnando le armi e sbavandosi la faccia con l'inchiostro nero, ad imitazione della &ldquo;fottutissima&rdquo; Sposa; e se l'iconografia eversiva di <em>Harley Quinn</em> fa capolino in questa parte del film, ancora di pi&ugrave; gli sconfinamenti nel musical ricordano l'altra coppia maledetta del cinema recente, il Joker e Harley Quinn, appunto, nel <em>Pas a deux</em> che costituisce il seguito (e la pietra tombale: estremamente audace e spregiudicato tra l'altro rievocare uno dei pi&ugrave; clamorosi tonfi critici e commerciali degli ultimi tempi) dell'acclamato film di Phillips.<br />Tutta l'operazione serve poi, come gi&agrave; si accennava, anche ad una beffarda rivendicazione femminista, con tanto di citazioni esplicite e <em>ante litteram</em> del movimento <em>#MeToo</em> e con le ribelli seguaci di Ida/Penelope/laSposa/Mary, che imbracciano letteralmente le armi, dopo essersi sfregiate il viso con un oltraggioso sbaffo d'inchiostro nero, ad imitazione della loro eroina che al risveglio dalla morte ha vomitato i cristalli che l'hanno riportato in vita ma le hanno deturpato il volto.<br />Viene da pensare che la Gyllenhaal (che da attrice ha frequentato i mondi della sessualit&agrave; sadomaso, della tossicodipendenza, del porno, delle realt&agrave; alternative, come quello dei supereroi mascherati o del cinema musicale) si sia identificata con le sue (anti)eroine creatrici e ribelli, Mary Shelley da una parte e Cornelia Euphronius dall'altra, ridando nuova vita (e nuovo genere sessuale) ad una materia inerte come quella del mito prometeico/frankensteniano e di una manciata di generi cinematografici; e che il film intero sia da stato concepito dall'autrice/creatrice come una Creatura composta smembrando e ricomponendo pezzi del cinema del passato, brani di cultura colta e di cultura <em>pop</em> (anche la sboccata Mary/Ida ogni tanto emette sequele di vocaboli aulici e letterari).<br />Ci si pu&ograve; divertire (anche molto) inseguendo tutti i rivoli citazionistici che scorrono lungo il film; o, viceversa, si pu&ograve; esserne irritati, per la cornice generale e il tono spudoratamente <em>kitsch</em> che avvolge il tutto in un vortice chiassoso e dispersivo.<br />Ma rimane una domanda: quale impressione pu&ograve; fare il film a chi invece non sappia cogliere la massa di riferimenti e di citazioni sparpagliate dentro il film? Un film-pasticcio che, appunto, &egrave; contemporaneamente un <em>horror</em>, un film fantastico, un beffardo film di fantasmi, un improbabile <em>musical vintage </em>e un <em>musical</em> contemporaneo, una irridente commedia nera, uno sgangherato film di <em>gangster</em> e di mafia, uno sfrontato <em>pamphlet</em> femminista, o &ndash; cosa &ldquo;pi&ugrave; spaventosa di tutte&rdquo;, a dar retta allo spirito di Mary Shelley che ci introduce alla visione &ndash; una storia d'amore?<br />Perch&eacute; il film vuole essere anche questo: una <em>love story</em> in cui i protagonisti sono una coppia di <em>drop out</em>, di mostri romantici e grotteschi esclusi e perseguitati da una societ&agrave; altrettanto o ancor pi&ugrave; mostruosa.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[GERMANIA ANNO ZERO]]></title><link><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/germania-anno-zero]]></link><comments><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/germania-anno-zero#comments]]></comments><pubDate>Fri, 06 Mar 2026 08:56:17 GMT</pubDate><category><![CDATA[Cinema europeo]]></category><category><![CDATA[Famiglia]]></category><category><![CDATA[IL SUONO DI UNA CADUTA]]></category><guid isPermaLink="false">https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/germania-anno-zero</guid><description><![CDATA[IL SUONO DI UNA CADUTA (&#8203;In die Sonne schauen) di&nbsp;Mascha Schilinski         Il suono di una caduta, opera seconda per Mascha Schilinski, il cui esordio, Die Tochter &ndash; La figlia, parlava di una rapporto coniugale visto attraverso la prospettiva di una bambina, &egrave; un film potente, di un fascino decisamente malsano che per&ograve; arriva in profondit&agrave; a conquistare l'attenzione e i sentimenti di chi lo guarda.Senza sminuire l'originalit&agrave; del progetto, si pu&ogra [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title"><font size="4">IL SUONO DI UNA CADUTA (&#8203;<em style="color:rgb(42, 42, 42)">In die Sonne schauen) di&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Mascha Schilinski</span></font></h2>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/il-suono-di-una-caduta_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><em>Il suono di una caduta</em>, opera seconda per Mascha Schilinski, il cui esordio, <em>Die Tochter &ndash; La figlia</em>, parlava di una rapporto coniugale visto attraverso la prospettiva di una bambina, &egrave; un film potente, di un fascino decisamente malsano che per&ograve; arriva in profondit&agrave; a conquistare l'attenzione e i sentimenti di chi lo guarda.<br />Senza sminuire l'originalit&agrave; del progetto, si pu&ograve; cercare di comprenderlo tracciando le coordinate dei suoi potenziali referenti: in questa prospettiva direi che <em>Il suono di una caduta</em> si potrebbe situare nel punto di intersezione tra il cinema della crudelt&agrave; di Michael Haneke, il cinema onirico e disturbante di David Lynch e il cinema spirituale e panestetico di Terrence Malick.<br />Di Haneke c'&egrave; lo sguardo freddamente teutonico con cui guarda alla realt&agrave; della vita e dei rapporti famigliari. Il collegamento pi&ugrave; naturale al suo cinema &egrave; attraverso il film <em>Il nastro bianco</em>, ambientato alla vigilia della Prima Guerra mondiale, come presumibilmente uno dei segmenti narrativi de <em>Il suono di una caduta</em>. Il ritorno al passato che accomuna i due film non porta con s&eacute; alcuna indulgenza, alcune edulcorazione da film in costume: al contrario, l'ambientazione storica (in nessuno dei due casi si precisa l'epoca precisa di svolgimento) e bucolica fa risaltare ancora di pi&ugrave; il ritratto di una societ&agrave; crudele, dominata da un sinistro senso del male e della morte. Ne <em>Il suono di una caduta</em>, risalta in particolare per la sua crudezza la storia parallela della domestica Greta, fatta sterilizzare in modo che non possa perdere tempo di lavoro per le gravidanze, e diventata per questo l'oggetto di sfogo sessuale, privo di rischi, per gli uomini della fattoria.<br />Una possibile influenza lynchiana &egrave; riscontrabile nel clima onirico che pervade tanto la colonna sonora (un <em>sound design</em> accuratissimo che utilizza con misura le musiche, pi&ugrave; spesso rumori di fondo e suoni senza fonti diegetiche: a volte sembra quasi di sentire una puntina che gratta su un vinile) quanto le immagini: come ad esempio nella fotografia in cui alle spalle del cadavere della bambina deceduta prematuramente e messa in posa su un divano compare la figura della madre, resa spettrale e irriconoscibile da un movimento convulso del capo. Ma c'&egrave; anche la fascinazione del malato e del morboso (la gamba amputata e piena di cicatrici di Fritz) o i labirintici movimenti di macchina che percorrono le stanze della casa.<br />Di Mallick c'&egrave; la ricerca del punto di fusione dell'elemento sensibile e percettivo con la dimensione spirituale ed esistenziale. La Schilinski, mentre fa interrogare le sue giovani e giovanissime antieroine sul senso (ammesso che ce ne sia uno) della propria esistenza, insiste moltissimo sulle modalit&agrave; della percezione. Nel film si parla di occhiali e di percezione ottica, <span style="color:rgb(42, 42, 42)">si fissa lo sguardo in macchina,&nbsp;</span>si spia dai buchi della serratura e tra le fessure delle porte&nbsp;<span style="color:rgb(42, 42, 42)">(le scene madri della violenza, della malattia, del sesso, della morte)</span>; si discute del sapore delle maniglie di metallo o si assapora una goccia di sudore raccolta dall'ombelico di un uomo da dita femminili e portata sulla punta della lingua; si ascoltano canzoni, suoni, parole sussurrate a volte nel buio di una stanza; si gode delle ferite e delle lacerazioni delle piante dei piedi - dopo la sfida masochistica di una corsa su un viottolo pieno di stoppie - o del tepore di un pene appoggiato su una guancia femminile; o si sorbisce la minestra mentre la Madre &egrave; scossa dai conati di vomito tra la finta indifferenza dei parenti seduti a tavola. E sembra quasi di sentire anche gli odori, quelli della campagna, dei maiali, delle stanze chiuse, dei vecchi vestiti, come sembra di sentire sulla pelle il calore fugace del sole sulla pelle, i brividi al rinfrescare dell'aria, il freddo dell'acqua torbida del fiume che accoglie ed inghiotte.<br />Ma si pu&ograve; anche giocare sul doppio titolo del film, quello originale e quello internazionale. Il primo,&nbsp;<em>In die Sonne schauen</em>, &egrave; traducibile come &ldquo;guardando il sole&rdquo;; il secondo, quello che ha dato anche il titolo italiano al film, &egrave; <em>Sound of Falling</em>, il "suono di una caduta", appunto. A conferma di quello che dicevo qualche riga pi&ugrave; sopra: entrambi i titoli fanno riferimento ad un senso (la vista, l'udito), ma il secondo ci porta verso il basso (come il suono di un corpo umano che cade dall'alto di un fienile), il primo verso l'alto, verso il cielo, inutilmente interrogato o indifferente allo sguardo di una ragazzina sdraiata in un campo accanto al cadavere di un cerbiatto, pronta a farsi falciare a morte dalle lame di una trebbiatrice.<br />Non c'&egrave; una continuit&agrave; cronologico-narrativa ne <em>Il suono di una caduta</em>: le storie raccontate sono quattro, con protagoniste bambine e ragazze, in un arco temporale che va dai primi decenni del secolo pi&ugrave; o meno alla contemporaneit&agrave;, passando per la Germania divisa in due dalla Guerra fredda. Ma ciascuna delle quattro storie &egrave; frammentata, mescolata alle altre, rimescolate in un disordine temporale spesso spiazzante. Le storie si riecheggiano tra loro, attraversate da un disagio che rimbalza tra i decenni, che passa di generazione in generazione, che non si spegne mai. Il disorientamento di una bambina che porta il nome di una sorellina morta e che assiste spesso senza capirle alle atrocit&agrave; racchiuse nel proprio microcosmo famigliare; la fascinazione malsana di una giovane donna per lo stesso uomo cui abbiamo visto dare la caccia all'interno di quel medesimo microcosmo, ma in un'altra epoca, e che abbiamo visto soffrire per una terribile amputazione e per il tormento di un arto fantasma; l'inquietudine sessuale e sentimentale di un'adolescente che, anni dopo, ancora in quello stesso microcosmo, vive un'attrazione reciproca per il coetaneo cugino, ma subisce anche le attenzioni morbose del padre di lui; <span style="color:rgb(42, 42, 42)">infine&nbsp;</span>una ragazzina&nbsp; in vacanza in quegli stessi luoghi, attratta da una coetanea indurita dalla perdita recente della madre, ma che non si avvede del male di vivere della sorellina piccola, che si sente a sua volta abbandonata da lei e dalla mamma.<br />In assenza di un'unit&agrave; di tempo, anzi al cospetto della sua frammentazione e della sua silenziosa esplosione, c'&egrave; l'unit&agrave; di luogo (di nuovo una casa ricettacolo e silenzioso testimone, come in <em>Here</em>, in <em>Presence</em>, in <em>Sentimental Value</em>), una fattoria del nord della Germania, in cui tutte le storie hanno svolgimento; da una parte c'&egrave; il cortile abitato dalle persone di famiglia, da quelle di servizio, dagli animali; dall'altro le stanze buie, le cucine e le soffitte dove ci si rovina il sonno con storie spaventose, mentre qualcuno copula nelle stanze accanto; le sale da pranzo dei lugubri pranzi famigliari; i corridoi labirintici lungo cui inseguire segreti e fantasmi; le credenze decorate con le foto dei morti. Intorno ci sono i campi che possono dare o negare il proprio raccolto, dove si pu&ograve; morire per sfuggire ad un destino infausto o al male di vivere, e poi un fiume dalle acque scure e fredde, che separa in due il mondo e la geografia, che attira nelle sue acque con il fascino potente dell'annichilimento di s&eacute;.<br />Un sentire comune accomuna le tante donne del film; alcune delle quali portatrici di un racconto in prima persona che non sempre &egrave; facile distinguere da quelle delle altre: ed &egrave; appunto il male di vivere, l'interrogarsi sul senso o l'assenza di senso della propria esistenza, l'attrazione nichilistica per la morte. E' infatti forse la morte (a sproposito, ma forse non tanto, mi risuonano nella mente le parole di una canzone di Carlo Conte: &ldquo;un valzer di vento e paglia / la morte contadina /che risale le risaie / e fa il verso delle rane e puntuale / arriva sulle aie bianche / come le falciatrici a cottimo&rdquo;) la vera protagonista de <em>Il suono di una caduta</em>, anzi, forse &egrave; proprio questo il suono del titolo; quello di corpi che cadono a peso morto dall'alto; che rotolano indifferenti verso l'abbraccio mortale del fiume (in una puntuale citazione della <em>Mouchette</em> bressoniana); che calano nel suo buio mortale; che si precipitano a capofitto da un carro in marcia; quello della trebbiatrice che avanza con le su lame,; quello di un urlo muto contenuto nel mosso di uno scarto disperato e raggelato all'interno di una fotografia.<br />Ogni tanto tutto si scolora nella luce prevalentemente buia e gi&agrave; desaturata de <em>Il suono di una caduta</em>, come in una Polaroid sbiadita, a sfocare gli avvenimenti in un limbo temporale che sfugge a qualsiasi tentativo di ricostruzione di un racconto puntuale.<br />Se c'&egrave; un difetto nel sorprendente film della Schilinski, che possiede un'indubbia autorevolezza malata e ipnotica, &egrave; la ridondanza, l'aver ecceduto la misura di un racconto che si prolunga per due ore e mezza, anche dopo che il discorso si &egrave; fatto chiaro, dopo che il senso si &egrave; delineato nel disordine della sua narrazione frattale, continuando ancora e ancora ad accumulare indiscriminatamente desideri di morte e di annientamento, senso di vuoto e impulsi suicidi che convincono anche le bambine a togliersi la vita, in una cupa Germania che sembra esistenzialmente rimasta ad un <em>anno zero</em> della propria storia.<br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[NEI BUCHI NERI DELLA NATURA E DEL LOGOS]]></title><link><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/march-01st-2026]]></link><comments><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/march-01st-2026#comments]]></comments><pubDate>Sun, 01 Mar 2026 11:26:22 GMT</pubDate><category><![CDATA[Cinema americano]]></category><category><![CDATA[Cinema europeo]]></category><category><![CDATA[Famiglia]]></category><category><![CDATA[HAMNET - NEL NOME DEL FIGLIO]]></category><guid isPermaLink="false">https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/march-01st-2026</guid><description><![CDATA[HAMNET - NEL NOME DEL FIGLIO di Chlo&eacute; Zhao         Posso esprimere qualche perplessit&agrave; rispetto ad Hamnet?Lo faccio da estimatore dei precedenti film di Chloe Zhao (anche se confesso di aver saltato Eternals, per un inscalfibile pregiudizio verso il cinema supereroistico, peggio se misticheggiante). In The Rider &ndash; Il sogno di un cowboy, la regista sinoamericana aveva raccontato dei Lakota, nativi americani &ldquo;stranieri nella propria terra, sospesi tra la dimensione panica [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title"><font size="4">HAMNET - NEL NOME DEL FIGLIO di Chlo&eacute; Zhao</font></h2>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/hamnet-nel-nome-del-figlio_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><font size="4">Posso esprimere qualche perplessit&agrave; rispetto ad <em>Hamnet</em>?<br />Lo faccio da estimatore dei precedenti film di Chloe Zhao (anche se confesso di aver saltato <em>Eternals</em>, per un inscalfibile pregiudizio verso il cinema supereroistico, peggio se misticheggiante). In <em>The Rider &ndash; Il sogno di un cowboy</em>, la regista sinoamericana aveva raccontato dei Lakota, nativi americani &ldquo;stranieri nella propria terra, sospesi tra la dimensione panica del rapporto con la natura e con gli animali degli antenati e il mondo moderno con le sue dure regole economiche, le sue futili e distruttive tentazioni, la sia mancanza di poesia e di naturalit&agrave;&rdquo;, come<font color="#2a2a2a"> dicevo nella mia recensione del film. La casa mobile ma stanziale in cui viveva il protagonista di </font><font color="#2a2a2a"><em>The Rider</em></font><font color="#2a2a2a"> sembra rimettersi in moto in </font><font color="#2a2a2a"><em>Nomadland</em></font><font color="#2a2a2a"> (film pluripremiato), in cui una vagabonda senza tetto n&eacute; legge vaga per i grandi spazi aperti e selvaggi dell'America, scartando le costrizioni (e le lusinghe) di un sistema sociopolitico-economico nel quale non si sente inclusa.</font><br /><font color="#2a2a2a">In </font><font color="#2a2a2a"><em>Hamnet </em></font><font color="#2a2a2a">ritroviamo alcuni di questi elementi: qui siamo nella campagna inglese, tra la fine del '500 e i primi anni del '600, dove troviamo una giovane donna libera e selvaggia, che sembra vivere in un'armonia panica con la natura circostante: si accompagna con un falco, ama vagare in mezzo ai boschi, tanto da essere soprannominata &ldquo;la strega del bosco&rdquo;.</font><br /><font><font color="#2a2a2a">L'amore e la passione per un giovane che la corteggia e che riesce a sedurla sembra ricondurla ad una vita pi&ugrave; domestica e famigliare, ma quando deve partorire Agnes fugge a sgravarsi da sola in mezzo al bosco, e la sua vita &egrave; costantemente attraversata da intuizioni e presagi: di nuovo quindi siamo in presenza di un personaggio femminile che si sente stretta nei ruoli sociali e che cerca (o meglio, vive) invece un rapporto pi&ugrave; stretto e diretto con la natura e una spiritualit&agrave; panica. </font></font><br /><font color="#2a2a2a">Ma qualcosa a mio parere comincia ad incrinarsi nel racconto, quando la vicenda comincia ad inanellare una serie di scene madri consecutive da cui non si uscir&agrave; pi&ugrave; fino al finale: messo da parte il personaggio maschile (che in una scena vediamo tormentarsi non sappiamo perch&eacute; davanti ad una congerie di fogli manoscritti sparpagliati sul suo tavolino, prima di decidere per questo di trasferirsi a Londra), il film si concentra su Agnes, che comincia a soffrire, piangere, urlare e disperarsi senza soluzione di continuit&agrave;. Lo fa perch&eacute; ha dei presagi negativi sul viaggio di William a Londra; perch&eacute; deve partorire da sola nel bosco; poi perch&eacute; vuole partorire di nuovo da sola nel bosco ma viene trattenuta a forza in casa dalla suocera; per i dolori delle doglie e del parto; per i dolori del secondo parto (si scopre che stavolta sono due gemelli); perch&eacute; la seconda bambina non respira; per i presagi negativi per la sorte della bambina (che nel frattempo ha cominciato a respirare); perch&eacute; si ammala uno dei figli; poi perch&eacute; si ammala un altro dei figli; per la perdita di uno di loro; per il ritardo con cui il marito arriva al capezzale; per la nuova partenza del marito; per i cattivi rapporti con sua madre. Non che, ovviamente, si tratti di motivi non validi; ma il film li inanella uno dopo l'altro, costringendo Jessie Buckley ad una teoria interminabile (il film dura pi&ugrave; di due ore) di pianti e disperazioni. Nel frattempo ignoriamo dove sia William (Paul Mescal) e a fare cosa, e di che cosa vivano lei e i tre bambini (bench&eacute; ospitati in casa della suocera, interpretata con </font><font color="#2a2a2a"><em>physique du r&ocirc;le</em></font><font color="#2a2a2a"> da Emily Watson). </font><br /><font color="#2a2a2a">Lo scopriremo solo verso la fine, quando, informata dalla madre di una nuova tragedia che va in scena al Globe di Londra, va ad assistere ad una rappresentazione di </font><font color="#2a2a2a"><em>Hamlet</em></font><font color="#2a2a2a"> (da Hamnet ad Hamlet basta cambiare una lettera, ma in fondo si tratta dello stesso nome), scritta, diretta ed interpretata (nel ruolo dello spettro) proprio da William (che scopriamo essere Shakespeare).</font><br /><font><font color="#2a2a2a">Il finale &egrave; molto emozionante e sembra riannodare in qualche modo i fili del racconto e di questa vita passata tra dolori reali o presagiti (spesso in modo errato), risolvendo sulla scena, e attraverso la quarta parete del teatro invisibile e permeabile - in modo perturbante -, i temi dell'assenza e della perdita, della creazione e della distruzione, della memoria e della trasfigurazione. E' l'arte alla fine, pi&ugrave; che la natura, a sublimare gli incomprensibili dolori della vita - quelli, diversamente vissuti ed esternati, di Agnes e di William -, a permutarli nel segno e nel sogno di una rappresentazione catartica che &egrave; anche una riappacificazione con il mistero e la vanit&agrave; della condizione umana; e l'insondabile buco nero che si apre nel terreno della foresta si specchia nel buco nero aperto sul fondale teatrale, da dove entrano ed escono i fantasmi della psiche.</font></font><br /><font><font color="#2a2a2a">Ma a questo punto mi sorge un altro dubbio: il film non ribadisce in questo modo alcuni stereotipi sul maschile e il femminile, sulla razionalit&agrave; del primo e l'irrazionalit&agrave; del secondo? Da una parte abbiamo Agnes - la Donna - una creatura panica, istintiva, sensuale, quasi ferina, in costante cortocircuito con la dimensione dell'irrazionale e dell'invisibile, la cui creativit&agrave; si esplica nella naturalit&agrave; (esasperata e sottolineata) della generazione dei figli; dall'altra abbiamo William &ndash; l'Uomo -, creatura di parola (la seduzione di Agnes avviene attraverso il racconto del mito di Orfeo ed Euridice) e quindi di intelletto, poco abile nei lavori manuali, ma la cui creativit&agrave; si esplica invece nella produzione artistica ed intellettuale. L'uomo come Logos, discorso, parola, dominio dell'Io; la donna come Natura madre e matrigna, istinto quasi animale, dominio dell'Es.</font></font><br /><font><font color="#2a2a2a">Non a caso tutto si risolve su un palco teatrale, davanti ad una rappresentazione dell'Amleto in cui la protagonista femminile, Ofelia, non ci viene mai mostrata e dove l'altro personaggio femminile, la regina Gertrude, &egrave; interpretata da un uomo, come era d'uso nel teatro dell'epoca e come la regista ci mostra solo fugacemente. Il posto della donna &egrave; quindi in platea, non attrice ma spettatrice e ricettrice del racconto maschile, a farsi permeare da uno stordimento che &egrave; insieme estetico ed estatico. </font></font><br /><font><font color="#2a2a2a">E' una concezione che permea ad esempio tutto il cinema di Lars von Trier, ma che fa un po' strano ritrovare in un film diretto e scritto da donne (la sceneggiatura &egrave; firmata oltre che dalla Zhao da Maggie O'Farrell, autrice del romanzo omonimo da cui &egrave; tratto il film).</font></font></font></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[MAI UNA GIOIA]]></title><link><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/mai-una-gioia]]></link><comments><![CDATA[https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/mai-una-gioia#comments]]></comments><pubDate>Tue, 17 Feb 2026 08:48:40 GMT</pubDate><category><![CDATA[Cinema italiano]]></category><category><![CDATA[Famiglia]]></category><category><![CDATA[LA GIOIA]]></category><guid isPermaLink="false">https://intothewonderland.weebly.com/hollybloog-cosa-cegrave-da-vedere/mai-una-gioia</guid><description><![CDATA[LA GIOIA di Nicolangelo Gelormini         La gioia &egrave; uno dei quei rari film che mi ha fatto cambiare opinione (in senso positivo, lo dico subito) durante la visione. Non mi era piaciuto all'inizio uno scontato pezzo di Bowie sparato a tutto volume per rompere il ghiaccio con lo spettatore, il ritrattino del ragazzo scapestrato con tanto di madre vamp, la scena del ballo nel locale gay con le luci stroboscopiche d'obbligo e la fuga mezzo nudo nella notte, l'introduzione della figura un po' [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<h2 class="wsite-content-title"><font size="4">LA GIOIA di Nicolangelo Gelormini</font></h2>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://intothewonderland.weebly.com/uploads/9/1/0/5/91053674/la-gioia_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><em>La gioia</em> &egrave; uno dei quei rari film che mi ha fatto cambiare opinione (in senso positivo, lo dico subito) durante la visione. Non mi era piaciuto all'inizio uno scontato pezzo di Bowie sparato a tutto volume per rompere il ghiaccio con lo spettatore, il ritrattino del ragazzo scapestrato con tanto di madre <em>vamp</em>, la scena del ballo nel locale <em>gay</em> con le luci stroboscopiche d'obbligo e la fuga mezzo nudo nella notte, l'introduzione della figura un po' macchiettistica della professoressa attempata, cui la madre oppressiva chiede &ldquo;se si &egrave; lavata le manine&rdquo; e che d&agrave; le ripetizioni private in camera da letto.<br /><span></span>Ma poi il film cresce mano a mano, e pi&ugrave; la storia sembra diventare inverosimile, e pi&ugrave; diventa credibile, grazie ad una regia che recupera la giusta rotta e ad un <em>cast</em> ispirato. La professoressa Gioia non ha mai avuto una gioia (battuta facile ma esatta): superata ormai qualsiasi barriera d'et&agrave; in cui sia possibile guardare con speranza al futuro, vive ancora con i genitori, insegna Francese con l'abitudine ad una <em>routine</em> senza scopo e si sottomette supinamente al controllo materno; le uniche trasgressioni che si concede sono esultare per i successi della Juve davanti alla tv, a fianco dell'arcigna madre e al padre malato di Alzheimer, o abbandonarsi a fantasie erotiche ascoltando canzoni sdolcinate della sua giovinezza su canali di musica <em>vintage</em>. A rompere il suo fragile guscio protettivo, ad insinuarsi nell'intimit&agrave; della sua camera da letto per prendere ripetizioni di Francese, a superare la barriera invisibile che separa le dita della mano da un volto (per sistemarle gli occhiali sul naso, con un gesto inaudito di confidenza) &egrave; Alessio, giovane studente ripetente e svogliato, diviso tra una relazione poco interessata con una coetanea e i rapporti (anche sessuali) con l'attempato amico materno, per conto del quale si prostituisce anche per mantenere necessit&agrave; e capricci della madre, alla quale non basta lo stipendio da cassiera del supermercato o l'aiuto del suo principale ed amante, poco pronto a soddisfare le sue richieste ed esigenze.<br /><span></span>Alessio seduce la sua prof, poco avvezza a ricevere attenzioni maschili, e pronta a cedere al primo che le rivolga attenzione, la sfiori con un dito, osi accarezzarle le labbra con un tubo di rossetto; c'&egrave; malizia e interesse in lui, ma anche l'attrazione per questa donna che potrebbe essergli madre, cos&igrave; vulnerabile ed indifesa, cos&igrave; diversa dalla sua vera madre avida e sfrontata, che lo sfrutta e lo lusinga con morbosa intimit&agrave;.<br /><span></span>La storia raccontata da Gelormini (su una sceneggiatura vincitrice del Premio Solinas 2021 firmata da Benedetta Mori, Giuliano Scarpinato e Chiara Tripaldi) acquista credibilit&agrave; inversamente proporzionale alla verosimiglianza degli avvenimenti, con l'infatuazione miope di Gloria, la sua fiducia nelle promesse di Alessio, che le prospetta una nuova vita in Costa Azzurra, dove insieme si dedicheranno ad affari immobiliari, la sua decisione di ritirare tutti i propri risparmi e di metterli nelle sue mani, centinaia di migliaia di euro, cos&igrave;, in contanti; o ancora quando arriva a fantasticare di una maternit&agrave; improbabile (quando non siamo nemmeno certi che tra i due ci siano stati effettivamente rapporti sessuali).<br /><span></span>Eppure nulla ci stupisce, nemmeno un bacio onirico che i due si scambiano in aria, lui appollaiato su un ramo di un albero, lei sospesa in aria, tenuta per la gola dalle mani di Alessio cui ormai si affider&agrave; ciecamente fino al tragico epilogo, fino a quando lui, con un gesto straziante di compassione, le aggiuster&agrave;, di nuovo, gli occhiali sul viso.<br /><span></span>Mentre assistiamo alla rapida caduta di Gioia &ndash; quando lei si aspettava invece un'ascesa - intuiamo facilmente i secondi fini di Alessio, eppure crediamo anche noi in questa strana relazione, in questa bizzarra unione tra due solitudini, circondate da adulti rapaci ed opprimenti.<br /><span></span>Il merito, oltre che di una regia che sceglie di rinunciare alle trovate di montaggio un po' belluine della prima parte e di una sceneggiatura ben calibrata, &egrave;, come gi&agrave; dicevo, degli interpreti: una Valeria Golino sempre pi&ugrave; brava che si cala in un personaggio scomodo, sciatto, vestito come una suora laica, con una pettinatura mortificante e grandi occhiali appoggiati sopra un naso ingrandito per imbruttirla: eppure credibile nel suo rassegnato avvilimento come nell'esaltazione inaspettata di una gioia che la spinge perfino a ballare, nella sua camera da letto, fino ad essere scoperta dalla madre esterrefatta; nei suoi fremiti di disperato autoerotismo come nei palpiti di speranza in una vita futura che non sembrava nemmeno lontanamente immaginabile; nella sua ingenua fiducia come nei dubbi dolorosi che la rimettono al suo posto in una realt&agrave; aspra e amarissima. Altrettanto convincente &egrave; Saul Nanni, giovane ma con gi&agrave; alle spalle una notevole carriera cinematografica, televisiva e musicale, che con Alessio offre un nuovo ritratto di un giovane ribelle e perduto. Valido anche il <em>cast</em> di contorno, in cui spicca Jasmine Trinca nella parte della madre di Alessia, e in cui ben figurano anche Betty Pedrazzi (la madre di Gioia) e Francesco Colella (il losco amico di famiglia).<br /><span></span>Se nei due momenti pi&ugrave; onirici <em>La gioia</em> sembra richiamare l'immaginario fantastico de <em>La forma dell'acqua</em> di del Toro (anche le locandine del film si assomigliano come due gocce d'acqua, tanto per fare un <em>calembour</em>), la vicenda &egrave; d'altra parte ben ancorata ad una storia reale. Anche se il film dichiara di ispirarsi all'opera teatrale <em>Se non sporca il mio pavimento</em>, scritta da Gioia Salvatori e Giuliano Scarpinato, la storia e i personaggi ricalcano abbastanza fedelmente il caso che ha visto infelice e involontaria protagonista l'insegnante Gloria Rosbach. Il processo seguito alla vicenda &egrave; oggetto di una puntata di <em>Un giorno in Pretura</em>, reperibile su Rai Play: e &ndash; fatta salva la riuscita estetica del film e la necessaria rielaborazione fantastica della vicenda - &egrave; facile e triste constatare come la realt&agrave; &ndash; e la miseria umana - possano superare la fantasia.<br /><span></span></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>